il tatuaggio

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Sicuramente sarà un mio limite guarda, ancora ci arrivo a capire quando ti tatui una colonna corinzia per gamba con tanto di capitello composito, secondo tradizione greca, da architrave, fregio e cornice. Già trovo un po’ più rischioso quando ti fai marchiare col nome dell’amore della tua vita dopo tre giorni che state insieme che, si chiamasse Maria, ancora ancora, nella malaugurata e recondita ipotesi in cui la vostra storia naufragasse, potresti sempre apparare in qualche modo la situazione fidanzandoti esclusivamente con donne che portano quel nome, ma cazzo si chiama Ermenengardaconcetta! Mo io ci starei pure attenta con gli ideogrammi cinesi o giapponesi, che tipo tu ti credi che ci sta scritto un haiku o una frase poetica a base di ciliegi in fiore e il tramonto malinconico sul fiume giallo, invece te ne vai in giro sulla spiaggia esibendo fiero la scritta sopra al petto: tengo seri problemi di erezione, non mi si alza più nemmeno con le carrucole… che poi non ti spieghi perché i numerosi venditori ambulanti cinesi in cui ti imbatti sulla battigia, ti ridono in faccia e ti tirano dietro metaforici cuppetielli. Va bene, è tutto ancora molto bello, ma io vorrei sapere esattamente cosa ti passa per la testa quando ti fai tatuare sulla schiena, da una parte, il Volto santo con la corona di spine e dall’altra Che Guevara e in mezzo, come anello di congiunzione, la capa del mastino napoletano di nome Ciro che i tuoi ti avevano regalato quando avevi cinque anni…

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