Allora entriamo nel tempo lento del focolare, con la voce bassa, il legno che scoppietta e quattro paia di occhi che brillano.
Quello che segue è il racconto di Nonno Gigio, pensato proprio per essere “trascritto nello spazio dedicato a lui”.
Il fuoco crepitava piano nel camino. Fuori la sera d’inverno aveva steso il suo silenzio, e dentro la stanza c’era quell’odore buono di legna e arance secche che solo le case vecchie sanno avere.
Nonno Gigio si aggiustò la coperta sulle ginocchia. I quattro nipoti gli stavano davanti, seduti per terra, così vicini che quasi si toccavano le spalle. Nessuno parlava. Quando il nonno taceva, voleva dire che stava per cominciare una storia vera. O almeno, vera a modo suo.

«Sapete,» disse finalmente, guardando il fuoco come se ci vedesse qualcosa dentro, «ci sono persone che il mondo ha conosciuto con un nome… e che hanno vissuto davvero con un altro.»
Il più piccolo sgranò gli occhi.
«Come i pirati?»
Nonno Gigio sorrise appena. «Più pericolosi. E più furbi.»
Fece una pausa, lasciando che la fiamma si alzasse. Poi iniziò.
«Tanto tempo fa, quando l’America non era ancora l’America dei film, nacque una bambina in Texas. Si chiamava Laura Bullion. Non nacque in una casa tranquilla, ma in un mondo di cavalli rubati, pistole cariche e uomini che sparivano all’alba.»
I nipoti si strinsero un po’ di più.
«Suo padre rapinava banche. Non per cattiveria, ma perché in certi posti la legge arrivava tardi, e la vita arrivava subito. Laura imparò presto a cavalcare, a non avere paura del buio e a fidarsi solo di chi dimostrava di saper stare in sella.»
Il nonno alzò un dito nodoso.
«E ricordatevi questo: Laura non seguì mai nessuno per debolezza.»
I bambini annuirono, come se fosse una regola importante.
«Da ragazza incontrò uomini famosi e terribili. Butch Cassidy. Sundance Kid. E il Wild Bunch, la banda più temuta del West. Ma loro non la vedevano come “una donna da proteggere”. La chiamavano Della Rose. E a volte The Thorny Rose: la rosa con le spine.»
«Combatteva?» chiese una nipote, quasi sussurrando.
«Cavalcava, si travestiva da uomo, falsificava documenti, e quando tutto andava storto…» Nonno Gigio batté piano il bastone sul pavimento. «Restava calma.»
Il fuoco fece un rumore secco, come uno sparo lontano.
«Un giorno però, a St. Louis, la fortuna finì. Arrestata. Prigione. Sbarre fredde e silenzio. Molti, usciti di lì, tornavano a rubare. Era l’unica vita che conoscevano.»
Nonno Gigio guardò i nipoti uno a uno.
«Laura invece fece una cosa rarissima.»
«Scappò?»
«No.» Il nonno scosse la testa. «Sparì.»
Lasciò passare qualche secondo. I bambini trattenevano il fiato.
«Per tredici anni nessuno seppe nulla di lei. Come se il vento del West l’avesse cancellata. Poi, nel 1918, riapparve a Memphis. Con un altro nome: Freda Bullion Lincoln.»

Il più grande inclinò la testa. «Era sempre lei?»
«Sempre lei. Ma nessuno lo sapeva.»
«Freda era una sarta. Cuciva tende, aggiustava orli, parlava poco. Diceva di essere vedova di un marito mai esistito. Nessuna pistola. Nessun cavallo. Solo ago e filo.»
Nonno Gigio mimò il gesto lento del cucire.
«Mentre lei cuciva, il Selvaggio West moriva. I fuorilegge cadevano uno dopo l’altro. Lei no. Lei resistette vivendo piano.»
Il fuoco si abbassò, come stanco. Uno dei nipoti si alzò e aggiunse un ciocco. Le fiamme ripresero vigore.
«Per quarantatré anni,» continuò il nonno, «nessuno scoprì nulla. Morì nel 1961. Sulla sua lapide c’erano tre nomi. Nessuna pistola. Nessuna rapina. Solo una sarta di Memphis.»
I bambini rimasero in silenzio. Poi la più piccola disse:
«Ma nonno… era felice?»
Nonno Gigio sorrise, ma gli occhi rimasero seri.
«Questa è la domanda che nessuno sa risolvere. Forse fuggire fu una liberazione. Forse fu una perdita. Lei non lo disse mai.»
Si sporse leggermente in avanti.
«Portò la risposta con sé. E questo, bambini miei, è un grande potere.»
Per un attimo nessuno parlò. Poi tutti e quattro guardarono il nonno con quell’ammirazione che solo i nipoti sanno dare: come se lui fosse l’ultimo custode di storie che non si trovano nei libri di scuola.
«Nonno Gigio,» disse uno, «tu come la chiami una donna così?»
Il nonno guardò il fuoco, poi loro.
«La chiamo coraggiosa. Perché non tutti sanno smettere di essere ciò che sono stati.»
I nipoti si avvicinarono ancora di più. Qualcuno appoggiò la testa sulle sue ginocchia. Il fuoco continuò a crepitare.
E nel silenzio caldo del focolare, Laura Bullion — la Thorny Rose — fiorì ancora una volta, questa volta nella voce di un nonno e negli occhi incantati di quattro nipoti.

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