Autore: Andrea Maffei

**Andrea** Andrea è un architetto milanese nel senso più pieno del termine: non tanto per il titolo professionale, quanto per l’atteggiamento mentale. Viene da Milano, città che gli ha insegnato presto che il tempo non si perde, si usa. Ogni mattina entra al bar con passo deciso, il *Corriere della Sera* piegato con cura sotto il braccio; a volte, nelle giornate di campionato o di malumore progettuale, fa capolino anche la *Gazzetta dello Sport*, perché pure l’ordine razionale ha bisogno di una deviazione emotiva. La sua colazione è un rito rapido e immutabile: cappuccino e brioche. Niente tavolini, niente sedie, niente contemplazione. Consuma tutto rigorosamente in piedi, appoggiato al bancone, come se fosse un prolungamento naturale del marciapiede. Sedersi, per Andrea, è un lusso superfluo, quasi un tradimento dell’efficienza. «La colazione non è un momento, è una funzione», sostiene con quella sicurezza pacata di chi ha già deciso come deve stare al mondo. Parla poco, osserva molto. Mentre sorseggia il cappuccino sfoglia il giornale con gesti misurati, da progettista: piega, raddrizza, allinea. Le notizie vengono lette come fossero planimetrie della realtà: si individua il problema, si valuta l’ingombro, si passa oltre. Non ama i discorsi lunghi, ma se interviene lo fa con precisione chirurgica, come chi è abituato a far stare tutto dentro un perimetro. Al bar non cerca confidenza, ma rispetto silenzioso. È uno di quelli che non alza mai la voce, e proprio per questo quando parla lo si ascolta. Non è freddo, è funzionale. Non è distante, è concentrato. Milano gli ha insegnato che anche le relazioni, come gli spazi, devono essere ben progettate: poche, essenziali, ma solide. Quando esce dal bar, il cappuccino è finito, la brioche pure, il giornale ripiegato. Andrea riparte come è arrivato, lasciando dietro di sé solo l’eco di un’abitudine ben disegnata. Una presenza discreta, ma costante. Come certi edifici moderni: non li noti subito, ma se li togli, manca qualcosa.