CADAVERI SULLE STRADE
I russi li lasciano al sole dicendo alle famiglie che hanno disertato.
Dobropillia – La situazione a Vesele, Zolotyj Kolodiaz e Kucheriv Yar è stata stabilizzata.
Dozzine di cadaveri di soldati russi giacciono nei campi e per le stradine dissestate che congiungono tra loro quelle piccole frazioni.
«I katsap non vengono a prenderseli – ci dice “Virtuoso”, militare ucraino appena rientrato da un turno di due settimane nell’inferno di Pokrovsk di cui rispettiamo il diritto all’anonimato riportandone il solo nickname – li lasciano marcire al sole dicendo alle loro famiglie che hanno ammutinato per non rimborsarne neanche il funerale. Il concime russo è famoso, lo sai? Il caldo ne favorisce la terramazione e i nostri girasoli vengon su ancor più belli».
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Pochi istanti prima stavamo scrivendo un reportage da una delle strade menzionate in questo articolo, nel distretto di Pokrovksyj a Donetsk, Ucraina 🇺🇦 – foto protetta da copyright Giorgio Provinciali – Medium
Sebbene nessuno di quei villaggi sia caduto in mano russa e i rinforzi annunciati dal comandante in capo delle Forze armate del Tridente, Oleksandr Syrskyj, siano prontamente sopraggiunti a dar manforte ai difensori ucraini, la certezza che nuovi ‘assalti di carne’ incombano in quelle praterie del Donetsk smorza subito l’entusiasmo dei soldati con cui abbiamo trascorso queste ore concitate.
«Sono come formiche. Dappertutto. Per quante ne schiacci, altre ne arrivano» – aggiunge “Virtuoso”, spiegando che del migliaio d’anime che aleggiano fra le rovine di Pokrovsk una certa parte è costituita proprio da quegli expendable che riescono in qualche modo a infiltrarvisi, vestendo subito abiti civili in attesa di rinforzi.
«L’altro ieri ne abbiamo stanati un paio da uno scantinato. I nostri droni li hanno inseguiti fin dentro quei cunicoli facendoli a pezzi. Un altro l’ho trovato abbracciato al kalashnikov con cui s’è fatto scoppiare la testa per non farsi prender vivo. Non c’era ragione di farlo, perché – come avete visto anche voi – li curiamo se feriti e li restituiamo senza che subiscano le torture che invece loro riservano ai nostri» conclude “Virtuoso”, mostrandoci il corpo metallico di quel residuato bellico che ha a sua volta usato contro altri occupanti quando s’era trovato a corto di munizioni mentre la battaglia infuriava.
Alla racconta da un’infrastruttura civile distrutta dai russi a Dobropillia, Donetsk, Ucraina – foto protetta da copyright Giorgio Provinciali – Medium
Lo scorso 2 settembre scrivevamo proprio da lì che a Pokrovsk rimanevano 38.000 civili, di cui 8.000 si preparavano a subire l’assalto dei russi pur continuando a lavorare nella locale miniera di carbone di Metinvest (la più grande in Ucraina e una delle attività cruciali di quella città).
Altri combattenti della Guardia Nazionale e del 1º Corpo del distaccamento d’Azov con cui abbiamo parlato nelle scorse ore hanno riferito di «perdite russe significative», fornendo una stima di «151 occupanti eliminati solo ieri» nell’area di loro responsabilità, oltre a «70 feriti e 8 prigionieri arresisi illesi».
Sono dunque realistiche le valutazioni del capo dei servizi speciali ucraini del Hur, Kyrylo Budanov, secondo cui il regime di Pyongyang starebbe organizzando il trasferimento in Russia d’altri almeno 6.000 militari nordcoreani e d’un numero compreso fra 50 e 100 unità d’equipaggiamento speciale fra cui i tank M2010 “Cheonma-D” e i veicoli blindati BTR-80.
Abbiamo scattato uno screenshot del nostro navigatore per dimostrare che fino a Dobropillia la strada da Andriivka è percorribile. Inoltre, fino a Shakhove è stata sgomberata dai difensori ucraini della Guardia Nazionale e da quelli del 1° distaccamento della Brigata Azov – screenshot scattato da me (Giorgio Provinciali – Medium) con crediti allo strumento di navigazione Sygic
Con un incremento d’800 unità rispetto a giugno, nel mese di luglio la Federazione Russa ha lanciato contro l’Ucraina circa 6.200 droni.
La violenza e il senso di quegli attacchi – iniziati nel 2014 – sono proprio qui, di fronte ai nostri occhi: non c’è punto dell’orizzonte in cui non si stagli una miniera, un sito d’estrazione o dove anche lo sguardo più attento non si perda in distese coltivate, ordinatamente fiorite e rigogliose.
Il Donbas ucraino è ricchissimo. Se a ciò che vediamo aggiungiamo quello sbocco sul mare, quelle acciaierie, quelle cave e quei centri abitati floridi che il russkyj mir ha già inghiottito è chiaro il motivo per cui tutto questo paradiso sia finito sotto le grinfie d’un dittatore senza scrupoli che pur d’averlo l’ha trasformato in un inferno.
Ho scattato questa foto a un cimitero a Dobropillia, proprio prima di una grotta lungo la strada per Bilozerske, Donetsk, Ucraina. – foto protetta da copyright Giorgio Provinciali – Medium
Ho scattato questa foto in una grotta ucraina a Dobropillia, Ucraina 🇺🇦 – foto protetta da copyright Giorgio Provinciali – Medium
Ho scattato questa foto mentre guidavo lungo le strade di Dobropillia. Questo cartello indica una miniera di diamanti – foto protetta da copyright Giorgio Provinciali – Medium
Allo stesso modo basta trovarsi qui, ora che l’esistenza di questo Eden è a rischio, per capire cosa doveva e può ancora fare l’Occidente per porre fine a tanto tormento: armare la resistenza ucraina senza cedere al ricatto di chi brandisce l’atomo in ritorsione agl’insuccessi che ciò gli comporta e smetterla di finanziare il terrore russo con acquisti record di materie prime russe.
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Non serve vedersi in Alaska per piantare bandierine come al “Risiko!” sulle terre altrui. Non servono fiumi d’inchiostro, maratone televisive e tavole rotonde. Basta venire qui, dove distinguere un civile da un militare è difficile non tanto per il camouflage ma perché son proprio i primi, per la maggior parte russofoni, a vender più cara la pelle per difendere la loro Ucraina.
Da undici lunghi anni, nei quali il resto del mondo che ama definirsi ‘civile’ ha preferito trincerare la propria ipocrisia dietro mezze misure e tanti buoni propositi.
crediti fotografici al Daily Mirror, edizione di giovedì 15 settembre 1938
– di Alla Perdei e Giorgio Provinciali
Pubblicato sul quotidiano La Ragione – Edizione dle 15 agosto 2025.
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