Oltre quattrocento nomine di Stato, tra marzo e aprile ecco il potente collante del Conte 2

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Tra marzo e aprile il governo deve procedere al rinnovo dei vertici e dei cda di colossi come Enel, Poste, Eni, Leonardo. Rinviate allo stesso periodo anche le due Authority, Privacy e Agcom. Il criterio è “continuità” proprio per evitare altre tensioni tra maggioranza e opposizioni. La mission: più investimenti nell’economia reale, più green, più digital

Più di quattrocento nomine di Stato, i vertici e i cda di Eni, Enel, Leonardo e Poste, e poi authority e tutti i collegi sindacali di partecipate grandi e piccole, dirette e indirette, una geografia del potere che vale almeno il 3 per cento del prodotto interno lordo italiano. Quel che resta, anche, di quella che un tempo fu l’eccellenza dell’industria italiana. Dovranno essere rinnovate tutte tra marzo e aprile. Qualcuna è stata prorogata apposta per farla coincidere nei tempi con le altre. Tutte insieme hanno più peso. Grande potere di “fascinazione” e di tenuta, ben al di là delle battaglie sacrosante che dilaniano la maggioranza come la prescrizione o il dossier concessioni autostradali.

Una super colla

Ecco il vero cemento del Conte 2. La più potente e suadente delle motivazioni, ad ogni latitudine politica, da quella assai pragmatica dei leghisti a quella un po’ più naive dei grillini, passando per tutti i partiti di maggioranza, Pd, Italia viva e Liberi e Uguali compresi. Tutti vogliono partecipare al Gran Tavolo delle Nomine. Essere seduti o meno a quel tavolo misura la effettiva capacità contrattuale, nel presente e nel futuro, di un partito. Ecco perchè deve proprio succedere la fine del mondo per togliere l’attuale seppur litigiosa maggioranza da palazzo Chigi dove il tavolo è in via di allestimento. Un potere che difficilmente possono avere la sacrosanta battaglia sulla prescrizione o l’altra sulle concessioni autostradali, le bandiere che tuttora Di Maio agita nel disperato tentativo di tenere unito il Movimento.

E forse, proprio pensando al Gran Tavolo delle Nomine, Giancarlo Giorgetti, il Richelieu della Lega, lanciò a metà novembre la proposta di un Gran Tavolo delle Riforme, dalla legge elettorale alle più grandi crisi aziendali, dove tutti i partiti e gli stake holders (ora va di moda dire così), i portatori degli interessi nazionali, si fossero messi a sedere per trovare una soluzione. Salvini l’ha capito tardi, forse troppo. E nessuno gli ha creduto quando ha lanciato il tavolo di unità nazionale perchè poi “non si può governare sulle macerie”. Insomma, il GTR di Giorgetti altro non era che un modo per la Lega per stare poi seduti al GTN. Adesso, invece, le opposizioni e soprattutto la Lega che al governo in fondo c’era già, sono costrette a tentare la spallata al governo entro questo mese, in tempo utile per congelare le 400 nomine o, comunque, tentare di dare le carte in qualche altro modo.

Una nuova mission

Oltre a disegnare la mappa del potere economico, le nomine dovranno anche avere un profilo idoneo a dare una nuova mission ad aziende che avranno un ruolo sempre più strategico nell’economia italiana. Come racconta il ruolo di Invitalia dove accanto al già riconfermato amministratore delegato Domenico Arcuri è da poco arrivato, da Fincantieri, come presidente Andrea Viero. L’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, controllata al 100% dal Mef, sta giocando un ruolo sempre più centrale su ogni tavolo di crisi che si presenta, dalla Popolare di Bari a Ilva e Alitalia. E’ una sfida che si gioca sul confine ancora indefinito tra il vecchio concetto di nazionalizzazione e una nuova idea di partecipazione dello Stato in un ruolo di garanzia per un diverso modello di sviluppo. Insomma, una nuova sfida anche per i nuovi nominati, o riconfermati, ai vertici delle partecipate a cui il governo chiederà più investimenti nell’economia reale, una svolta green e la digitalizzazione delle parti più remote del Paese.

Dunque mentre il premier Conte cerca di tenere a bada le fibrillazioni che si sono concentrate in questo mese di gennaio – referendum per il taglio dei parlamentari, prescrizione e riforma del processo penale (il vertice di oggi è stato rinviato a giovedì per arrivare ad una migliore definizione della soluzione), voto in giunta sulla nave Gregoretti per mandare o meno a processo Salvini (previsto il 20 gennaio ma c’è aria di rinvio), regionali in Emilia Romagna e in Calabria – a cui ora si sono aggiunte le forti tensioni che arrivano dal quadrante mediorientale e dalla Libia, nel back stage di Palazzo Chigi si tratta sulle nomine e sui futuri assetti del potere economico italiano.

Il “comitato”

Entro febbraio il Tesoro presenterà le liste dei candidati nei vari cda e collegi sindacali. L’interlocutore politico del ministero è una sorta di Comitato, dove siedono i rappresentanti di tutte le forze politiche. E’ chiaro che tutto dipende da come il governo uscirà dalle strettoie di questo mese. Ed è altrettanto chiaro che la maggioranza farà di tutto per restare tale. A cominciare dal premier Conte che ogni giorno tra un’intervista e l’altra rassicura sulla tenuta del suo governo. Del cosiddetto “Comitato nomine” fanno parte Conte e il ministro Gualtieri come soci di diritto, il ministro Fraccaro (in quota 5 Stelle), Dario Franceschini in quota Pd, Matteo Renzi per Italia viva, Massimo D’Alema (con la consulenza di Ugo Sposetti) per Liberi e Uguali, Gianni Letta per Forza Italia e Giancarlo Giorgetti per la Lega. Ho trovato posto, di recente, anche Giorgia Meloni che stabilmente al 10 per cento vuole dire la sua in nome e per conto di Fratelli d’Italia.

Continuità

Indiscrezioni dicono che la parola chiave nei criteri delle nomine sarà “continuità” e “trasversalità”, evitare stravolgimenti anche perchè la situazione politica consiglia di mitigare le frizioni. Ecco quindi che dovrebbero essere riconfermati De Scalzi alla guida dell’Eni, Francesco Storace all’Enel, Alessandro Profumo a Leonardo e Matteo Del Fante ai vertici di Poste. Qualche certezza in meno riguarderebbe l’ad di Terna Luigi Ferraris: l’eccellente lavoro del manager non basterebbe per mettere a tacere appetiti di parte. Questo schema potrebbe però saltare se i 5 Stelle avranno tra un mese ancora la forza politica di avere pretese sui vertici di Eni. Sull’eccellente lavoro di Claudio De Scalzi, la bandierina della legalità grillina potrebbe avere la meglio in considerazione dell’inchiesta per una presunta omessa comunicazione di conflitto di interessi nelle operazioni di Eni in Congo. Soprattutto Di Maio e soci avrebbero mire importanti sul cane a sei zampe. E’ chiaro che rendere contendibile la casella Eni, aprirebbe un effetto domino su tutte le altre caselle interessate al Gran ballo delle nomine che riguarda anche la nuova governance di Consap, Consip e Sogei.

Giro di poltrone all’Anas

Per l’ad di Consip Cristiano Cannarsa è ormai quasi certa la nomina ai vertici di Anas (controllata da Fs) che potrebbe tornare all’antico se, come ripete ogni giorno Di Maio, tornerà a gestire le autostrade. A dicembre l’amministratore delegato Massimo Simonini, nominato dall’ex ministro Toninelli, s’è visto bocciare il budget 2020. Nei fatti è stato sfiduciato. La neoministra dem Paola De Micheli avrebbe due nomi in cima alla lista: il responsabile della manutenzione straordinaria Fulvio Soccodato, con cui la ministra ha lavorato quand’ era commissaria alla ricostruzione, e Ugo Dibennardo, responsabile coordinamento territoriale nord-ovest e già ad di Autostrade del Lazio. Ma alla fine dovrebbe prevalere proprio Cannarsa che avrebbe già incontrato il ceo di Ferrovie per discutere del nuovo incarico e che avrebbe già ricevuto l’ok del Tesoro, da cui dipende Consip. I renziani avrebbero messo nel mirino Gianfranco Battisti, ad di Fs, un’altra nomina targata 5 Stelle. Battisti però ha dalla sua le buone performance aziendali. Un intoccabile, o quasi.

Le agenzie fiscali

Vertici scaduti alle agenzie fiscali. All’Agenzia delle entrate sembrerebbe tutto pronto per il ritorno di Ernesto Maria Ruffini: l’avvocato tributaria di area renziana protagonista della trasformazione dell’ “odiata” Equitalia in Agenzia della Riscossione. Sotto la sua gestione l’Agenzia ha recuperato ben 20 miliardi nel 2017, un recupero record. e responsabile di un recupero record. A settembre 2018 il governo Conte 1 Lega-M5s lo sostituisce – nomina abbastanza clamorosa – con il generale della Guardia di Finanza Antonino Maggiore. Ora il Conte 2 Pd-M5s sarebbe pronto a farlo tornare. Non pochi però hanno suggerito al premier che si tratterebbe di un non sense. All’Agenzia delle dogane in pole c’è Maurizio Montemagno, direttore anticontraffazione e controlli. Al Demanio dovrebbe essere confermato il prefetto Riccardo Carpino.

Le Authority

Rinviata a marzo la partita delle Authority. Troppe incertezze politiche per mettere a segno due nomine chiave come la Privacy (vacante dalla scorsa primavera) e l’Agcom (vacante dall’estate). Il Parlamento ha rinviato per l’ennesima volta lo scorso 18 dicembre. Si tratta di due caselle troppo importanti per essere affidate a prescindere da un contesto più vasto di pesi e contrappesi. E il rinvio dimostra che non è stato raggiunto un accordo. In base alle intese di maggioranza, il Pd aveva scelto la Privacy e i 5 Stelle l’Agcom. Il Pd aveva scelto di puntare sull’ex vicepresidente del Csm Giovanni Legnini. Solo che le perfomance a doppia cifra di Fratelli d’Italia ha fatto alzare la testa a Giorgia Meloni che ha messo in campo, per la Privacy, il senatore Ignazio La Russa. Favorito, in caso di testa a testa con Legnini, dalla maggiore età. Ecco perchè il Pd, pur di non perdere una nomina che considera già sua, starebbe pensando di mettere in campo l’ex numero 1 della Corte dei Conti Raffaele Squitieri, più anziano di La Russa. Sull’Agcom, invece, manca ancora l’accordo tra Conte e i 5 Stelle: sono in corsa Giuseppe Busia, Fulvio Sarzana e Marco Scialdone ma i 5 Stelle stanno insistendo sul loro deputato Emilio Carelli, l’ex direttore di Sky Tg24. Sono più di 400 nomine. La mappa del potere economico. Si può essere disposti a molto pur di non perdere il privilegio di dare la carte al Gran Tavolo delle Nomine. E si possono accettare compromessi pur di stare seduti a quel tavolo.

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