Sinnner è Italiano? Altoatesino? Austriaco?
Perché incasellarlo in una sola etichetta, quando la realtà è molto più sfumata e interessante? La verità è che Jannik Sinner è, prima di tutto, un cittadino europeo. E lo è nel senso più concreto e contemporaneo del termine.
Parla italiano e tedesco fin da bambino, ha una residenza fiscale a Montecarlo come molti sportivi di alto livello, un fratello adottivo nato in Russia e una fidanzata danese, cresciuta a Copenhagen. Il suo mondo è fluido, aperto, interconnesso, come dovrebbe essere quello di una nuova generazione che ha superato i confini senza doverli negare.
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Non è meno italiano per questo — anzi, rappresenta un’Italia che si muove nel mondo con naturalezza, senza provincialismi o complessi d’identità. Ma ridurre Sinner a un’etichetta regionale o nazionale è perdere di vista ciò che davvero conta: è un atleta globale, europeo nel senso più profondo, figlio di un continente che può unire senza confondere.
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E forse è proprio questa normalità internazionale, questa naturale eleganza nel muoversi tra lingue, culture e Paesi, ciò che più affascina in lui. Sinner non ha bisogno di sbandierare nulla: lo è, semplicemente.
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