All’Italia nel 1914 erano stati offerti Trento e Trieste in cambio della sua neutralità
L’Italia non entrò in guerra per eroismo, ma perché si mise all’asta al miglior offerente come una prostituta d’alto bordo.
Trento nel 1914.
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Certo che l’Austria-Ungheria cercò di comprare la neutralità italiana. Lo fece nel modo più goffo, arrogante e tardivo possibile, dimostrando di non aver capito nulla del suo presunto alleato. Quando la guerra scoppiò nel 1914, l’Italia, legata alla Triplice Alleanza, dichiarò furbescamente la propria neutralità, sostenendo che l’alleanza era difensiva e che era stata l’Austria ad attaccare. Iniziò così un lungo e squallido mercato delle vacche durato quasi un anno. L’Impero Austro-Ungarico, spinto dalla Germania che non voleva un altro fronte, iniziò a offrire dei contentini. All’inizio proposero quasi nulla, convinti che l’Italia non avrebbe mai osato tradirli. Poi, con il passare dei mesi e con la pressione tedesca, misero sul piatto il Trentino. Ma lo fecero con la riluttanza di chi sta cedendo un pezzo del proprio corpo, non con la generosità di chi vuole comprare un alleato.
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Il vero problema era Trieste. Per l’Austria, Trieste era il suo unico, vero porto sull’Adriatico, il polmone marittimo dell’Impero. Cederla era impensabile. Potevano concederle uno statuto di autonomia, trasformarla in una città libera, ma darla all’Italia era un suicidio. Mentre Vienna e Berlino mercanteggiavano su ogni metro quadro di terra, dall’altra parte del tavolo la Gran Bretagna e la Francia non avevano di questi problemi. Loro non stavano offrendo territori propri. Stavano promettendo di spartirsi le spoglie del nemico. Con il Patto di Londra dell’aprile 1915
[1], offrirono all’Italia non solo il Trentino e Trieste, ma anche l’Alto Adige fino al Brennero, l’Istria, gran parte della Dalmazia e un protettorato sull’Albania. Era un’offerta che l’Austria non avrebbe mai potuto eguagliare. Era come scegliere tra un buono sconto e una vincita alla lotteria.
Mappa generale dei territori promessi all’Italia nel Trattato.
La classe dirigente italiana, guidata dal primo ministro Salandra e dal ministro degli Esteri Sonnino, non era composta da eroi, ma da avidi calcolatori. Scelsero l’offerta più vantaggiosa, mascherando questa transazione commerciale con la retorica patriottica della “quarta guerra d’indipendenza”. L’Austria fece un’ultima, disperata offerta quando era ormai troppo tardi, ma la decisione era già stata presa. L’Italia entrò in guerra non per liberare i “fratelli oppressi”, ma per un gigantesco affare immobiliare. Un affare che, per inciso, è costato la vita a 650.000 soldati italiani, mandati a morire sulle Alpi per ratificare un contratto firmato a Londra. La neutralità non è mai stata una vera opzione. Era solo il tempo necessario per capire chi pagava di più.
Note a piè di pagina
[1] Patto di Londra – Wikipedia
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