Fratelli uccisi a Milano, il padre delle vittime: “Il killer dei miei figli oggi è libero di andare al lavoro, potrei incontrarlo per strada”

Mi chiamavo Ilaria Palummieri.

Avevo 21 anni.

Mio fratello si chiamava Gianluca. Ne aveva 20.

Siamo stati uccisi entrambi dallo stesso uomo: il mio ex.

Ha accoltellato Gianluca con trenta fendenti.

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Poi ha preso le sue chiavi, è entrato a casa.

Mi ha svegliata con una frase:

“Ho appena ammazzato tuo fratello”.

Poi ha chiuso la porta.

E mi ha sequestrata.

Mi ha legata.

Mi ha picchiata.

Mi ha violentata.

Per ore. Quattordici.

Urlavo. Nessuno ha bussato.

Alla fine, mi ha messo un sacchetto in testa e mi ha uccisa.

Non si è mai pentito.

Aveva salvato il mio nome sul telefono come “Ila tro**a”

Il PM fu chiaro: non ha mostrato mai un briciolo di rimorso.

Durante i processi, quando lo facevano uscire dalla gabbia, lo mettevano accanto a mio padre.

E alle udienze le guardie gli dicevano:

“Mi raccomando, signor Palummieri, si comporti bene.”

Come se fosse lui il problema.

Come se il colpevole fosse mio padre, non il mio assassino.

È stato condannato all’ergastolo.

Ma oggi (dopo 10 anni) lavora fuori dal carcere.

Ogni mattina esce dal penitenziario di Bollate.

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Nel weekend dorme a casa di suo padre.

Lo chiamano “permesso premio”.

Papà dice: potrei incontrarlo per strada.

Potrei bere il caffè nella stessa tazzina dove ha bevuto lui.

Lui, che ha massacrato mio fratello.

Lui, che mi ha torturata per 14 ore prima di uccidermi.

Noi due non conosceremo più l’inverno.

Non vedremo Amsterdam.

Non sentiremo il mare.

Lui invece ha 35 anni. Una vita davanti.

Io e Gianluca non ne avremo più una.

E nemmeno nostro padre.

L’ergastolo? Solo sulla carta.

La giustizia? Non ci ha mai viste.

Ricordatevi i nostri nomi:

Io mi chiamavo Ilaria Palummieri.

Mio fratello si chiamava Gianluca.

Siamo stati uccisi, torturati, violentati e buttati via. Il nostro assassino, dopo dieci anni, vive la sua seconda opportunità fuori dal carcere, noi, semplicemente, non vivremo più.

E non torneremo mai più.

Non dimenticateci.

Questo post fa parte di un progetto che si chiama “Era mia figlia” ed è coperto da copyright. Si può condividere riportando il nome dell’autore. ( Irene Vella – giornalista)

Commento personale :

L’ergastolo dovrebbe essere per sempre , fino alla morte , chiuso in una cella a morire lentamente, non esiste una 2 possibilità o riabilitazione per questi tipi di omicidio

Per me questa è una grande falla della legislazione italiana che già fa acqua da tutte le parti ma concedere permessi a chi ha ucciso due persone è inaudito e da pazzi

Ma chi ha deciso che chi uccide merita di essere reinserito nella società ? Tutti bravi con il culo degli altri

Io uno che ha ucciso in modo premeditato due persone innocenti in questo modo, non voglio che sia reinserito ,che ottenga permessi premio o robe simili

Irene Vella

Fratelli uccisi a Milano, il padre delle vittime: “Il killer dei miei figli oggi è libero di andare al lavoro, potrei incontrarlo per strada”.

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