“RIFORME, SI PARTE DAL TAGLIO DELLE TASSE”

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L’intervista al “Mattino” di Napoli. Qui il testo integrale.

𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘮𝘢𝘵𝘵𝘪𝘯𝘢 𝘎𝘪𝘶𝘴𝘦𝘱𝘱𝘦 𝘊𝘰𝘯𝘵𝘦 𝘴𝘢𝘳𝘢̀ 𝘢 𝘕𝘢𝘱𝘰𝘭𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢 𝘶𝘴𝘤𝘪𝘵𝘢 𝘥𝘢 𝘭𝘦𝘢𝘥𝘦𝘳 𝘪𝘯 𝘱𝘦𝘤𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘰 𝘔𝘰𝘷𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘊𝘪𝘯𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘦𝘭𝘭𝘦. 𝘜𝘯 𝘥𝘦𝘣𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘴𝘰𝘴𝘵𝘦𝘯𝘦𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘤𝘢𝘯𝘥𝘪𝘥𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘢 𝘴𝘪𝘯𝘥𝘢𝘤𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘦𝘹 𝘮𝘪𝘯𝘪𝘴𝘵𝘳𝘰 𝘎𝘢𝘦𝘵𝘢𝘯𝘰 𝘔𝘢𝘯𝘧𝘳𝘦𝘥𝘪, 𝘶𝘯𝘪𝘤𝘰 𝘯𝘰𝘮𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘨𝘳𝘢𝘯𝘥𝘪 𝘤𝘪𝘵𝘵𝘢̀ 𝘢𝘭 𝘷𝘰𝘵𝘰 𝘴𝘶 𝘤𝘶𝘪 𝘔5𝘚 𝘦 𝘗𝘥 𝘩𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘢𝘵𝘰 𝘶𝘯 𝘢𝘤𝘤𝘰𝘳𝘥𝘰.

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗱𝗼𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝗿𝗹𝗮? 𝗣𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲? 𝗔𝘃𝘃𝗼𝗰𝗮𝘁𝗼? 𝗦𝗲𝗴𝗿𝗲𝘁𝗮𝗿𝗶𝗼? 𝗖𝗮𝗽𝗼 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼?

«Giuseppe Conte. Io sono un cittadino in procinto di diventare leader dei Cinquestelle, ovviamente se gli i iscritti lo vorranno.

𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗵𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗼 𝗡𝗮𝗽𝗼𝗹𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗱𝗲𝗯𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗮 𝗹𝗲𝗮𝗱𝗲𝗿 𝗱𝗲𝗶 𝟱𝗦𝘁𝗲𝗹𝗹𝗲?

«A Napoli il Movimento, insieme al PD e alle altre forze progressiste, ha saputo individuare un progetto forte per la città. Gaetano Manfredi è apprezzato e stimato da tanti. Vicino alla città e al bisogno dei napoletani. E poi chi ama l’Italia non può non amare Napoli, che deve recuperare la sua vocazione europea e il suo ruolo di grande capitale del Mediterraneo, snodo decisivo del tessuto produttivo nazionale e uno dei fiori all’occhiello del nostro patrimonio culturale e artistico».

𝗦𝗶𝗲𝘁𝗲 𝗿𝗶𝘂𝘀𝗰𝗶𝘁𝗶 𝗮 𝘀𝘁𝗶𝗽𝘂𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗹𝗹𝗲𝗮𝗻𝘇𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗮 𝗡𝗮𝗽𝗼𝗹𝗶, 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼𝘃𝗲, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗮, 𝗧𝗼𝗿𝗶𝗻𝗼 𝗲 𝗠𝗶𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗼𝘁𝘁𝗲𝗻𝘂𝘁𝗼 𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗼?

«Non possiamo affidarci a fusioni a freddo o a processi calati dall’alto. Le intese politiche si realizzano sui territori trovando un terreno comune e perseguendo obiettivi condivisi».

𝗜𝗻 𝗖𝗮𝗺𝗽𝗮𝗻𝗶𝗮 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗳𝗼𝗿𝘁𝗶 𝗿𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗹𝗹𝗲𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗮 𝗕𝗲𝗻𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗖𝗮𝘀𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗦𝗮𝗹𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗶𝗻 𝗖𝗮𝗹𝗮𝗯𝗿𝗶𝗮. 𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗣𝗱 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗶𝗻𝗰𝗲 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘁𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶 𝘃𝗲𝗿𝘁𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 (𝗹𝗲𝗶, 𝗗𝗶 𝗠𝗮𝗶𝗼 𝗲 𝗙𝗶𝗰𝗼) 𝗲 𝗶 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗿𝗲 𝗽𝗶𝗮𝗰𝗲 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗯𝗮𝘀𝗲 𝗲 𝗮𝗶 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶 𝘀𝘂𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶?

«Le sensibilità degli attivisti territoriali vanno ascoltate, ma è tempo di mettere da parte le pregiudiziali di passate stagioni. Abbiamo il dovere di aprirci a un ascolto più ampio, a un dialogo più serrato con la società civile, uscendo da una dimensione difensiva. Dobbiamo riossigenarci scrostando vecchie ruggini e diffidenze. Ora è il momento del cambiamento, di incidere più a fondo nelle amministrazioni territoriali, senza nessuna negoziazione con i nostri principi e i nostri fondamentali valori».

𝗖𝗵𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗡𝗮𝗽𝗼𝗹𝗶?

«Più che di singoli progetti, o di nuovi faraonici piani, Napoli ha bisogno di migliorare i suoi servizi che devono diventare più efficienti e più vicini alle esigenze dei cittadini. E poi, ripeto, bisogna lavorare a fondo per far recuperare alla città la sua vocazione internazionale».

𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗱𝗮 𝗮 𝗰𝗵𝗶 𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗠𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝘂𝗼̀ 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝘀𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮, 𝘁𝗿𝗮 𝗯𝗼𝗻𝘂𝘀 𝗲 𝘀𝘂𝘀𝘀𝗶𝗱𝗶, 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝘂𝗼̀ 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝗦𝘂𝗱 𝗲 𝗽𝗼𝗰𝗼 𝗮𝗹 𝗡𝗼𝗿𝗱?

«Sono pregiudizi, che non hanno riscontro nei fatti. Guardiamo alla crescita del Paese e delle sue imprese, senza ignorare però le tante disuguaglianze che ancora esistono. Si devono sostenere le famiglie in difficoltà, i disoccupati, i giovani in cerca di occupazione, con lavori degnamente retribuiti e insieme aiutare le piccole e medie imprese, il ceto medio, gli autonomi e le partite Iva. Le faccio solo due esempi: il Superbonus 110% è una misura voluta da noi che aiuta l’economia e rilancia l’edilizia. Ancora: secondo Bankitalia le misure adottate lo scorso anno dal Governo Conte su licenziamenti, cassa integrazione, aiuti alle imprese hanno tutelato 400mila posti di lavoro. Questo non è assistenzialismo è politica lungimirante, adeguata alla grande crisi affrontata».

𝗜𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗮𝗿𝗮𝘁𝘁𝗲𝗿𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘁𝗲, 𝗶 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗶𝗰𝗲𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗶𝗻𝗼 𝗲𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝘃𝗮, 𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗱𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗲𝘇𝘇𝗼𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼. 𝗜𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗗𝗿𝗮𝗴𝗵𝗶 𝗹𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮 𝗯𝗲𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮 𝗹𝗮 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗹’𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗹𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗴𝗮𝗽 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗡𝗼𝗿𝗱?

«Nel governo Draghi c’è il M5S: questa è la più grande garanzia di attenzione alle aree di maggiore depressione socio-economica oltre che sull’esigenza di colmare quel gap. Questo esecutivo ha l’occasione di attuare quel piano di investimenti per il Sud che abbiamo strappato con decisione nella precedente esperienza di governo. L’ho sempre detto: senza il Sud non riparte il Paese».

𝗔 𝗡𝗮𝗽𝗼𝗹𝗶 𝗻𝗮𝗰𝗾𝘂𝗲𝗿𝗼 𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗶 𝗺𝗲𝗲𝘁 𝘂𝗽, 𝘀𝗮𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼? 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘃𝗶 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗲𝗿𝗲𝘁𝗲 𝘀𝘂𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶, 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘁𝗲?

«Avremo una struttura organizzativa leggera ma capillarmente diffusa sui territori. Gli iscritti saranno sempre la linfa del Movimento, saranno coinvolti attraverso la nuova piattaforma e anche attraverso Gruppi di lavoro territoriali, costantemente chiamati a elaborare proposte e a realizzare progetti».

𝗖𝗵𝗲 𝗺𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗮 𝗹𝗲𝗶 𝗴𝘂𝗶𝗱𝗮𝘁𝗼? 𝗜𝗹 𝗴𝗿𝗶𝗹𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗲̀ 𝗺𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗲 𝘀𝗲𝗽𝗼𝗹𝘁𝗼? 𝗦𝗮𝗿𝗲𝘁𝗲 𝘂𝗻 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝘁𝗼 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼?

«Saremo radicali nella difesa dei nostri princìpi e nelle battaglie a favore dei diritti sociali, sull’etica pubblica, sull’ambiente. Ma lo saremo parlando anche a quel ceto moderato a cui non sempre le altre forze politiche rivolgono adeguata attenzione. Avremo una agenda riformista di ampio respiro, a partire da una riforma del fisco che punti a un taglio delle tasse».

𝗟𝗮 𝗖𝗮𝗺𝗽𝗮𝗻𝗶𝗮 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝗲̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗱𝗶𝗳𝗳𝘂𝘀𝗼 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝗱𝗱𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗮. 𝗨𝗻 𝗽𝗿𝗼𝘃𝘃𝗲𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗶𝘀𝗰𝘂𝘁𝗲𝗿𝗲. 𝗥𝗶𝘁𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗯𝗯𝗮 𝗮𝗻𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗼𝗱𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮?

«Il Reddito di cittadinanza va migliorato e potenziato dal punto di vista delle politiche attive per agganciare le opportunità del Pnrr. Ma va difeso, senza se e senza ma. Trovo gravi le strumentalizzazioni di alcuni leader politici: invece di impegnarsi contro lavoro nero e caporalato, si dilettano a puntare il dito contro il Reddito di cittadinanza, senza rispetto per i giovani o le famiglie che annaspano tra precarietà e sfruttamento. Ricordiamo le parole pronunciate solo ieri dal Papa: “la pandemia ha moltiplicato ulteriormente i poveri. E’ urgente dare risposte concrete a quanti patiscono la disoccupazione”. Non possiamo restare sordi a questo appello».

𝗠𝗼𝗹𝘁𝗶 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗰’𝗲̀ 𝗰𝗵𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗳𝗲𝗿𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗶𝗹 𝗥𝗲𝗱𝗱𝗶𝘁𝗼. 𝗡𝗼𝗻 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗯𝗯𝗮 𝗺𝗼𝗱𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗲𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝘀𝘀𝗶𝗱𝗶𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗵𝗶 𝗿𝗶𝗳𝗶𝘂𝘁𝗮 𝘂𝗻 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼? 𝗔𝗹𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝘁𝗮𝗴𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶.

«Il Reddito di cittadinanza, già all’origine era concepito per agganciare le politiche attive del lavoro con un più efficace e moderno coordinamento tra i centri per l’impiego. Si tratta di una riforma che, però, richiede del tempo. La pandemia ha, ovviamente, imposto un’altra scala di priorità. Basti pensare che abbiamo dovuto introdurre anche il reddito di emergenza per affrontare la più ampia fascia di difficoltà economica. Ora che si avvia una ripresa che si preannuncia robusta dobbiamo predisporre e completare la riforma in tutti i suoi aspetti».

𝗜 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗮𝗻𝗶 𝗗𝗶 𝗠𝗮𝗶𝗼 𝗲 𝗙𝗶𝗰𝗼 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗮𝗹 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮𝘁𝗼. 𝗣𝗲𝗿 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗰𝗶 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗿𝗼𝗴𝗮 𝗮𝗹 𝘁𝗲𝗿𝘇𝗼 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗶 𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶? 𝗚𝗿𝗶𝗹𝗹𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗮𝗿𝗲 𝗱’𝗮𝗰𝗰𝗼𝗿𝗱𝗼.

«Su questo mi sono già espresso con chiarezza: della questione ci occuperemo quando affronteremo il nuovo codice etico».

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗲𝗿𝗮 𝗮𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗗𝗲 𝗟𝘂𝗰𝗮 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗹𝗶𝘁𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲, 𝗼𝗿𝗮 𝘀𝗶𝗲𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲𝗮𝘁𝗶. 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝗰𝘂𝗰𝗲?

«Personalmente non alimento conflitti, ma rispetto il confronto su differenti visioni dei problemi. E mi lasci dire che durante la pandemia con tutti i governatori abbiamo affrontato l’emergenza insieme con grande senso di collaborazione e responsabilità».

𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶 𝘀𝘂𝗹𝗹’𝗼𝗿𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗿𝗮𝗰. 𝗟𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝗠𝗮𝗻𝗳𝗿𝗲𝗱𝗶. 𝗔𝘃𝗲𝘁𝗲 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗣𝗱 𝗲 𝗟𝗲𝘂. 𝗠𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗶𝘀𝗼𝗹𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗼𝗻𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲 𝗲 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶 𝘀𝗼𝗹𝗱𝗶. 𝗤𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗲 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗼 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼. 𝗖𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮 𝗹𝗮 𝗟𝗲𝗴𝗮 𝗱𝗶 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗶𝗻𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮 𝗱’𝗮𝗰𝗰𝗼𝗿𝗱𝗼. 𝗖𝗼𝘀𝗮 𝘀𝗶 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗮𝗹𝗲?

«I soldi ci sono e sono nel Fondo per i Comuni in deficit strutturale, che ora va reso permanente. E c’è la norma sull’accollo dei debiti dei Comuni, proprio voluta dal mio governo. Ritengo però che i Comuni abbiano bisogno di un sostegno costante, non possiamo lasciarli soli, è arrivato il momento di cambiare le regole e riformare il testo unico degli enti locali. Il Movimento ha assunto un impegno per Napoli: se la Lega o altri partiti si sfileranno, ne risponderanno davanti ai napoletani».

𝗣𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗮𝗿𝗿𝗲𝘁𝗿𝗮𝘁𝗶, 𝗶𝗹 𝟲𝟬 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗼𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗲̀ 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝘁𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝗹𝗲 𝗖𝗼𝗿𝘁𝗶 𝗱’𝗔𝗽𝗽𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗥𝗼𝗺𝗮 𝗲 𝗡𝗮𝗽𝗼𝗹𝗶. 𝗱𝗮 𝘂𝗼𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲 𝗲 𝗱𝗮 𝗹𝗲𝗮𝗱𝗲𝗿 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗿𝗶𝘁𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗖𝗮𝗿𝘁𝗮𝗯𝗶𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗮 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗿𝗶𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗺𝗼𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗶𝘇𝗶𝗮?

«Per noi la giustizia è un tema cruciale, che non deve essere strumentalizzato per convenienza e interessi di parte. Con il precedente governo abbiamo avviato un corposo piano di investimenti che adesso è confluito nel PNRR. Il nostro obiettivo è una giustizia più efficiente e veloce, senza però allentare il perimetro della legalità. Su questo non intendiamo cedere».

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