Il Cristo di Maratea

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“Il Cristo di Maratea, una delle mete più affascinanti in Basilicata. La strada per raggiungere la sommità del monte San Biagio è spettacolare e il belvedere ai piedi della statua abbraccia un panorama a 360 gradi dal profilo della costa alle montagne interne” grazie @italiait per l’attenzione riservata oggi a Maratea e alla Basilicata 💚

📸Credit: IG @angelo_re_barone 🙏🏻

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Prima del Redentore

Sulla cima rocciosa del monte San Biagio si ergono le rovine di Maratea Castello, oggi disabitata. Nel 1806 la cittadella fortificata fu attaccata da un contingente di quattromilacinquecento soldati francesi e, nel 1907, si volle ricordare l’evento con l’erezione di una croce in ferro battuto, posta sul punto più alto del monte. Questa croce veniva poi continuamente ripristinata ogni qualvolta che i fulmini l’abbattevano[2].

Nel 1942 il podestà Biagio Vitolo ideò una nuova croce commemorativa, stavolta fatta di cemento e con parafulmini, da costruire al posto di quella in ferro. L’opera fu realizzata in concomitanza con la prima strada rotabile che saliva alla basilica di San Biagio e con il viale che da questa porta alla cima del monte, su un artistico belvedere con balaustra[3].

Costruzione della statua

La statua di notte.

Arrivato a Maratea nel 1953 per avviare attività industriali con l’aiuto della Cassa del Mezzogiorno, il biellese conte Stefano Rivetti di Val Cervo concepì l’idea di sostituire la croce commemorativa con un grande monumento al Cristo Redentore, e palesò le sue intenzioni con una lettera indirizzata all’amministrazione comunale il 5 settembre 1961[4]. Il consiglio comunale di Maratea ne approvò la costruzione, previo smantellamento e conservazione della Croce (avviato nel settembre 1963), che fu ricostruita in un altro sito[5].

Già dal 1957 Rivetti aveva affidato il progetto all’artista Bruno Innocenti, docente presso l’Istituto statale d’arte di Firenze. I primi bozzetti della statua risalgono al 1960. Nel 1964 venne affidato all’ing. Luigi Musumeci lo studio e il progetto strutturale e portante della struttura, il quale iniziò la costruzione dell’armatura in calcestruzzo e ferro, fissata alle fondamenta scavate nella roccia della montagna con l’utilizzo di oltre 14 tonnellate di ferro che divennero lo scheletro portante dell’opera. Nel settembre dello stesso anno iniziò la gettata del conglomerato di marmo e cemento che avrebbe composto il corpo della statua[6].

Tra fine del 1964 e i primi mesi del 1965, infine, avvenne la scalpellatura di tutta la superficie della scultura realizzata personalmente da Bruno Innocenti. La costruzione venne eseguita da una ditta friulana che si avvalse di manodopera locale proveniente dalla stessa Maratea e da Lauria[7].

La statua del redentore

Una volta completata, non vi fu alcuna cerimonia per inaugurare la grande statua. Dopo le elezioni comunali del 1964, che videro contrapposte due liste, una molto vicina agli interessi di Rivetti e un’altra di stampo popolare di segno opposto, e la vittoria di quest’ultima, tra la comunità e la classe dirigente di Maratea e l’imprenditore piemontese si instaurò un clima di freddezza e ostilità, che comportarono tra l’altro la mancata cerimonia di inaugurazione del monumento[4]. In ogni caso, il grande Cristo Redentore entrò, seppure in sordina, nel panorama artistico marateota acquistando subito un ruolo da protagonista.

Dal 23 al 28 luglio 2013 l’area della statua è stata al centro del raduno interdiocesano per la giornata mondiale della gioventù di quell’anno, destinato a raccogliere i fedeli che non potevano recarsi a Rio de Janeiro.

 

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