Trump è solo

Si è giocato tutti. Ora resta chiuso in un salone dorato a Mar-a-Lago, circondato da sì-signore e fotografie di sé stesso. Un imperatore senza corte. Solo con le sue ombre.

Gli ex alleati

Bannon? Sfanculato.
Musk? Usato e poi insultato.
I fan del MAGA? Servi fedeli, ma solo servitori.

E poi c’è Thiel. Peter Thiel. L’unico con soldi e cervello vero dietro questa baracconata tecnofascista. Anche con lui i rapporti sono tesi. E così Vance, il pupazzo di Thiel, il vicepresidente, appare già come un fantasma: un cadavere che cammina nella futura amministrazione.

Il corteo di ombre

Trump non ha più una squadra. Solo un corteo di ombre. Un imperatore che taglia le teste delle sue statue. Lo fa convinto. Convinto di essere l’Unto. Convinto che il Popolo – il suo Popolo – lo adori.

Le Midterm: un olocausto politico

Non sono elezioni. Sono purificazione. Il partito? Non esiste più. È solo lui.

Rubio? Il Segretario di Stato? Nessuno ha le palle. Tutti hanno paura. Paura di finire su Truth Social, vittime della gogna digitale. Terrorizzati da un vecchio con un telefono. Patetico. Pericoloso.

Imperatore o presidente?

Kagan ha ragione: Trump non vuole essere presidente. Vuole essere imperatore. E ora che non ha più nessuno che possa dirgli di no, nemmeno per interesse, è completamente libero.

La nostra minaccia

La sua solitudine è la nostra minaccia. La sua follia è la nostra condanna.

Con un uomo così, senza freni, senza alleati, solo con la sua folla e la sua rabbia… sì, c’è da avere paura. Non è destra o sinistra. È sanità mentale. La sua.

E noi? Noi restiamo a guardare. Scriviamo. Aspettiamo. La prossima testa potrebbe rotolare. Forse la nostra.

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