Falso in bilancio, Il senatore Agnelli.

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Fiat, quando il senatore Agnelli fu accusato di falso in bilancio e salvato dallo Stato.
All’inizio del Novecento, Torino pullulava di fabbriche automobilistiche. Erano nate con entusiasmo, ma i conti di molte non ressero alla crisi finanziaria del 1907, che le spazzò via quasi tutte. Costi crescenti, crediti difficili da ottenere, commesse incerte. Molte officine abbassarono le serrande senza lasciar traccia.

La Fiat rischiò di seguirle. I bilanci erano fragili, e la società si reggeva su equilibri precari. Fu Giovanni Agnelli, con operazioni spregiudicate, a impedire il naufragio. Giochi contabili, manovre sul capitale e intese riservate gli permisero di presentare una solidità che nei fatti era assai meno stabile. Il prezzo fu un’inchiesta giudiziaria. Nel 1908 la magistratura lo accusò di illecita coalizione, falso in bilancio e aggiotaggio.

La politica lo protesse. Vittorio Emanuele Orlando, ministro di Grazia e giustizia, scrisse alla Procura di Torino che un processo avrebbe potuto danneggiare non solo la Fiat ma l’intera industria nazionale. Era un segnale chiaro: l’interesse dello Stato passava davanti al rigore della legge. Le accuse si dissolsero e Agnelli uscì dalla tempesta più forte di prima.

Poco dopo, con la guerra di Libia, arrivarono commesse militari che portarono ossigeno e lavoro alle officine di corso Dante. Quel flusso di ordini finì per stroncare la concorrenza torinese rimasta. Alla vigilia del 1912, Fiat era ormai l’unico protagonista di un settore che pochi anni prima sembrava affollato e incerto.

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Fu in quell’anno che Agnelli partì per l’America. A Detroit vide la catena di montaggio, la rivoluzione che trasformava l’automobile da oggetto artigianale a prodotto di massa. Tornato a Torino, comprese che la vecchia officina non bastava più. Ma il consiglio di amministrazione esitava, incapace di abbracciare quel salto. Agnelli, senza attendere, agì per conto suo: individuò nei terreni di Millefonti lo spazio dove immaginare una fabbrica moderna, vasta quanto il futuro che aveva in mente.

Così, mentre molti ricordavano ancora il tempo delle officine di pionieri travolte dai conti in rosso, Fiat si preparava a entrare nell’epoca della grande industria con la costruzione del Lingotto

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