Calamite da frigo illegali

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Fin quando sono il souvenir di un viaggio, con l’icona di una cattedrale, di un monumento o di uno scorcio della città non c’è nulla da temere. Ma quando le calamite da frigo diventano la fedele riproduzione di un cibo, allora bisogna stare attenti. Già, perché con una sentenza a sorpresa – che cambierà d’oggi in poi l’aspetto dei nostri elettrodomestici – la Cassazione [1] ha detto che esistono calamite da frigo illegali.

La pronuncia parla chiaro: le calamite possono essere pericolose. Già, ma quali?

Non si tratta di una singola partita ritirata dal commercio perché ritenuta pericolosa (magari perché non a norma, difettosa o con colori che stingono). Né la Cassazione ha voluto fomentare la fake news sulle calamite da frigo cancerogene. Per capire quali sono le calamite da frigo illegali bisogna prima conoscere un reato di cui non tutti parlano. La legge [2] in particolare vieta la produzione, l’importazione, l’esportazione o la vendita di prodotti che, avendo un aspetto diverso da quello che sono in realtà, compromettono la sicurezza o la salute dei consumatori. Tali prodotti sono quelli che, pur non essendo alimentari, hanno forma, odore, aspetto, imballaggio, etichettatura, volume o dimensioni tali da far prevedere che i consumatori, soprattutto i bambini, li possano confondere con cibo e pertanto li portino alla bocca, li succhino o li ingeriscano con conseguente rischio di soffocamento, intossicazione, perforazione o ostruzione del tubo digerente.

Come dire: esistono le fake news ed esistono anche i fake food, il cibo finto.

Bene: proprio alla luce di ciò, la Cassazione ha giudicato illegali le calamite da frigo tanto perfette da risultare indistinguibili dai normali prodotti alimentari. Quindi banditi i magneti a forma di banana, ciambelle americane, muffin, macarons, caramelle, pancake, panini al prosciutto, pancarrè con nutella (già, perché le hanno fatte anche così e – almeno in foto – sembrano identiche all’originale), toast. E – aggiungiamo noi – lo stesso dicasi per numerose riproduzione di frutta finta fatta di cera o di plastica che, a quel punto, non potrebbe stare nei nostri centro tavola. Eppure c’è chi li vende.

Di certo, la polizia non può venire a casa di tutti gli italiani a sequestrare i fake food – anche perché, a tutto voler concedere – non è il consumatore ad essere responsabile per l’acquisto ma il produttore o il venditore di tali oggetti.

A questo punto veniamo al caso deciso dalla Cassazione.

Se le calamite raffiguranti alimenti sono troppo realistiche scatta per il commerciante l’incriminazione penale

Tutto nasce da un sopralluogo fatto a Palermo. La polizia passa davanti a un negozio cinese e trova esposte migliaia di calamite «raffiguranti prodotti alimentari di varia natura». La merce viene subito messa sotto sequestro. Per la donna scatta l’accusa di aver messo in vendita oggetti pericolosi sia per adulti che per bambini. Evidentemente gli agenti avranno scambiato il negozio cinese per un fruttivendolo e avranno provato ad addentare i magneti (e dire che c’è chi si diverte a raccontare le barzellette sui carabinieri).

I giudici, messi alle strette, hanno dovuto applicare la legge: e così è stato confermato il capo di imputazione. Visto che la legge c’è, va anche applicata. Secondo la sentenza in commento, il pericolo per i consumatori c’è, almeno alla luce delle caratteristiche delle calamite che per forma, odore, aspetto, imballaggio e dimensioni apparivano come veri alimenti.

Veniamo alle sanzioni: la legge prevede l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda fino a 500mila euro, ma nel caso di specie l’imputata se l’è cavata solo con 700 euro.

La lezione da imparare è chiara per tutti: mai mettere in commercio prodotti con grosse potenzialità ingannatorie tali da simulare il cibo commestibile.

FONTE

[1] Cass. sent. n. 381/19 dell’8.01.2018.

[2] Art. 1 e 5 D.Lgs. 73/1992.

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