Da L’Uomo Qualunque (1944-1948) al Movimento 5 Stelle (2009-Oggi) Due epoche, stessa dinamica

È affascinante notare come la storia tenda a fare rima, anche se non si ripete mai esattamente. Un punto fondamentale della sociologia politica: il ciclo di vita dei movimenti “anti-sistema”.

Sia il Fronte dell’Uomo Qualunque (nato nel 1944 dal giornalista Guglielmo Giannini) che il Movimento 5 Stelle (nato nel 2009 da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio) rispondono allo stesso bisogno umano: la stanchezza verso una politica percepita come un teatrino lontano dalla realtà.

Ecco un’analisi del perché questi fenomeni esplodono e poi, inevitabilmente, cambiano natura o svaniscono.


1. La Genesi: La politica del “Basta”

Questi movimenti nascono come una reazione allergica.

  • L’Uomo Qualunque: Nasceva dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale e del Fascismo. La gente era stanca di ideologie e voleva solo un buon “ragioniere” che amministrasse lo Stato senza rompere le scatole al cittadino.

  • M5S: Nasceva dalla crisi economica del 2008 e dallo sfinimento verso la “Casta”. L’idea era che l’onestà e il buon senso potessero sostituire la competenza politica tradizionale.

2. Il Paradosso dell’Istituzionalizzazione

Questo è il punto critico dove molti movimenti iniziano a scricchiolare. Possiamo visualizzare questo processo come una parabola:

  1. Fase della Protesta: “Siete tutti uguali, andate a casa!”. Il consenso vola perché è facile essere d’accordo su ciò che non si vuole.
  2. Fase del Compromesso: Quando entri in Parlamento, devi votare. Se voti “Sì”, diventi come loro; se voti “No” a tutto, diventi inutile.
  3. La Perdita della Verginità: L’Uomo Qualunque si sgonfiò quando Giannini provò a fare patti con la Democrazia Cristiana e poi con i monarchici. Il M5S ha vissuto lo stesso trauma passando dal “mai con il partito di Bibbiano” al governo con il PD e con Draghi.

3. Analisi Comparativa: Due epoche, stessa dinamica

CaratteristicaL’Uomo Qualunque (1944-1948)Movimento 5 Stelle (2009-Oggi)
Nemico PrincipaleI partiti del CLN (visti come oppressori)La “Casta” e le élite finanziarie
Slogan/Concetto“Non ci rompete più le scatole”“Vaffa-day” / “Uno vale uno”
Causa del DeclinoAssorbimento da parte della DC e mancanza di strutturaTrasformazione in partito “tradizionale” e scissioni
EreditàIl termine “Qualunquismo”La digitalizzazione e il ricambio generazionale

4. Perché finiscono nell’oblio (o si trasformano)?

L’analisi imparziale suggerisce tre ragioni principali:

  • L’assorbimento dei temi: I partiti tradizionali, inizialmente spaventati, iniziano a copiare il linguaggio del movimento. Quando la destra e la sinistra iniziano a parlare di “taglio delle poltrone” o “aiuto agli ultimi”, il movimento originale perde il suo monopolio.
  • La selezione della classe dirigente: Gridare in piazza richiede carisma; gestire un ministero richiede burocrazia, pazienza e mediazione. Molti “uomini comuni” prestati alla politica non reggono il passaggio o, peggio, diventano professionisti della politica esattamente come quelli che volevano cacciare.
  • La fine dell’emergenza: Questi movimenti sono “figli della crisi”. Quando la tensione sociale cala o cambia natura, l’elettore tende a tornare verso porti che percepisce come più sicuri o strutturati.

Spariscono davvero?

In realtà, non finiscono mai del tutto nell’oblio. Il Fronte dell’Uomo Qualunque è morto tecnicamente in pochi anni, ma ha lasciato il “qualunquismo” nel DNA degli italiani.

Il M5S è ancora presente, ma ha dovuto abbandonare quasi tutte le sue premesse originali per sopravvivere, diventando un attore del sistema piuttosto che il suo demolitore.

Si potrebbe dire che questi movimenti sono come un catalizzatore chimico: entrano in una reazione, la scatenano, la cambiano per sempre, ma alla fine della reazione spesso si sono dissolti o trasformati in qualcos’altro.

Dal “Vaffa” al Garbo Istituzionale: La Metamorfosi del M5S sotto Giuseppe Conte

Il Movimento 5 Stelle non è più quello del 2009, e nemmeno quello del 2013. Se Beppe Grillo è stato il Big Bang e Gianroberto Casaleggio l’architetto del sistema, Giuseppe Conte è stato l’uomo della “normalizzazione”.

Ma si è trattato di un’evoluzione necessaria o di un tradimento delle origini? Ecco i tre pilastri che hanno segnato il passaggio dal movimento di piazza al partito di governo.

1. La Leadership: Dall’Elevato all’Avvocato

Il primo grande cambiamento è estetico e comunicativo. Siamo passati dalle urla nelle piazze al linguaggio felpato e rassicurante delle conferenze stampa a reti unificate durante la pandemia.

  • Prima: Una leadership carismatica, basata sull’emotività e sulla rottura.
  • Dopo: Una leadership istituzionale. Conte ha dato al Movimento una “faccia” che la classe media e i mercati potessero guardare senza spaventarsi. Ha trasformato la rabbia in garbo istituzionale.

2. L’Identità: La fine dell’Equidistanza

Per anni il mantra è stato: “Né destra, né sinistra”. Conte ha messo fine a questa ambiguità, posizionando chiaramente il M5S nel campo progressista.

  • Questo ha permesso di dare una casa politica fissa al Movimento, ma ha anche alienato quella parte di elettorato “trasversale” che vedeva nei 5 Stelle una forza puramente anti-sistema, capace di dialogare con chiunque (come accadde nel 2018 con la Lega).

3. La Struttura: Dal Web alla Segreteria

La trasformazione più profonda è stata quella organizzativa. Il passaggio dalla piattaforma Rousseau alla gestione diretta di Conte ha segnato il tramonto del mito della “democrazia diretta” pura per approdare a una struttura che somiglia sempre più a quella di un partito tradizionale:

  • Sedi territoriali fisiche.
  • Una gerarchia chiara.
  • Il superamento (travagliato) del limite dei due mandati e del ruolo di Garante del fondatore.

Il Grande Scontro: Grillo vs Conte

Arrivati al 2024-2025, abbiamo assistito allo scontro finale. Da una parte Grillo, che voleva preservare lo spirito “anarchico” e lo statuto originale; dall’altra Conte, intenzionato a recidere il cordone ombelicale per completare la trasformazione in una forza di governo matura.

Il dilemma: Un movimento può sopravvivere se uccide il proprio padre fondatore?

Conclusione: Cosa resta oggi?

Oggi il M5S è una forza politica strutturata, con un’identità legata ai temi sociali (lavoro, ambiente, diritti), ma ha perso quell’aura di “imprevedibilità” che lo rendeva unico. Per alcuni è la prova della sua maturità politica, per altri è la prova che il sistema, alla fine, vince sempre e assorbe tutto.


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