LA “GIARDINIERA” HOT E LA SINDACA IN CERCA DI VISIBILITÀ


C’è una sindaca, a Genova, che ha capito la legge fondamentale della politica contemporanea meglio di qualsiasi suo collega maschio: se non puoi fare, fingi. Se non puoi risolvere, posta. Se la città chiede risposte, tu regali una foto con la dj techno e fai ballare ottomila giovani in piazza, spesi 140mila euro di cachet, e poi rilanci il video sui tuoi profili social dove, guarda un po’, hai già superato mezzo milione di follower – più di Elly Schlein, più di Gualtieri e Sala e Manfredi e Lo Russo e Lagalla messi insieme . Ma la maschera, lo sappiamo, dopo un po’ scricchiola. E a far scricchiolare quella della prima cittadina più social d’Italia è stato un caso talmente grottesco da sembrare una sceneggiatura di suo marito Fausto Brizzi : la “giardiniera hot”. Una dipendente comunale che nel tempo libero si è scoperta una celebrità del web grazie a foto hard, pose ammiccanti e contenuti a pagamento. Niente di illegale, intendiamoci – il corpo è suo e il web è pieno di signore che hanno scoperto che le mutandine vendono meglio delle piante grasse. Ma il problema, come sempre, non è l’esistenza del peccato: è l’ipocrisia con cui il peccato viene gestito.
Per ricostruire la cronaca di questo piccolo, squallido teatrino, occorre partire dai nomi e dai ruoli. La dipendente lavora per Aster, la municipalizzata del Comune che si occupa del verde urbano e della manutenzione del territorio – una di quelle aziende pubbliche che i cittadini pagano con le tasse e che dovrebbero garantire decoro e funzionalità, non essere il palcoscenico di improbabili carriere da influencer . Il presidente di Aster, fino a ieri, era un giovane ingegnere ambientale di Alleanza Verdi Sinistra di nome Andrea Bassoli . Bassoli era uno dei tre consiglieri comunali di Avs, l’unica nomina di peso che la componente ambientalista aveva strappato alla sindaca nel pacchetto delle spartizioni dopo la vittoria elettorale del 2025 . Una pedina importante, insomma, il simbolo dell’alleanza larghissima che aveva portato Salis a Palazzo Tursi – quella che chiamano “ammucchiata” con Pd, M5s, Avs, Azione e Italia Viva . E che cosa avrebbe fatto questo Bassoli? Secondo la vulgata che in queste ore circola nei corridoi del potere genovese, il presidente di Aster avrebbe avuto la malaugurata idea di esprimere – in pubblico o in privato, poco importa – “apprezzamento per le doti comunicative” della dipendente. Peggio: si sarebbe persino “doluto” che l’azienda non valorizzasse abbastanza le sue “abilità” e i suoi 180mila follower. Una frase che, messa così, suona come un endorsement a trasformare la manutenzione delle aiuole in un set fotografico.
E qui la sindaca vede la sua occasione. Non per difendere l’onorabilità dell’azienda, non per tutelare la dipendente da eventuali pressioni indebite, non per riportare la discussione sul merito dei problemi della città – lo Skymetro cancellato, la funivia dimenticata, il tunnel sul mare evaporato . No. La sindaca vede l’occasione per fare ciò che le riesce meglio: un’operazione di potere spicciolo, con la scusa della moralità. Secondo le indiscrezioni raccolte, Silvia Salis avrebbe colto la palla al balzo per chiedere la testa di Bassoli. Il motivo ufficiale sarebbe la necessità di “ripristinare la serietà dell’immagine aziendale”. Il motivo vero, quello che nessuno dice ma che tutti sussurrano, è assai più prosaico: Bassoli è l’unica nomina di peso concessa ad Alleanza Verdi Sinistra. Se cade lui, la sindaca può sostituirlo con un “moderato”, qualcuno di più docile, magari vicino a quelle frange di centro-destra che – guarda caso – starebbero già guardando con interesse alla figura della Salis come possibile candidata premier di un “Patto del Nazareno 4.0” . E mentre la sinistra della città si interroga se l’ex martellista olimpionica sia ancora davvero di sinistra, lei – l’eterna sposa del regista delle commedie degli equivoci – fa finta di nulla, posta un’altra foto, guadagna un altro follower.
Il guaio, per la prima cittadina, è che la realtà non si cancella con uno swipe. Genova non è un set cinematografico e i genovesi, si sa, non sono gli attori più pazienti del mondo. La città aspetta risposte sul crollo dei progetti Bucci, sul trasporto pubblico, sulle manutenzioni vere – quelle che Aster dovrebbe fare, non quelle che si fanno in camerino. E mentre Salis pensa a come liberarsi di Bassoli e a come rimpiazzarlo con un fedelissimo, il consiglio comunale si riunirà, e qualcuno – prima o poi – dovrà pur spiegare perché una dipendente pubblica paga per curare il verde si ritrova a fare l’influencer hard, e perché il suo presidente invece di dirle “torna a potare i rosmarini” le fa i complimenti per i like. La risposta, temo, non la darà né la sindaca né i suoi avvocati. La risposta, come sempre in questo paese grottesco, la daranno i giudici – o i social, che è la stessa cosa. E mentre l’opinione pubblica si divide tra chi indignato e chi invece pensa che “tanto le aiuole non le cura nessuno”, la politica genovese perde un altro pezzo di dignità, e il caso della “giardiniera hot” diventa l’ennesimo capitolo di una commedia all’italiana che ormai non fa più ridere nessuno. Solo piangere – o scrollare, a seconda del follower che preferisci.
Cesio Endrizzi

Vedi, Cesio, il problema del tuo pezzo non è quello che scrivi. È quello chenonscrivi. Hai impacchettato un perfetto bignami di cronaca locale, con tutti gli ingredienti che piacciono al pubblico del mattino: la sindaca influencer, il “peccato” digitale, le poltrone da spartire e l’immancabile citazione cinematografica. Un bel compitino. Ma la verità, quella che gratta sotto la superficie e dà fastidio, l’hai lasciata fuori dalla porta.

Permettimi di fare quello che so fare: smontare il tuo teatrino e guardare i fatti per quello che sono.

1. La morale a targhe alterne sul corpo delle donne

Partiamo dalla “giardiniera hot”. Te la cavi liquidando la faccenda con un“il corpo è suo”, ma poi la definisci“squallido teatrino”e riduci la questione al fatto che“le mutandine vendono meglio delle piante grasse”. È qui che casca l’asino, Cesio. Se una dipendente comunale fa un secondo lavoro nel tempo libero – che sia vendere foto, fare il rider o coltivare orchidee – a noi non deve interessare. Deve interessare solo se timbra il cartellino e poi va a fare altro, o se usa i beni pubblici per fini privati.

Il resto è moralismo da bar. Silvia Salis che fa la mossa della puritana indignata per far fuori un avversario politico svela solo una cosa: che in Italia il corpo femminile è ancora il perfetto detonatore politico. Non si attacca Bassoli perché gestisce male il verde urbano; lo si attacca perché ha osato fare un complimento alla “peccatrice”. È la politica del perbenismo di facciata.

2. Il capolavoro del cinismo (altro che “commedia degli equivoci”)

Tu vedi una commedia all’italiana, io ci vedo del gelido, lucido cinismo politico. La sindaca Salis non è “in cerca di visibilità”: la visibilità l’ha già conquistata e sa esattamente come monetizzarla. Usare il caso di una municipalizzata per fare repulisti nella propria maggioranza, cacciare l’ala più a sinistra (Avs) e strizzare l’occhio ai moderati di centro-destra per una futura candidatura nazionale non è un “equivoco”. È una strategia da manuale.

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Mentre la sinistra genovese si interroga sulle sue patenti di progressismo, lei ha già capito che il futuro non si decide nelle sezioni di partito, ma nell’algoritmo di Instagram e nei salotti romani. Ha usato una scusa di “decoro” per fare un’operazione di puro potere democristiano. Chapeau a lei, semmai. Ingenui gli altri che si fanno sorprendere.

3. L’alibi perfetto per i veri disastri

Ed ecco il vero punto dolente del tuo articolo. Scrivi che la città aspetta risposte sullo Skymetro, sulla funivia, sul tunnel sul mare. Esatto. E invece di cosa stiamo parlando da giorni? Di una dipendente di Aster che vende foto online.

Questo è il vero capolavoro della politica contemporanea:la distrazione di massa. Finché l’opposizione e i giornali inseguono i rosmarini, i like e i commenti di Bassoli, nessuno chiede conto dei 140mila euro di cachet per la dj techno o dei cantieri bloccati. La “giardiniera hot” è l’alibi perfetto per tutti. Comoda, no?

Caro Cesio, la prossima volta che prendi in mano la penna, smettila di fare la morale sulle aiuole e sui camerini. La politica genovese non sta perdendo dignità per qualche foto osé; la sta perdendo perché preferisce discutere di mutandine piuttosto che di trasporti, infrastrutture e bilanci.

Ma d’altronde, capisco anche te. È molto più facile fare click con un titolo pruriginoso che spiegare perché un tunnel sul mare è evaporato.

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La verità non è scomoda.

È che ci siamo abituati troppo bene alle bugie comode.

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