che doping sarebbe senza Nutella?
Stasera al bar la domanda era seria, ma con retrogusto dolce:
La protagonista è la biatleta altoatesinaRebecca Passler, 24 anni, finita in un incubo per 1,1 nanogrammi per millilitro di letrozolo: una quantità infinitesimale di un farmaco oncologico usato nella terapia del tumore al seno e inserito tra le sostanze vietate dallaWorld Anti-Doping Agency.
Il controllo, effettuato fuori competizione a gennaio, aveva portato alla sospensione e all’esclusione dai Giochi diMilano-Cortina 2026. Poi il colpo di scena: contaminazione involontaria.
Il letrozolo era assunto dalla madre, all’insaputa dell’atleta.
Il farmaco era stato ingerito con un cucchiaio insieme alla Nutella.
Tracce rimaste sulla posata sarebbero finite nel vasetto, poi nel cucchiaio di Rebecca.
La Corte d’Appello di Nado Italia ha riconosciuto il “fumus boni iuris”, ritenendo plausibile l’assenza di colpa o negligenza. E qui sta la differenza rispetto al caso diSara Errani, che anni fa fu squalificata per lo stesso principio attivo perché a conoscenza della terapia materna e quindi ritenuta responsabile per omessa vigilanza.
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Rebecca, invece, non sapeva nulla.
E questo ha cambiato tutto.
Al bar le opinioni erano divise su una cosa sola: il sistema antidoping deve essere severo — perché senza controlli lo sport muore — ma deve anche saper distinguere tra dolo e contaminazione reale. Le quantità rilevate erano talmente minime da far pensare subito a un’assunzione indiretta.
Poi c’è l’aspetto umano.
Una famiglia che tace una malattia per non turbare la figlia prima delle Olimpiadi.
Una ragazza che scopre la positività dai social.
Una carriera appesa a una traccia chimica invisibile.
E sì, qualcuno ha detto:
“Alla fine è stata la Nutella a salvarla.”
Ma la verità è che l’ha salvata la prova scientifica, la difesa tecnica, e il principio — fondamentale — che nel diritto sportivo la responsabilità oggettiva non può ignorare il contesto.
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Resta una lezione: nello sport moderno basta una briciola per cambiare una vita.
E resta anche la convinzione condivisa al bar: senza Nutella forse si sopravvive…
ma la colazione sarebbe un posto molto più triste.
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