Il confine sottile tra marketing e presa in giro.
Donald Trump torna a far parlare di sé. Non per un piano contro l’inflazione o per una proposta economica concreta, ma per un’operazione commerciale che fece discutere più dei suoi comizi: la vendita di orologi di lusso da 100 mila dollari l’uno, personalizzati e numerati, destinati – almeno sulla carta – ai suoi sostenitori più fedeli.
Nel video promozionale pubblicato su Truth, Trump si presenta come sempre in prima persona:
“Ciao a tutti, è il vostro presidente, Donald J. Trump”.
E poi l’annuncio del “Victory Tourbillon”, un orologio in oro e diamanti, accompagnato da una narrazione che ricorda più le televendite notturne che una campagna elettorale: pezzi limitati, numerazione esclusiva, aura di unicità.
Il numero uno? Ovviamente fuori mercato, perché “è il mio”.
Il problema è che, secondo diversi esperti del settore orologiero, il valore reale dell’oggetto sarebbe molto inferiore al prezzo richiesto. C’è chi parla di un costo di produzione tra i 15 e i 20 mila dollari, con poche ore di lavorazione. Un ricarico enorme, che ha scatenato ironia e critiche sui social.
Alcuni collezionisti e divulgatori del settore non hanno usato mezzi termini:
“Se qualcuno compra uno di questi, allora ho un ponte da vendervi”.
Altri si sono chiesti apertamente chi possa pensare di convincere il pubblico a spendere cifre simili per un prodotto che, a detta loro, non è all’altezza né dei materiali né della manifattura di veri marchi di alta orologeria.
Il tutto avviene mentre i legali di Trump tentano di congelare una multa da 450 milioni di dollari inflitta da un tribunale di New York per frode finanziaria.
Una coincidenza temporale che rende l’operazione ancora più controversa.
La campagna punta a venderne 147, numero simbolico legato all’ambizione di Trump di diventare il 47° presidente degli Stati Uniti. E non manca il colpo finale da televendita: “Sarà un grande regalo di Natale”, anche se il Natale arriva ben dopo l’Election Day.
A questo punto la domanda è inevitabile:
siamo di fronte a una geniale operazione di marketing politico o all’ennesimo tentativo di sfruttare il fanatismo dei sostenitori più fedeli?
È lecito raccogliere fondi in questo modo o si supera il confine tra consenso politico e pura speculazione?
Come sempre, ne parliamo tra amici, senza tifoserie cieche, ma con una certezza: quando la politica assomiglia sempre più a una televendita, forse il problema non è solo chi vende, ma anche chi compra.
Fonte: La Repubblica

E ora la parola a voi
- Spendere 100 mila dollari per un orologio legato a un leader politico è passione, investimento o fanatismo?
- Se il valore reale dell’oggetto fosse davvero dieci volte inferiore, parleremmo di furbizia commerciale o di presa in giro?
- È giusto finanziare una campagna elettorale vendendo prodotti di lusso ai sostenitori più fedeli?
- Secondo voi, se lo facesse un altro politico, il giudizio sarebbe lo stesso o cambierebbe?
- Dove finisce il marketing politico e dove inizia la speculazione sul consenso?
Come sempre, qui al bar si discute, si ascoltano tutte le opinioni e non si vende nessun ponte… almeno per ora 😉
Dite la vostra nei commenti.
