QUOTIDIANI – rassegna stampa-

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Quando le regioni italiane hanno preso i nomi attuali e da dove derivano?

Abruzzo, da aprutium, terra dei Pretuzi, una popolazione italica della zona di origine sabina. Per altri dal latino abruptus (ripido, scosceso).

Basilicata detta anche Lucania dal popolo dei lucani, un popolo di origine osca. Il nome Basilicata deriva invece da basileus, l’appellativo con cui era chiamato il re nell’Impero Romano d’Oriente. In tempi antichi la regione faceva parte dell’impero bizantino.

Calabria dal popolo dei Galabri o Galábrioi o Calabri, un popolo proveniente dal Kossovo. Per altri deriva dal greco antico kalón-brion, terra dove il sorge il bello.

Campania dal popolo dei Campani, un popolo italico di origine osca. Per altri da campus, campo aperto.

Emilia-Romagna. Emilia dal console Marco Emilio Lepido della gens Aemilia che fece costruire la via che porta il suo nome (via Emilia). Romagna da Romània, non la nazione omonima ma intesa come territorio romano contrapposto a quello longobardo.

Friuli-Venezia Giulia. Friuli dall’antico nome della città di Civitade del Friuli (Forum Iulii) fondata da Giulio Cesare e 1° capitale del Veneto. Il nome Venezia Giulia indicava i territori italiani in mano all’Austria-Ungheria per distinguerli dal Veneto italiano.

Lazio dal popolo dei Latini, antenati dei romani. Potrebbe anche derivare da latus, territorio largo inteso come vasto.

Liguria dal popolo dei Liguri, una popolazione di origine pre-indoeuropea.

Lombardia dal popolo germanico dei Longobardi.

Marche nel senso di marca, frontiera. La regione nell’VIII secolo confinava con l’impero di Carlo Magno.

Molise dalla famiglia francese De Moulins, il cui capostipite fu il 1° conte di Boiano e fondò Contado di Molise, oggi Castello di Molise.

Piemonte dalla frase: ai piedi dei monti (le Alpi).

Puglia da Apulia, il territorio abitato dal popolo degli Japudi che i romani chiamavano Japigi perché si credeva discendessero dal figlio di Dedalo, Iapige. In realtà erano un popolo italico osco-sabino.

Sardegna dall’antico popolo dei Sardi. Per altri il nome deriva da Sardus (sandalo) per la forma dell’isola; per altri da Sardus, un eroe mitologico fenicio simile ad Ercole che si diceva abitasse sull’isola. Per altri ancora da Sardo, la moglie del re Tirreno del popolo dei Tirreni (Etruschi). Secondo il mito la regina soggiornava spesso sull’isola, arrivando a far costruire una reggia estiva nella regione del Campidano. Altri fanno risalire il nome al popolo dei Shardana che peró erano originari dell’Illiria (Albania).

Sicilia dal popolo dei Siculi un popolo di origine indo-europea, forse i primi abitanti d’Italia e antenati dei Latini, Sabini, Calabri e di altri popoli italici. Oltre a loro il nome potrebbe derivare dai Sicani, l’altro popolo dell’antica Sicilia che peró erano originari dell’Iberia (Spagna).

Toscana dal popolo degli Etruschi, chiamati anticamente anche Trusci o Tusci.

Trentino-Alto Adige dall’antico nome di Trento, Tridentinus. Alto Adige dal fiume Adige, nei secoli scorsi indicava la zona italiana appartenente all’impero Austro-Ungarico.

Umbria dal popolo degli Umbri, una delle popolazioni italiche piú antiche di stirpe indoeuropea, forse la stessa dei Siculi.

Valle d’Aosta dalla valle dove sorge la città di Aosta.

Veneto dal popolo dei Veneti, non gli attuali veneti ma il popolo di origine italica, illirica o germanica detti anche Paleoveneti, Venetici o Eneti.

Bonus: Corsica dal popolo dei Corsi, cosí chiamati dai romani perché avevano tutti un pugnale appeso al collo; cor (petto) + sica (pugnale). Per altri dal conquistatore romano Corsus che avrebbe fondato Ajaccio, per altri ancora dal compagno di Enea, Corso, che rapì la principessa Sica, sorella della regina Sardo del popolo dei Tirreni. Altri identificano il nome con la parola celtica corsog (palude).

Bonus extra: Italia da Italo re degli Enotri, chiamati Vituli dai Greci. Da Italo deriverebbe il popolo degli Itali o Italoi, tra i primi abitanti dell’Italia.


Una volta a Napoli, nel quartiere Sanità, quando uno era allegro perché qualcosa gli era andata bene, invece di pagare solo un caffè ne pagava due e lasciava il secondo caffè, quello già pagato, per il prossimo cliente. Il gesto si chiamava “caffè sospeso”. Poi, di tanto in tanto, si affacciava un povero per chiedere se c’era un “sospeso”. Era un modo come un altro per offrire un caffè all’Umanità”.

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