Usa, Trump e la ‘fissa’ della grazia per sé

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Usa, Trump e la 'fissa' della grazia per sé



Sin dal suo arrivo alla Casa Bianca, Donald Trump è “fissato” con il potere di grazia, e si è informato più volte sulla possibilità di graziare sé stesso e la sua famiglia in maniera preventiva, assicurandosi una sorta di scudo da eventuali azioni penali anche future. E ora il fatto che abbia rilanciato il tweet del deputato repubblicano che lo esorta a graziare sé stesso per proteggersi dalla “sete di sangue della sinistra radicale”, potrebbe confermare che il presidente, in queste che sono ormai le ultime settimane alla Casa Bianca, stia accarezzando questa idea.

 



Già da tempo esperti legali e media americani si interrogano sulla possibilità che Trump possa graziare sé stesso. Nelle scorse settimane la Cnn aveva intervistato ex collaboratori del presidente, che lo descrivono come “fissato con il potere di grazia, sin da quando ha scoperto di averlo, penso perché lo considera un modo di fare favori”.



Prima di annunciare la grazia di Michael Flynn, il suo ex consigliere per la Sicurezza Nazionale coinvolto nel Russiagate, Trump durante una cerimonia grazia tradizionale di questi tempi, quella del tacchino salvato dalle tavole del Ringraziamento, ha ignorato le domande dei giornalisti che gli chiedevano se intenda graziare sé stesso.

In un tweet del 2018 Trump aveva espresso la convinzione di potersi graziare da solo: “Come stabilito da numerosi studiosi, io ho completamente il diritto di graziare me stesso, ma perché dovrei farlo se non ho fatto nulla di sbagliato?”.

Trump si riferiva agli esperti che sottolineano come la clausola della Costituzione che autorizza il potere di grazia del presidente – “il presidente ha il potere di concedere grazie e indulto per crimini contro gli Stati Uniti, tranne i casi di impeachment” – non suggerisce altri limiti al potere di grazia. Ma la seconda parte del tweet, quella in cui afferma di non aver fatto nulla di sbagliato, fa riferimento forse al fatto che una sentenza della Corte Suprema del 1915 abbia stabilito che ogni grazia presuppone una implicita colpevolezza.

Per questo motivo Richard Nixon, che si era sempre proclamato innocente durante il Watergate, all’inizio era restio ad accettare la grazia da parte del suo ex vice presidente Gerald Ford diventato presidente dopo le sue dimissioni nel 1974. E che firmò un provvedimento con cui si assicurava un “pieno ed assoluto perdono per tutti i crimini contro gli Stati Uniti che Richard Nixon ha commesso, possa aver commesso durante il periodo dal 20 gennaio 1969 al 9 agosto 1974”.

Dal precedente di Nixon poi emerge un altro elemento a cui fanno riferimento gli esperti: un memo scritto nel 1974 dall’ufficio legale del dipartimento di Giustizia che stabiliva che “alla luce della regola fondamentale che nessuno può giudicare sé stesso, un presidente non può graziarsi da solo”.

Trump avrebbe quindi, secondo gli esperti, la possibilità di seguire l’esempio di Nixon, dimettersi prima della fine del mandato facendo diventare presidente Mike Pence e facendosi perdonare da lui. Oppure – azzarda qualche altro osservatore – appellarsi all’ormai famoso 25esimo emendamento per passare in modo temporaneo il potere a Pence. Ma una mossa del genere sarebbe quanto mai pericolosa per il 61enne vice presidente che rischierebbe di veder seppellite le aspirazioni ad una sua futura corsa in proprio alla Casa Bianca.

Ma se anche alla fine Trump volesse sfidare, ancora una volta, tutto e tutti, e graziare sé stesso, questo potrebbe essere inutile perché il provvedimento avrebbe valore solo per i procedimenti federali. Non sarebbe uno scudo per quelli, sia penali che civili, portati avanti dalle magistrature dei singoli stati, come quella di New York che sta indagando Trump e la Trump Organization per evasione fiscale.

Al momento Trump infatti non fronteggia nessuna inchiesta federale, con il suo attorney general Bill Barr che ha ribadito che è impossibile incriminare un presidente in carica. Ma la situazione potrebbe cambiare dopo il 20 gennaio, quando l’ormai ex presidente potrebbe trovarsi incriminato per aver ordinato all’ex avvocato Michael Cohen di pagare con fondi elettorali la pornostar che minacciava di rivelare la loro relazione, come attesta una registrazione.

Un’azione di grazia preventiva potrebbe impedire un’incriminazione per violazione della legge sui fondi elettorali. Da una costola di questa inchiesta è nata poi quella del procuratore distrettuale di Manhattan, che sta da tempo conducendo una battaglia per avere i documenti finanziari di Trump. Infine, se volesse veramente essere creativo, Trump potrebbe usare a suo favore il potere di grazia per schermarsi da ogni futuro procedimento da parte del Fisco federale.

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