L’ex sindaco leghista e no vax che attacca Liliana Segre su Facebook: “Mancava lei, la numero 75190”

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20 Novembre 202112:04

L’ex sindaco leghista, noto per le sue posizioni no vax, ha attaccato la senatrice Liliana Segre per aver affermato che la vaccinazione sia un “dovere morale”.

“Mancava lei…75190”: a scriverlo sul proprio profilo Facebook è Fabio Meroni, l’ex sindaco di Lissone (Monza e Brianza), che attacca la senatrice a vita Liliana Segre.

Le parole arrivano dopo che Segre ha ribadito come vaccinarsi contro il Covid sia un dovere morale.

Pur non facendo espressamente riferimento alla senatrice, l’esponente leghista ha indicato il codice con cui i nazisti le avevano contrassegnato il braccio quando era stata internata nel campo di concentramento di Auschwitz.

La sindaca Monguzzi: Chiediamo a Meroni pubbliche scuse

Le parole di Meroni, ex primo cittadino dal 1994 al 2002, sono state duramente criticate dal Partito democratico di Monza e Brianza: “Richiamare questo numero – scrive sul suo profilo l’attuale sindaca di Lissone, Concetta Monguzzi – vuol dire cercare di annullare ancora la senatrice Segre, testimone della storia e simbolo vivente di nefandezze.

La storia non va strumentalizzata e non si può assolutamente equiparare la situazione di Auschwitz con il vaccino”. La prima cittadina ha affermato, in una nota stampa, che le forze di maggioranza chiedono a Meroni pubbliche scuse: “Come unica via per presentarsi con un residuo di dignità di fronte al Consiglio Comunale e a tutti i cittadini”.

Il consigliere provinciale leghista prova a difendersi

L’esponente è attualmente consigliere provinciale per la Lega. Nonostante quanto accaduto, non ha voluto rimuovere il post su Facebook. Noto per le sue posizioni contro il vaccino, Meroni ha detto di avere il massimo rispetto per Liliana Segre ma di “non aver apprezzato la sua uscita sul dovere morale di vaccinarsi. Chi è lei per dirlo? Il mondo scientifico è diviso e lo sa lei?”. Il consigliere ha inoltre affermato che farà il vaccino solo in caso di obbligo vaccinale.

Ribadisce poi infine di non essere tra coloro che considerano la vaccinazione e il green pass una dittatura: “Io rispetto chi è vaccinato ma sono per la libertà di scelta. I miei familiari – spiega – lo hanno fatto tutti, io no perché sono dubbioso: per questo faccio il tampone ogni volta che entro in Comune e in Provincia”.

 

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