Come congelare gli ovuli: social freezing, la tecnica per posticipare la maternità

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Per le donne che per motivi diversi non possono e non vogliono avere figli in un determinato momento della loro vita, ma sanno che andando avanti con gli anni la maternità potrebbe essere più difficile, esiste la possibilità di conservare i propri ovociti. Questa tecnica si chiama Social freezing. Ne abbiamo parlato con il dottor Enrico Papaleo.Intervista a Dott. Enrico PapaleoResponsabile del Centro Scienze della Natalità dell’Unità di Ginecologia e Ostetricia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano

E se ci fosse un modo per aggirare l’orologio biologico? Per smetterla di vivere la pressione della maternità quando si superano i 30? E per poter scegliere il momento migliore per una gravidanza senza vivere con angoscia il tempo che passa? Un metodo, per darsi una chance in più anche se gli anni passano, c’è e si chiama Social freezing, ovvero il congelamento degli ovociti. Negli Stati Uniti in pochi anni il numero di donne che ha scelto di ricorrere a questa tecnica è aumentato esponenzialmente. Nel 2009 erano state in tutto 475 le donne sane che avevano scelto di farsi prelevare gli ovociti e nel giro di dieci anni sono state ben 36mila donne a optare per la crioconservazione ovocitaria. In Italia i numeri stanno crescendo, ma a differenza di altri paesi europei come Gran Bretagna e Spagna, la preservazione della fertilità è ancora lontana dalla nostra cultura.

La tecnica del social freezing

Dal punto di vista tecnico la procedura è molto simile a quella della fecondazione medicalmente assistita. “Le donne che scelgono di optare per il social freezing sono sottoposte a una stimolazione ormonale che serve a indurre una crescita follicolare multipla – ha spiegato a Fanpage.it il dottor Enrico Papaleo, responsabile del Centro Scienze della Natalità dell’Unità di Ginecologia e Ostetricia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano – Al culmine della stimolazione avviene il prelievo degli ovociti”. La stimolazione avviene attraverso delle punture. “Dal primo o dal secondo giorno delle mestruazioni le donne devono sottoporsi a terapie iniettive per circa dodici giorni, fino alla fase ovulatoria. In questo caso non si tratta di un’ovulazione singola ma multipla”. Il prelievo avviene invece in day hospital. “Si fa in via transvaginale, con un ecografo e si può andare a casa subito dopo”. Effetti collaterali e controindicazioni sono praticamente inesistenti. “L’unico effetto è la pancia gonfia per qualche giorno. Ma per il resto si tratta di una tecnica dove non ci sono rischi. Consideriamo che è la stessa terapia a cui si sottopongono soltanto in Italia ogni anno 80mila donne per la fecondazione assistita, si tratta quindi di un tipo di terapia ormai diventato molto comune”. 

Gli esami prima della terapia

Prima di iniziare una terapia per il congelamento degli ovociti è necessario sottoporsi ad alcuni esami, alcuni più generici per capire se la paziente ha contratto infezioni come l’epatite o l’HIV, altri invece più specifici per valutare la riserva ovarica. “Per fare questo tipo di valutazione – spiega l’esperto – Ci sono due esami: attraverso l’ecografia si fa la conta dei follicoli antrali e poi si fa il dosaggio dell’ormone antimulleriano. La combinazione di questi due esami serve al medico per valutare se procedere o no. Di solito il numero minimo di ovociti per cui si decide di andare avanti con il social freezing è sei”. Uno dei fattori che può influenzare la riserva ovarica è sicuramente l’età. “In una donna giovane, con una buona riserva ovarica, si recupereranno molti ovociti e questo consentirà loro di avere più chance in futuro”. 

Quando scegliere il social freezing

Scegliere di optare per il social freezing vuol dire in qualche modo fare un’assicurazione sulla maternità (anche se purtroppo la possibilità che non vada comunque a buon fine ci sono). “A questa tecnica si dovrebbe ricorrere sotto i 30 anni per avere maggiori possibilità. Se ne può parlare tra i 30 e i 34 e secondo me è invece assolutamente sconsigliabile sopra i 38″. Diverso invece il caso in cui la crioconservazione avvenga per pazienti oncologiche. “In quel caso c’è una maggiore flessibilità e si procede con il prelievo degli ovuli anche sopra i 35 anni”.

Maternità e social freezing

A 25 anni è difficile immaginare di sottoporsi a una terapia per il congelamento degli ovuli, ci sono altre priorità come lo studio o il lavoro. Si rimanda nella convinzione che arriverà il tempo per poter fare tutto quello che si vuole. In realtà invece in alcuni paesi il cambio di passo c’è già stato. Nel 2014 ad esempio Facebook e Apple hanno scelto di sostenere le proprie dipendenti che volevano preservare la loro fertilità, offrendosi di sostenere i costi del social freezing. “L’età più giusta per optare per il social freezing è intorno ai 25 anni. Purtroppo oggi le donne che scelgono questo trattamento spesso hanno superato i 30 anni e le possibilità di riuscita si abbassano”. L’altro aspetto particolarmente delicato riguarda anche il momento in cui si sceglie di riprenderseli questi ovociti. “Anche in questo caso il mio consiglio è evitare di superare i 40. Una gravidanza a 47 anni può comportare dei rischi maggiori, l’utero potrebbe essere in condizioni non ottimali, senza dimenticare che è necessario poi anche valutare i parametri seminali del compagno o del marito. Diciamo che il social freezing andrebbe fatto a 25 anni in modo che se intorno ai 30 anni non si riesce a concepire in maniera naturale si può provare con gli ovociti crioconservati”. 

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