Il discorso anti-razzista di Koulibaly alla squadra di migranti: “Parlo io per voi, ho la forza e il dovere di farlo”

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19 Dicembre 202111:01

Il calciatore del Napoli Kalidou Koulibaly si presenta a sorpresa su un campetto napoletano dove si allena la squadra di Arci Mediterranea, composta da migranti.

I ragazzi di Arci Mediterraneo, migranti e richiedenti asilo, sono sul campetto e si stanno allenando. Il sole è già calato e fa freddo, si muovono veloci per riscaldarsi. Sono euforici: attendono un misterioso “osservatore” del Calcio Napoli, che – come ha loro anticipato Mariano Anniciello, storico volto di Arci a Napoli – verrà a far visita alla struttura. C’è una fotografia che immortala il momento in cui “l’osservatore” entra. I ragazzi si fermano di botto perché davanti a loro, imbacuccato per il freddo, hanno visto un volto inconfondibile.

È Kalidou Koulibaly che si è presentato ieri, sabato 18 dicembre, nella sede Arci Mediterraneo: il calciatore senegalese con cittadinanza francese, da 8 anni protagonista non solo sportivo a Napoli, per i ragazzi è un mito e non solo per le sue gesta sportive. Koulibaly è un esempio di vita.

Il difensore azzurro è da anni noto per “scorribande” notturne che niente hanno a che vedere con quelle tipiche di certi calciatori professionisti. Riempie l’automobile coperte pesanti, indumenti appena comprati, di cibo, fa il giro delle zone in cui è più facile trovare i senza fissa dimore, zone che purtroppo anche a Napoli non mancano. In silenzio, senza dire chi è, distribuisce ciò che ha.

Kalidou Koulibaly attribuisce abiti ai senza fissa dimora

Se conosciamo in parte le sue gesta è solo perché a Napoli è impossibile che un calciatore circoli liberamente in strada senza farsi notare dai tifosi, senza che un telefonino scatti una foto o che parta la registrazione di un video. Koulibaly visita campi giovanili, parla coi ragazzini; in particolare è orientato su un tema che sente molto: quello del razzismo. Ha subìto orribili episodi di razzismo sugli spalti: certi pseudotifosi sono sempre all’opera in tal senso da anni, già con chi viene da Napoli, figuriamoci poi con chi ha tutta un’altra storia. Il calciatore francese ha conosciuto Arci Mediterraneo a Napoli proprio dopo essere stato premiato insieme al compagno di squadra Faouzi Ghoulam, con questa motivazione:

Per la loro opera di solidarietà in strada ad aiutare chi ha bisogno e per la loro vicinanza ai piccoli ammalati negli ospedali per provare a regalare un sorriso ai bambino o a chi è in difficoltà.

Quando Kalidou entra nella struttura vuol sapere tutto: si informa sulle storie dei migranti, su quelle dei richiedenti asilo, sulla presenza di minori non accompagnati; su come l’impresa sociale lavora con chi viene da lontano alla ricerca di un futuro di lavoro, di tranquillità, di pace.

I ragazzi si mettono in circolo, intorno a lui. Ed è in quel momento che il calciatore trentenne fa un discorso destinato a rimanere nei cuori di chi lo ascolta. Spiega ai ragazzi che il razzismo durante le partite di calcio professionistico non ha nulla a che vedere con quello subito tutti i giorni da squadre come quella di Arci Mediterraneo o dagli stessi ragazzi, nella vita quotidiana, molto più grave:

Non amo parlare tanto davanti alle persone, io sono più un tipo che ama i fatti.

Beh, non avete la forza di parlare, quello è il problema. Non avete la forza di essere ascoltati come me, non avete la forza che io ho.

Ho “litigato” con queste discriminazioni… io parlo per voi perché se voi non potete parlare io ho il dovere di farlo e me ho il diritto, fate parte della società come come faccio parte io.

Quando succede qualcosa ti dicono “vabbè non piangere, c’è di peggio”. Si è vero, c’è di peggio, per me c’è di peggio.

Ma per questi ragazzi non credo ci sia di peggio, hanno avuto un percorso più difficile del mio. È un percorso che nessuno può immaginare, se tu non ascolti le loro storie non ci credi.

In una data particolare, nella Giornata internazionale per i diritti dei migranti, quelle di Koulibaly sono parole da ricordare. È per questo che diventano anche un piccolo video amatoriale che Fanpage.it ha la possibilità di pubblicare. Il calciatore distribuisce magliette, parla con tutti, firma autografi, scatta selfie e firma la bandiera della pace.

Poi, una promessa: «Non vi perdo di vista, voglio sapere come va». Un impegno d’onore, prima di andar via e tornare a concentrarsi sulla prossima, cruciale partita col Napoli.

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