Capitalismo paraculo

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di Danilo Della Valle

Ecco che ci risiamo, “socializzazione delle perdite e privatizzazioni dei profitti” è un motto che suona familiare ai dirigenti Fiat/FCA fin dai tempi d’oro della famiglia Agnelli e della azienda, italianissima, Fiat.

E’ notizia di ieri che la nuova Fiat/FCA targata Agnelli/Elkann, azienda italo-statunitense con sede legale ad AMSTERDAM (Olanda) e sede fiscale a LONDRA (Regno Unito) abbia chiesto l’attivazione di una linea di credito (un prestito) ad Intesa San Paolo di 6.5 miliardi di euro, con garanzia all’80% dell’importo della SACE (società PUBBLICA italiana).

Insomma, ancora una volta la Fiat mostra come il “mercato” troppo spesso ricatti i governi con la minaccia di una crisi che porterebbe alla perdita di posti di lavoro.

Abbiamo sempre detto “NIENTE SOLDI AD AZIENDE CHE OPERANO IN ITALIA E PAGANO IN PARADISI FISCALI O ALL’ESTERO… ECCO IL MOMENTO PER COMINCIARE”

Ricordo che la stessa azienda ha negli anni ottenuto ingenti somme statali in tempi di crisi per poi comunque delocalizzare all’estero, licenziando decine di migliaia di lavoratori italiani, promettendo mari e monti ai Paesi ospitanti per poi attuare politiche del lavoro assolutamente criminali (in Serbia ad esempio i turni in Fiat di 12 ore, poi ridotti ad 8 ore, con stipendi di 306 euro, su una media salariale serba di 415 euro).

Sebbene sembra che dal punto di vista legale si possa fare, avendo chiesto la FCA italy il prestito, alcune domande mi sorgono spontanee:

1) i soldi verranno utilizzati solo per le aziende in Italia?

2) una azienda con sede fiscale in un Paese che negozia la brexit (UK) può richiedere la garanzia statale?

3) La fusione imminente che la Fiat/fca farà con la francese Peugeot modificherà i piani industriali ancora non chiari. Che garanzie daranno sul piano industriale per ottenere il prestito?

 

 

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