Tra Apocalisse e pallone: lo specchio di un Paese smarrito
Il Buongiorno di Anna Felicia โ La Pasionaria
Buongiorno.
Negli ultimi giorni abbiamo discusso a lungo, qui al Bar di Grazia, della situazione internazionale e nazionale.
Abbiamo analizzato, criticato, accusato, difeso. Senza risparmiare nulla e nessuno. E forse, aggiungo, giustamente.
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Perchรฉ lo sfacelo umano, politico e morale che attraversa il mondo fa paura.
E spinge anche i piรน razionali, i piรน disincantati, a porsi una domanda antica quanto lโuomo:
che sia davvero il tempo dellโApocalisse?
Le immagini coincidono: guerre, carestie, violenze, disumanitร .
Fratelli contro fratelli.
Ma fermiamoci. Torniamo con i piedi per terra.
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Perchรฉ anche nelle piccole cose, quelle apparentemente lontane dai grandi scenari, si riflette lo stesso declino.
Ieri sera, ad esempio, รจ crollato un altro piccolo pezzo di illusione collettiva:
lโItalia, per la terza volta consecutiva, resta fuori dai Mondiali di calcio.
E qui la riflessione diventa inevitabile.
Il calcio.
Uno sport, si dice.
Ma cosa resta oggi di quella parola?
Lo sport dovrebbe essere passione, sacrificio, disciplina, senso del dovere, spirito di squadra.
Dovrebbe essere appartenenza, dignitร condivisa, orgoglio collettivo.
Oggi, invece, รจ altro.
ร business.
ร speculazione.
ร un sistema dove girano capitali enormi e dove i valori vengono spesso lasciati negli spogliatoi.
E questo si riflette nei protagonisti.
Nei loro comportamenti, nelle motivazioni, negli obiettivi.
Fare il calciatore, oggi, non รจ piรน un sogno sportivo.
ร una carriera che promette fama, denaro, potere.
Ma a quale prezzo?
Ieri sera qualcuno ha detto che i ragazzi piรน giovani non ricorderanno lโemozione di unโItalia ai Mondiali.
ร vero.
Ma forse โ e dico forse โ questa assenza puรฒ insegnare qualcosa.
Puรฒ far capire che non tutto รจ facile.
Che rappresentare una nazione non รจ un privilegio scontato.
Che dietro una maglia ci sono responsabilitร , non solo opportunitร .
Abbiamo visto avversari giocare con il fuoco dentro.
Con determinazione, rabbia, senso di appartenenza.
Abbiamo visto cosa significa lottare per un popolo.
E allora la domanda diventa unโaltra, piรน scomoda:
dove abbiamo perso questo valore?
Perchรฉ il problema non รจ solo il calcio.
ร il riflesso di un Paese che non educa piรน al sacrificio, che non trasmette piรน esempi credibili, che troppo spesso premia furbizia e interesse personale.
Un Paese dove sembra dominare una logica spietata:
mors tua, vita mea.
E allora no, forse non รจ ancora lโApocalisse.
Ma di certo รจ un tempo in cui abbiamo smarrito la bussola.
E finchรฉ non torneremo a dare valore alle cose che contano davvero โ impegno, dignitร , appartenenza โ continueremo a perdere.
Non solo nel calcio.
Ma nella vita.

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