LA SCOPERTA DI NAPOLI

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Solo al compimento dell’Unità gli Italiani del centro nord scoprirono Napoli: nemmeno gli artefici di quella Unità avevano mai visto Napoli: Cavour e Mazzini si trovavano perfettamente a loro agio a Londra come a Parigi ma non erano mai stati a Napoli così come non erano mai stati a Napoli la quasi totalità di quelli che poi furono chiamati apostoli o martiri del Risorgimento da Silvio Pellico ai fratelli Bandiera, da Gioberti a Goffredo Mameli , tranne, ovviamente. i Napoletani stessi come il Pisacane

Così, anche Garibaldi, l’eroe dei due mondi che il mondo lo aveva girato sul serio, un pò come marinaio un pò come eroe, non era mai stato a Napoli prima di entrarci come liberatore. Vi entrò il 7 settembre del 1860, quasi da solo, e in treno, precedendo di poco i suo garibaldini che anche essi, tranne i non molti regnicoli, non ci erano mai stati.

Fu accolto festosamente, arringò la folla entusiasta da Palazzo d’Angri, al centro della città, in uno spiazzo che tuttora porta il nome di “Sette Settembre”: tutta la città era in festa, dappertutto fiorivano bandiere e simboli inneggianti ai nuovi ideali.

Solo i “Luciani “ restavano silenziosi e cupi. Erano pescatori e marinai che popolavano il piccolo monte a picco sul mare del borgo di Santa Lucia: essi avevano avuto sempre un rapporto diretto con i re Borbone perchè abitavano proprio di fronte alla reggia, si sentivano “vicini di casa”. Avevano familiarità con il re e anche rapporti di riconoscenza: molti di essi si erano imbarcati qualche giorno prima sulle navi, alcuni addirittura le raggiunsero a nuoto, per andare a Gaeta, per l’ultima difesa del Regno.

Ma il resto della città accoglieva Garibaldi in un tripudio di bandiere: lo accoglieva anche don Liborio Romano il primo ministro del re fuggiasco: l’incauto Franceschiello (come familiarmente e non per dileggio i napoletani chiamavano Sua Maesta Francesco II ) lo aveva messo a capo del suo governo nella vana speranza di riconciliarsi con la parte più moderata dei liberali. Garibaldi non sapeva che in effetti Don Liborio Romano aveva chiesto l’aiuto della camorra alla quale si doveva quindi in buona parte la sua accoglienza trionfale.

La camorra era una organizzazione di antiche e incerte origini: quando i Borboni tornarono sul trono nel 1815 (dopo la parentesi napoleonica) si riferirono proprio alla camorra che aveva salde basi popolari in Napoli per assicurarsi il trono contro le borghesia e la nobiltà, tutte più o meno intrise di idee liberali.

Quando i Garibaldini sbarcarono in Sicilia infatti gli ufficiali (nobili o borghesi) condussero le operazioni militari in modo debole e incerto, forse molti tradirono accordandosi con il nemico ( non si è mai saputo con certezza): così un potente esercito e una potente flotta furono sbaragliati da pochi volontari male armati e peggio addestrati.

Liborio Romano invece si era rivolto alla camorra e l’aveva convinta che, per sopravvivere, bisognava invece abbandonare i Borboni e mettersi dalla parte di Garibaldi.

Quando Garibaldi seppe che Liborio Romano era praticamente il capo della camorra andò su tutte le furie ma non potette fare niente. Chiese volontari per continuare la guerra ma i napoletani non se la sentivano di andare a combattere contro i loro fratelli che militavano nell’esercito borbonico: in seguito questi per poco non sconfissero, sul Volturno, i Garibaldini.

I Garibaldini entrati in Napoli intanto si stupivano: non avevano mai visto una città cosi grande e cosi diversa dalle proprie: se Napoli era Italia, chi poteva dubitarne, non certo i Garibaldini, era però una Italia abbastanza particolare.

Si mangiava anche cose diverse: non si usavano come dovunque le zuppe nelle quali bagnare il pane: c’erano i “maccheroni”. Si faceva la pasta con la farina, come per il pane, e invece di cuocerla in forno la si cuoceva nell’acqua: in grandi pentole per le strade si bolliva l’acqua nella quale veniva cotti i maccheroni che venivano mangiati così, semplicemente, senza condimenti, prendendoli con le mani dall’ alto, come si vede in certe illustrazioni di Pulcinella.
Furono graditi ai volontari di Garibaldi, giovani e di buon appetito, e poi si diffusero in tutta Italia e poi nel mondo: furono poi create tecniche di lavorazione specifiche e tanti condimenti per renderli più appetitosi.

Napoli appariva già un caso a parte: poi tante inchieste giornalistiche e parlamentari, poi le canzoni e il colera, i guappi, e la camorra, le pizze e le sfogliatelle: Napoli fa sempre notizie fino a questi giorni in cui tutti incollati alla TV a vedere i roghi delle immondizie si domandano perchè queste cose debbano avvenire solo a Napoli.

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