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Serie A, dove il pallone rotola… e il balsamo pure

Se ne va Gennaro Gattuso.
E il calcio italiano resta ufficialmente orfano dell’ultimo che, invece del parrucchiere, frequentava i contrasti.

L’idea nasce da uno di quei post trovati in rete – di quelli che fanno il giro e ti restano addosso – roba che sembra uscita dalla penna di Ultimo Uomo.
E come tutte le cose vere, dà fastidio.

Perché noi siamo cresciuti con un calcio che oggi verrebbe segnalato per eccesso di virilità.
Con Franco Baresi che dopo un’operazione si presenta in finale mondiale come se dovesse timbrare il cartellino.
Con George Weah che partiva da centrocampo e arrivava in porta portandosi dietro difensori, marcature e pure qualche parente.
Con Jaap Stam che si faceva ricucire in panchina e manco chiedeva lo specchio.

Oggi invece accendi la Serie A e ti chiedi se hai sbagliato app:
DAZN o “Uomini e Palestra”?

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Scendono in campo profumati.
Capelli con più strati di prodotto di una lasagna della domenica.
Fade così preciso che manco un geometra.
Sopracciglia che se sbagli a guardarle ti fanno la revisione.

Il pre-partita non è riscaldamento: è skincare.

Poi parte la gara.
Primo contrasto: mano tra i capelli.
Secondo contrasto: occhi al cielo.
Terzo contrasto: consulto con lo stylist.

Il tackle? Solo se non rovina il look.

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E attenzione alle esultanze:
una volta si correva sotto la curva, oggi si controlla prima la telecamera buona.
Perché il gol passa… ma la story resta.

E mentre noi ci chiediamo dove sia finita la cattiveria agonistica, loro aggiornano il feed.

Ci raccontano pure la favola del merito.
Che spettacolo.

Perché ormai più che la classifica conta la lista contatti:
allenatore giusto, procuratore giusto, giro giusto.
La fame? Quella è opzionale, come il difensore che marca.

E infatti appena la partita si fa sporca, succede sempre la stessa cosa:
spariscono.
Evaporano.
Diventano minimalisti… nel gioco.

Gattuso no.
Gattuso era l’errore nel sistema operativo del calcio moderno.
Uno che in mezzo a ‘sti fighetti sembrava uscito da un’altra epoca… o da un’altra specie.

Uno che invece del gel usava la rabbia.
Uno che se cadeva si rialzava prima dell’arbitro.
Uno che non chiedeva scusa: chiedeva palla.

Certo, esagerava.
Certo, urlava.
Certo, non sarebbe mai stato invitato a una sfilata.

E proprio per questo serviva come il pane.

Perché il calcio, senza gente così, diventa una pubblicità lunga novanta minuti.
Con le scarpe lucide, le facce pulite… e l’anima in saldo.

E allora non stupisce che se ne vada lui.
Perché in Italia funziona così:
quelli duri li consumi,
quelli morbidi li sponsorizzi.


La chiosa di Nonno Gigio

“Guagliù, ve lo dico senza cattiveria… ma con precisione:
una volta avevamo i calciatori, oggi abbiamo i cataloghi.

Prima uscivi dal campo con i lividi,
oggi esci con il codice sconto.

E ricordatevi ‘na cosa:
il pallone è rotondo, sì… ma non è uno specchio.

Se giochi per guardarti… perdi.
Se giochi per mordere… forse vinci.

E mo scusatemi, che vado a cercare un centrocampista…
non un parrucchiere con gli scarpini.”

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