La resa Italiana nella 2^ guerra mondiale


È vero che con la resa Italiana nella 2^ guerra mondiale abbiamo dovuto firmare un accordo capestro della durata di 99 anni?

L’idea che la sottomissione dell’Italia sia sigillata da un singolo pezzo di carta segreto della durata di 99 anni è una favola consolatoria per chi non ha il coraggio di guardare in faccia la verità, che è infinitamente più umiliante.

Non esiste nessun accordo segreto, nessun misterioso memorandum nascosto negli archivi di Washington. La realtà è che la castrazione dell’Italia come potenza sovrana non è avvenuta in una stanza buia, ma è stata scritta nero su bianco, in pubblico, su documenti che portano il nome di Armistizio di Cassibile

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[1] e Trattato di Parigi

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[2], e la sua condizione di vassallo non è imposta da una clausola, ma è il risultato di una scelta consapevole e disperata fatta dalla sua stessa classe dirigente dopo una sconfitta militare, politica e morale totale.

La leggenda del trattato di 99 anni è un’invenzione di comodo, un fantasma evocato da nazionalisti frustrati e teorici del complotto per dare una spiegazione semplice al fenomeno complesso della sovranità limitata dell’Italia nel dopoguerra. È più facile immaginare un nemico esterno che ci tiene legati con un cavillo legale piuttosto che ammettere la cruda verità. Abbiamo perso una guerra che noi stessi abbiamo iniziato, e il prezzo della sconfitta non si paga una volta sola, si paga ogni singolo giorno per generazioni. Il primo documento capestro fu l’armistizio firmato il 3 settembre 1943. Quella non fu una negoziazione, fu una resa senza condizioni.

La versione integrale, il cosiddetto “armistizio lungo

[3]“, era un atto di sottomissione totale. L’Italia si impegnava a consegnare agli Alleati il controllo completo delle sue forze armate, dei suoi porti, dei suoi aeroporti, delle sue comunicazioni, della sua economia e persino del suo governo. Gli Alleati potevano requisire qualsiasi cosa, arrestare chiunque e amministrare il territorio a loro piacimento. Non c’era bisogno di un accordo segreto di 99 anni, perché per un periodo indefinito l’Italia aveva semplicemente cessato di esistere come entità sovrana, diventando un territorio occupato da amministrare.

Armistizio di Cassibile, 8 settembre 1943

Il secondo e definitivo atto di sottomissione fu il Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947

[4]. Questo non fu un accordo, fu un diktat, un elenco di punizioni che l’Italia, in quanto nazione sconfitta e co-aggressore a fianco della Germania nazista, doveva subire. E fu tutto pubblico, ratificato dal parlamento italiano in un’atmosfera di lutto nazionale. L’Italia perse tutti i suoi possedimenti coloniali, dalla Libia all’Etiopia. Perse l’Istria, Fiume, Zara e gran parte della Venezia Giulia, cedute alla Jugoslavia

[5].

Fu costretta a pagare riparazioni di guerra devastanti ai paesi che aveva invaso. La sua marina militare, un tempo orgoglio nazionale, fu smantellata e le navi migliori consegnate ai vincitori. Il suo esercito e la sua aviazione furono ridotti a una forza puramente difensiva, con limiti severissimi sul numero di uomini e armamenti. Questa non era una clausola segreta, era una castrazione pubblica, un modo per assicurarsi che l’Italia non potesse mai più rappresentare una minaccia.

Ma allora da dove nasce la sensazione di una sovranità limitata che dura fino a oggi? Non da un trattato, ma dalla Guerra Fredda. L’Italia, uscita a pezzi dalla guerra, debole, povera e con il più grande partito comunista d’Occidente, si trovò di fronte a una scelta: o finire nell’orbita sovietica o gettarsi tra le braccia del nuovo padrone del mondo, gli Stati Uniti d’America. La classe dirigente italiana, con De Gasperi in testa, scelse la seconda opzione

[6]. Fu un matrimonio di convenienza, non d’amore. In cambio degli aiuti economici del Piano Marshall

[7], che salvarono il paese dalla fame, e della protezione militare della NATO, che lo salvarono da un colpo di stato comunista o da un’invasione, l’Italia accettò di diventare una pedina fondamentale nello scacchiere americano nel Mediterraneo.

Alcide De Gasperi

Le basi militari americane e NATO sul suolo italiano non sono il frutto di un’imposizione segreta del 1943, ma di accordi pubblici e successivi, firmati da governi italiani sovrani che hanno barattato una fetta della propria autonomia strategica in cambio di sicurezza e prosperità. Le catene che legano l’Italia non sono state forgiate in segreto dai nemici, sono state scelte e indossate volontariamente dalla sua stessa classe politica come il male minore. La favola del trattato di 99 anni serve solo a nascondere questa verità molto più amara. Non siamo stati ingannati, ci siamo venduti.

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