Mussolini riuscì a battere la mafia italiana?

Non l’ha propriamente battuta, anche se comunque le furono sferrati colpi molto duri ma il merito non fu propriamente di Mussolini e vi spiegherò il perché.

Partiamo con il dire che Mussolini ebbe rapporti ambivalenti con quelle che erano le due mafie principali di quel periodo ( Camorra e Cosa Nostra perché la Ndrangheta e la Sacra Corona Unita forse non erano ancora considerate mafie vere e proprie).
E cioè con la Camorra fece addirittura accordi poiché essa sicuramente era un mafia pericolosa e potente economicamente ma non aveva ancora un forte potere politico e quindi Mussolini la poteva tollerare ( in quanto a lui interessava non la sicurezza sociale ma la tutela del potere statale ) e quindi a volte la copriva affinché reprimesse le rivolte popolari.

Assai diverso fu il caso di Cosa Nostra. Difatti Cosa Nostra per quel periodo era la mafia più potente e Mussolini non la poteva tollerare perché essa non si limitava a delinquere ma voleva sostituirsi allo Stato, mentre Mussolini pretendeva che il suo potere politico fosse imposto in tutto il territorio statale. Di conseguenza dovette rivolgersi al prefetto Cesare Mori.

Inizialmente i due erano stati rivali poiché Mussolini prima di instaurare la dittatura fece svariate azioni illecite per sovvertire l’ordinamento. Invece Mori essendo integerrimo e onesto servitore dello Stato durante gli anni del biennio rosso aveva combattuto duramente sia contro l’estremismo rosso sia contro l’estremismo nero.
Tuttavia l’abilità , la rettitudine e la durezza di Mori erano riconosciute da tutti in quanto in passato in Sicilia aveva già messo al muro il brigantaggio e stava cercando di colpire la mafia. Ma per l’appunto lui stesso aveva spiegato ai colleghi come fosse assai difficile combattere quest’ultima poiché essa si differenzia dalle altre criminalità organizzate perché in più ha anche potere politico a facendo collusioni con lo Stato per combatterla oltre a fare rigidi controlli tra la popolazione serve anche controllare la politica.

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Ecco quindi che Mussolini riconoscendo la validità di Mori nel 1925 gli supplica di essere aiutato

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Da lì Mori analizza: da un lato lui durante gli anni del biennio rosso come avevamo visto aveva combattuto estrema sinistra ma anche estrema destra e quindi non era fascista, ma dall’altro riconosce che con maggiori poteri ha maggiore probabilità di colpire più duramente la mafia. Cosicché in un certo senso possiamo dire che decide di seguire il modello tacitiano del tipico grande uomo sotto un tiranno: da un lato agisce con obbedienza e rispetto della legge, ma dall’altro fa il tutto senza servilismo. E quindi Morì accetta l’incarico ma decide di combattere tutta la mafia e non sol una parte.
Nel combattere la mafia Cesare Mori usa metodi ben precisi: crea un ambiente ostile alla mafia, educa i giovani e la gente e la spinge a ribellarsi contro la mafia, poi combatte duramente l’omertà perché vengano resi noti i fatti, fa rastrellamenti capillari ( anche casa per casa se necessari ) affinché non sfugga nulla, riafferma l’autorità dello Stato a catturati i mafiosi dà pene certe e durissime.
Combattere la mafia è molto difficile e quindi occorre usare anche metodi machiavellici. Cosicché Mori inizia a usare la tattica che se la mafia fa paura lo Stato deve farne di più. Quindi capita che molti mafiosi si nascondono nei posti meno ipotizzati e Mori decide di fare rastrellamenti capillari. Vedi ad esempio l’Assedio di Gangi in cui alcuni mafiosi latitanti si erano nascosti anche sottoterra e allora Mori decise di mobilitare l’esercito per perlustrare tutto il territorio, chiude tutte le vie di comunicazione con le altre zone affinché i mafiosi non possano fuggire o chiedere aiuti, inizia a bruciare il bestiame e a confiscare i beni dei mafiosi affinché si arrendano. Alcuni non vogliono proprio mollare e allora Mori decide di usare i parenti dei mafiosi latitanti come ostaggi affinché questi ultimi si decidano a farsi catturare.
Oppure Mori stesso sa che l’inazione è uno dei mezzi d’azione più pericolosi perché con l’omertà la mafia si alimenta. Allora decide di reprimere l’omertà con la massima durezza. Capita che la gente o i mafiosi catturati non vogliono confessare i fatti e allora Mori fa bloccare lo scorrimento dell’acqua affinché si decidano a dire la verità. Ovviamente la mafia va combattuta duramente e non ci si può perdere in piccolezze a quindi si attuano processi rapidi in cui alle minime prove sostanziali si danno pene dure senza perdersi in meccanismi formalismi. Se non ci sono prove a sufficienza Mori sa che non si possono fare carcerazioni arbitrarie ma sa anche che poi c’è il rischio di possibili reiterazioni dei crimini e quindi gli assolti ricevono il confino, in cui pur avendo una relativa libertà è comunque una libertà molto vigilata dove dicono fare resoconto completo delle loro azioni. Quelli che invece sono veramente colpevoli( con crimini provati ) subiscono pene durissime.
Questo non significa che Mori fosse emotivo ed infatti Mori era disposto a rieducare i mafiosi ma solamente se essi erano disposti a scontare la dura pena, a maturare e a dare segni di cedimento.

Con questi metodi duri occorre dire che Mori ha combattuto duramente la mafia e la sta quasi sradicando ( omicidi, rapine e furti sono calati drasticamente ). In totale circa 11 000 mafiosi erano stati arrestati e molti altri mafiosi erano emigrati negli USA a far parte della Cosa Nostra Americana dato l’ambiente duro che vi era in Sicilia.

Tuttavia c’è un problema: come ho detto prima Mori sapeva che la mafia essendo un’organizzazione criminale che a differenza delle altre ha anche potere politico e si sostituisce allo Stato per reprimerla occorre anche combattere le collusioni Stato Mafia.

Cosicché Mori oltre a colpire i pesci piccoli inizia a reprimere duramente anche le collusioni tra mafia e politica facendo deporre gerarchi collusi come Alfredo Cucco e Antonio Di Giorgio e facendo sciogliere il Fascio di Palermo.

Ed ecco quindi che dopo un po’ iniziano a esserci lamentele politiche. Se in un primo momento Mussolini aveva consentito a Mori anche tali azioni successivamente ci sono molte lamentele dei gerarchi e quindi dato che una dittatura formalmente è il governo di uno solo ma alla fine anche il dittatore deve scendere a compromessi con gli oligarchi alla fine Mussolini decide per evitare che Mori vada troppo oltre decide di rimuoverlo nominandolo senatore del Regno e dicendo che la mafia è stata sconfitta.

Poi per la cronaca dato che nel 1929 Mori viene deposto si arriva a una situazione complessa in cui approfittando della sua assenza alcuni criminali di strada tornano a delinquere ( senza però andare contro lo Stato) e ci sono ancora delle collusioni Stato Mafia purché non si vada contro il potere statale.
Mori essendo un uomo duro, onesto e integerrimo non accetta ciò perché la mafia deve scomparire totalmente e quindi continua a risollevare il problema e a parlare di mafia. I gerarchi volendo fare propaganda e ingannare i cittadini dicono a Mori di non preoccuparsi perché la mafia è morta ma Mori sapendo la verità continua in ogni modo a parlare di mafia per tenere in all’erta i cittadini.

Quindi come vediamo la mafia non era ancora stata sconfitta ( anche se aveva comunque subito colpi pesanti) . Però in tal caso i meriti erano di Cesare Mori ( il quale aveva svolto tale lavoro ) e non di Mussolini ( il quale si era limitato a chiamarlo ). E ovviamente occorre saper distinguere i personaggi ( Mori era un uomo duro, onesto e integerrimo che combatteva contro tutta la mafia mentre molto gerarchi pensavano ai loro interessi e Mussolini era uno che si preoccupava non della mafia in sé ma solo di quella che andava contro il suo potere politico ).

Ci tengo in ogni caso a dire che anche gli eroi successivi della lotta contro la mafia furono duri.

E cioè leggendo dei commenti su alcuni documentari ho visto questo qui.
Ora, a chi ha scritto ciò vorrei ricordare che Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa e molti altri non erano per nulla buonisti come costui crede. E c’è inoltre da dire che colui che riconobbe i meriti di Mori come esempio di durezza, coraggio e di ferocia contro la mafia fu proprio Giovanni Falcone.

Quanto ai risultati è vero: questi eroi successivi non raggiungevano i livelli di Mori ma non per limitazioni personali. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano molto duri e coraggiosi ( magari non come Mori ma giusto un po’ meno di lui ).
Non raggiunsero i livelli del prefetto di ferro semplicemente perché erano contesti diversi.
E cioè Mori viveva in un’epoca in cui gli erano permessi ampi poteri e quindi poteva permettersi di colpire con più facilità la mafia e di farsi temere maggiormente. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino invece avevano molto meno potere e quindi avevano le mani legate. Per fare degli esempi Mori era tra i vertici della gerarchia e quindi poteva reprimere maggiormente la mafia. Giovanni Falcone invece era in gradi più bassi e quando provò a candidarsi al CSM ( in cui avrebbe avuto più potere e più possibilità di colpire più duramente la mafia ) ottenne pochissimi voti ( date le collusioni tra mafia e politica ). Oppure Mori poteva attuare processi più esporsi e rafforzare le misure cautelari e quindi i mafiosi i cui crimini erano provati alle prime prove venivano arrestati mentre gli assolti erano comunque molti vigilati e quindi era difficilissimo per la mafia reiterare i crimini. Invece Giovanni Falcone e molti altri magistrati dovettero avere a che fare con un certo Corrado Carnevale che trovatosi centinaia di mafiosi i cui crimini erano provati li assolveva per piccolezze formali e così tutta la lotta contro la mafia andava in fumo.
Quindi ciò che intendo dire è che Falcone e Borsellino avevano fatto di tutto per combattere contro la mafia, ma purtroppo ebbero le mani legate.

Poi come ho sempre detto è come continuo a dire è ovvio che per combattere la mafia serve una determinata durezza. Cosicché occorre dare pene dure e certe, facendo rigidissimi controlli, redendo i processi più veloci e quindi punendo i mafiosi appena si hanno prove concrete senza perdersi troppi nei procedimenti formali, e occorre dare maggiore potere a magistratura e forze dell’ordine in questi casi di urgenza. Al tempo stesso però è necessario che si mantenga una separazione dei poteri perché se la politica inizia a rendere magistratura e forze dell’ordine dipendenti da esca poi non si garantisce più una legge uguale per tutti e si faticano a combattere le collusioni tra mafia e politica. Però per fare ciò vanno prima fatte tali riforme. Quindi se Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano le mani legate non è colpa loro e va riconosciuto che hanno fatto l’impossibile per combattere la mafia.
Pertanto prima di gettare fango su eroi come Falcone e Borsellino bisogna prima conoscere la verità.

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