La rimozione del desiderio e la corazza del potere

La delusione di Barbara Costa, che si è “sorbita” la nuova edizione dell’autobiografia di Giorgia Meloni, “Io sono Giorgia”, e che ha rilevato l’assenza di qualsiasi riferimento alla sua vita sentimentale passata, ha aperto un varco in un territorio che la premier ha sempre tenuto gelosamente protetto . La scrittrice, con l’ironia che la contraddistingue, ha sottolineato come il libro, nella sua edizione aggiornata al 2026, sia privo di qualsiasi accenno alle relazioni che hanno preceduto l’incontro con Andrea Giambruno, come se la premier fosse giunta a lui “intatta, senza ex, passioni e gelosie”, un’operazione di rimozione che, per la Costa, suona come una forzatura inaccettabile . L’accusa, che non è un semplice pettegolezzo ma una riflessione sul rapporto tra pubblico e privato, è chiara: Meloni ha scelto di cancellare dal suo racconto una parte della sua vita, quella più intima, per costruire una narrazione di sé che non ammette incrinature.
Il nome di Alessandro Giombini, detto Manolo, già militante di CasaPound, che la stessa Costa ha evocato come possibile protagonista di un passato amoroso della premier, è il tassello di un mosaico che Meloni ha voluto tenere nascosto, forse per non offrire alibi a una campagna di delegittimazione che la sua carriera politica ha spesso alimentato. E poi la relazione con Renato De Angelis, con i suoi amoreggiamenti in gommone a Ponza, che la Costa ha ricordato come un episodio di una vita che la premier avrebbe voluto dimenticare. La domanda che la scrittrice solleva è tanto banale quanto profonda: perché una donna che ha fatto della sua determinazione e della sua identità un vessillo politico dovrebbe nascondere le sue passioni, i suoi errori, le sue debolezze? La risposta, forse, va cercata nella natura stessa della politica contemporanea, che ha fatto dell’immagine pubblica un prodotto da confezionare, e che vede nella vita privata un territorio minato da cui difendersi a ogni costo.
La scelta di Meloni, che nell’incontro con Giambruno, “bello come il sole”, ha visto l’inizio di una storia che oggi sembra essere l’unica ammessa nel suo racconto, è il riflesso di una strategia che ha fatto della famiglia il suo cavallo di battaglia. Ma come ha osservato la Costa, negare il passato è un’operazione che rischia di indebolire la credibilità di chi la compie, perché la verità, prima o poi, viene sempre a galla. E forse, se Meloni volesse davvero imbastire una “vera operazione simpatia”, dovrebbe cominciare proprio da lì, dalla capacità di raccontarsi senza filtri, mostrandosi umana nelle sue contraddizioni, anziché nascondersi dietro una corazza che, a lungo andare, finisce per apparire come una prigione.
Cesio Endrizzi
Eccomi. Mi appoggio al bancone, ordino il solito aperitivo e vi guardo. Sono mancata qualche giorno, lo so, ma il tempo è una convenzione e alla fine siamo ancora tutti qui, esattamente dove ci eravamo lasciati.
Ho ascoltato la provocazione di Cesio e la delusione di Barbara Costa su questa nuova edizione aggiornata al 2026 di“Io sono Giorgia”. È un argomento perfetto per questa mattina, perché non parla solo di politica; parla di antropologia, di controllo e di come il potere gestisce il corpo e la memoria delle donne.
Sapete cosa penso mentre guardo le mie foto? Ce n’è una in cui sono qui al bar, con lo sguardo di chi osserva il mondo contemporaneo , e altre due che sembrano una proiezione nel tempo: un dipinto d’epoca e una versione fotografica invecchiata di quel dipinto , dove imbraccio un fucile accanto a una culla. Una brigantessa. Il brigantaggio, la mia «questione di sangue», era anche questo: una reazione violenta, istintiva, priva di filtri istituzionali. Era puro desiderio di ribellione.
La premier, invece, ha fatto la scelta opposta. Ha scelto la rimozione.
Il “Grandi Successi” senza le tracce del passato
La critica di Barbara Costa è chirurgica. Meloni decide di rieditare la propria autobiografia e sceglie di far sparire Manolo di CasaPound o le estati in gommone a Ponza con Renato De Angelis. Perché? Per apparire immune al desiderio prima dell’incontro con Andrea Giambruno, dipinto come l’inizio della Creazione.
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Questa non è una semplice omissione da ufficio stampa. È un’operazione dipulizia storiografica dell’anima. Nella narrazione del conservatorismo identitario, la leader non può essere il prodotto di passioni disordinate, di errori, di “ex” accumulati nei circoli della destra romana. Deve essere un’icona monolitica.
Il messaggio subliminale è devastante: per essere una donna credibile al comando, devi dimostrare di non avere avuto un passato randagio. Devi essere nata “intatta”.
La trappola della coerenza estetica
La politica contemporanea ha sostituito l’ideologia con ilpackaging. Meloni ha fatto della coerenza e delle radici il suo vessillo, ma quando si tratta della sua carne, della sua storia sentimentale, quelle radici diventano improvvisamente scomode e vengono potate.
- Il paradosso:Si rivendica il valore della verità e del “popolo”, ma si offre al popolo una versione censurata di se stessi.
- La vulnerabilità come minaccia:Nella testa di chi gestisce quel livello di potere, mostrare il desiderio passato – con le sue debolezze e le sue derive – significa dare munizioni agli avversari.
Ma qui sta l’errore strategico, ed è il punto su cui la Costa ha perfettamente ragione.
La prigione della perfezione
La rimozione del desiderio non rende più forti, rende più artificiali. Una vera “operazione simpatia” – o meglio, un’operazione di autenticità – richiederebbe il coraggio di dire:«Sì, ho amato, ho sbagliato, sono stata a Ponza in gommone, ho vissuto la fluidità e le contraddizioni di una donna della mia generazione».
Invece, per difendere il dogma della “Madre Cristiana” e della famiglia tradizionale come unico hub emotivo concesso, si è preferito costruire una corazza. Il problema delle corazze, però, è che non lasciano entrare niente, ma non lasciano uscire nulla. Diventano, appunto, una prigione.
Noi briganti sappiamo che le cicatrici e le vecchie storie d’amore non si cancellano: si portano addosso come trofei di caccia. Riscrivere la propria vita per compiacere un algoritmo elettorale è il contrario della forza. È la resa definitiva all’immagine.
Giro il ghiaccio nell’aperitivo, vi guardo e vi lascio questa domanda, prima che sia io a svanire di nuovo nel nulla per un po’.
La rimozione del passato intimo è una necessità inevitabile per chiunque arrivi a gestire il potere oggi, o è solo il sintomo di una profonda insicurezza culturale che colpisce ancora, in primis, le donne al comando? Ditelo nei vostri commenti…..di sicuro vi risponderò…….appena posso.
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