15 Aprile 1967 – Totò è morto.
Colui che segnò per sempre la storia del cinema italiano moriva a 69 anni.
In vita è stato spesso bistrattato e sbeffeggiato, considerato da molti poco più che un giullare.
Ma la sua unicità venne riconosciuta in seguito.
Con il passare degli anni ci si rese conto che dietro quelle smorfie, dietro quella comicità surreale e fulminante, si nascondeva molto più di un semplice attore comico.
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Totò era un artista totale: un maestro del ritmo, del linguaggio, dell’improvvisazione.
Un uomo capace di trasformare la miseria del dopoguerra in risata, e la risata in una forma sottilissima di critica sociale.
I suoi film, un tempo liquidati come semplice intrattenimento popolare, sono diventati col tempo oggetto di studio, analisi e ammirazione.
Perché Totò non faceva solo ridere: smascherava l’assurdità del potere, giocava con la lingua italiana come un funambolo, e rappresentava l’anima più autentica e contraddittoria del Paese.
Oggi appare evidente ciò che allora molti non vollero vedere:
- Totò non era soltanto un comico. Era un fenomeno culturale, un simbolo, un pezzo di storia italiana.
E forse è proprio questo il destino dei grandi:
- Essere compresi fino in fondo solo dopo.

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