Ci penso io.

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Cioè che ci sta qua mia sorella da Milano con mia nipote duenne che io chiamo, sminuendone le gesta, Isis. Che mo vorrei dire a sorema, a parte gli effetti collaterali di qualche tic, gli occhi iniettati di sangue per la privazione di sonno, ecchimosi varie – roba, poi, da prognosi di trenta giorni che non rimane manco la cicatrice – tieni una linea invidiabile… come fai a lamentarti? Che sfaccimma, vuol dire che non ti abboffi manco di terra di camposanto! ! Cosa mi significa, quindi, il biglietto di sola andata per l’Alaska dell’Est che ho trovato, per caso, nella tasca della tua borsa chiusa con tripla catena elettrificata e combinazione? Ad ogni modo, per scongiurare crisi apoplettiche, che poi avrei dovuto pure pulire la bava dal pavimento, le dico di andarsi a fare un giro per i negozi che resto io con la creatura che stava dormendo come un angioletto. Mia sorella mi bacia fugacemente le mani con le lacrime agli occhi e poi piglia na fuga peggio di Bebeep. Passano due decimi di secondo e mia nipote si sveglia con un ruggito che se lo fotte al leone della Metro Golding Mayer. Cioè guardate, che ve ne fate di Rosemary’s baby? Io non ci ho provato manco a trattare, ho capito subito che era meglio arrendermi senza condizioni, per cui in un’ora le ho concesso, senza pietà e dando prova di grandi nozioni didattiche, tutti gli sfizi che mia sorella le concede in un anno; dalle patatine, al gelato, passando per la pasta e fagioli con la nduja, fino al tiro al piattello e al lancio del gatto. Insomma le basi educative minime per un aspirante serial killer di successo, bella della zia! F.to Francesca  Prisco 

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