Violet Albina Gibson : la donna che sparò a Benito Mussolini..

È il 7 aprile 1926 : Mussolini , capo del governo italiano, si trova nel Campidoglio di Roma e si accinge a scendere la scalinata di marmo dell’edificio. Un gruppo di studenti intona Giovinezza e il duce si ferma ad ascoltarli.

Poco più in là, nessuno nota una donna sulla cinquantina, esile, vestita di nero, con i capelli bianchi raccolti dietro la nuca.

Quando Mussolini le arriva a pochi passi, lei gli punta una pistola alla testa e preme il grilletto. Il colpo parte nell’esatto istante in cui Mussolini decide di salutare il coro di studenti, tendendo il braccio nel saluto romano. Nel farlo, tira indietro la testa, portandosi fuori mira.

Sono solo pochi millimetri, ma gli salvano la vita. Mussolini rimane ferito di striscio al naso.

La donna viene disarmata e la Polizia interviene per salvarla dal linciaggio, trascinandola via.

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L’ attentatrice è Violet Albina Gibson, una nobile di origine irlandese appartenente ad una delle famiglie più influenti di Irlanda e Gran Bretagna.

Si tratta di una donna che viaggia molto, ama profondamente l’Italia , con il tempo è diventata un’ardente militante antifascista entrando in contatto con gruppi di cattolici italiani che si oppongono all’avanzata delle camicie nere.

Durante gli interrogatori, Violet non si mostra mai pentita del gesto commesso, risponde lucidamente a tutte le domande, conferma di aver avuto l’intenzione di uccidere Mussolini, nega di avere dei complici.

In istruttoria testimoniano i rappresentanti della famiglia di Violet, i quali tracciano il ritratto di una donna dalla personalità emotivamente instabile, ne raccontano gli episodi depressivi, causati da dolorose perdite familiari e parlano di un suo tentativo di suicidio.

Nel giro di pochi mesi, l’inchiesta perde ogni caratterizzazione politica e Violet finisce per essere giudicata per un gesto causato da una sorta di “lucida follia .

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Un anno dopo l’attentato, con il consenso delle autorità italiane, Violet è prosciolta in istruttoria ed espulsa dall’Italia verso la Gran Bretagna.

I dottori la visitano e pochi minuti dopo firmano per volontà della famiglia la diagnosi che il 14 maggio 1927 la porta a essere rinchiusa in manicomio, dove muore il 2 maggio 1956.

Per quasi trent’anni nessuno , eccetto la famiglia , sa dove si trovi Violet, che dalla sua stanza in ospedale scrive decine di lucidissime lettere con richieste d’aiuto ai parenti, agli amici, alle istituzioni. Nessuna delle lettere è mai stata inviata dalla dirigenza della struttura e si trovano ancora nell’archivio della clinica di ricovero di Violet.

Su di lei cala il sipario per quasi un secolo.

Nel 2021 la città di Dublino ha deciso di renderle omaggio apponendo una targa commemorativa al numero 12 di Merrion Square, l’abitazione dublinese della famiglia Gibson.

Perché, si dichiara che è arrivato il momento di ricordare Violet e di riportarla finalmente a casa.

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