L’umiliazione in diretta mondiale 

Lorenzo, posa quel foglio sul bancone e prenditi un momento per respirare. Mandiamo giù un sorso di caffè prima che si freddi, poi guardiamo la faccenda con la calma che merita.

Sentirti parlare così, con questa foga, mi ricorda quando in officina arrivava qualcuno con il motore fuso stringendo in mano un bullone spezzato, urlando contro il bullone. Ma il bullone fa solo il suo mestiere, Lorenzo. Bisogna capire come ci si è arrivati a quel punto.

Vedi, tu porti questa notizia come se fosse il crollo definitivo di una struttura. Da vecchio geometra, però, io preferisco prendere in mano la livella e guardare dove sta l’errore di posa. Tu dici che Trump ha smontato anni di propaganda in mezzo secondo. Io ti dico che Trump non ha smontato nulla: ha semplicemente fatto ilsuogioco, che è sempre lo stesso da quando ha memoria.

☕Ti piace questo articolo?Se apprezzi l'assenza di pubblicità, puoi sostenermi con uncaffè sospeso. Grazie!

Proviamo a “misurare” la situazione con un po’ di freddezza, come facevo in Tribunale quando dovevo redigere una perizia per il giudice.

1. La natura del materiale (Il fattore Trump)

Tu ti stupisci o ti sdegni per le parole di Trump, definendolo un pericoloso autocrate. Ma vedi, nella mia officina ho imparato che se usi una chiave inglese di sottomarca per fare forza su un perno arrugginito, quella si spezza e ti rompe le nocche. Non è cattiva la chiave, è la sua natura.

☕Ti piace questo articolo?Se apprezzi l'assenza di pubblicità, puoi sostenermi con uncaffè sospeso. Grazie!

Trump si muove da sempre con una logica puramente transazionale ed egocentrica. Per lui non esistono “alleati” nel senso classico del termine, esistono persone che in quel momento gli servono o che lo lodano. Se oggi dice una cosa del genere in un’intervista, non lo fa per “umiliare l’Italia”, lo fa perché serve al suo racconto interno, al suo personaggio di uomo forte a cui tutti chiedono favori. Pensare che un leader del genere gestisca i rapporti internazionali sulla base dell’amicizia romantica è stato l’errore di livella originario.

2. Le fondamenta della politica estera

La propaganda — da una parte e dall’altra — vende sempre storie mirabolanti. Ci hanno raccontato la “novella Churchill”, come dici tu, e oggi i critici ci ricamano sopra il crollo di un impero. Ma la verità sta nel mezzo, ed è molto più terra-terra.

La politica estera di un Paese come il nostro non si poggia sulle simpatie personali dei premier, ma su pilastri strutturali: i trattati, la Nato, gli scambi commerciali, la burocrazia dei ministeri. Quella è la fondazione in cemento armato. Le dichiarazioni al telefono a un programma televisivo sono l’intonaco. Se l’intonaco si crepa o si macchia, fa brutto vedere, d’accordo, ma la casa non viene giù per questo.

3. La reazione e la dignità

Dici che la Meloni dovrebbe “alzare la testa”. Nel mio piccolo, sia dietro al bancone del bar che davanti a un giudice, ho capito che quando qualcuno cerca di umiliarti pubblicamente per puro calcolo o per capriccio, la reazione scomposta o l’orgoglio ferito fanno solo il gioco dell’avversario.

Se rispondi a tono a un provocatore di quella stazza, alimenti il circuito mediatico che serve a lui. La vera dignità, spesso, sta nel far parlare i fatti, nel far scivolare il fango e nel continuare a stringere i bulloni che servono a far girare il motore del Paese, senza farsi distrarre dalle urla.

Vedi, Lorenzo, la politica internazionale oggi sembra diventata come quelle discussioni accese che fate voi giovani sui social, dove chi urla più forte sembra aver ragione. Ma la realtà è come un vecchio motore diesel: è sporca di grasso, richiede pazienza, e le parole dei leader contano fino a un certo punto. Contano gli interessi.

Trump fa il Trump. La Meloni incassa e, mi auguro, impara la lezione che in officina impari il primo giorno:mai fidarsi ciecamente di un attrezzo che non hai fabbricato tu.

La vita, dopotutto, è un’officina: questa sbandata si aggiusta, si corregge la traiettoria, e il resto lo si accetta capendo come gira il mondo, senza farsi venire il travaso di bile ogni mattina.

Che dici, ci mettiamo un po’ di zucchero in questo caffè o lo lasciamo amaro così com’è la geopolitica oggi?

Ti è piaciuta questa lettura? Se apprezzi questo Bar libero dalla pubblicità, puoi sostenere il mio lavoro con un piccolo gesto.

☕ Offrimi un caffè sospeso

Articoli simili

Lascia un commento