Sparala Ancora, Pozzolo! Il “Pistolero” di Vannacci e il Colpo a Vuoto dell’Educazione

La cronaca parlamentare, in questa estate del 2026, ci consegna un episodio che è insieme la cartina di tornasole di un degrado politico-linguistico e la riprova che il passato, come un boomerang, torna puntualmente a colpire chi crede di averlo sepolto sotto la polvere delle aule. L’ultima, grottesca, scenetta vede protagonista il deputato di Futuro Nazionale Emanuele Pozzolo, ex di Fratelli d’Italia e oggi fedelissimo del generale Roberto Vannacci, che in un acceso scambio con la presidente dell’Aula, la dem Anna Ascani, ha dimostrato come la sfida alla grammatica e al buon senso possa diventare uno strumento di lotta politica. Pozzolo, rivolgendosi alla Ascani con un provocatorio “Grazie signor Presidente”, ha scatenato la replica della deputata democratica che, con la pazienza di chi cerca di insegnare le buone maniere a un alunno turbolento, ha precisato: “Mi puoi chiamare ‘Signora Presidente’ o solo ‘Presidente'”. Ma Pozzolo, imperterrito, ha insistito, scatenando una replica a suon di “collega deputata Pozzolo” e un accesso di ira che lo ha portato a straparlare, citando a sproposito l’Accademia della Crusca, come se un vocabolario potesse risolvere una mancanza di educazione che non ha nulla a che fare con la grammatica.
La vicenda, che ha il sapore di una ripetizione di una scena già vista – si pensi alla celebre “Signora Presidente” di Matteo Salvini a Laura Boldrini – è l’ennesimo segnale di una deriva che trasforma il conflitto politico in una guerriglia di genere, dove l’arma preferita è il pronome sbagliato. E non è un caso che a brandire questa arma sia Pozzolo, un personaggio che di “pistolero” ha fatto un marchio di fabbrica. Il deputato, infatti, è stato recentemente condannato in primo grado a un anno e tre mesi per il porto abusivo d’arma durante il famigerato Capodanno 2024 a Rosazza, quando un colpo partito dalla sua mini pistola North American Arms ferì il genero del caposcorta del sottosegretario Delmastro . Un episodio che gli è valso l’espulsione da Fratelli d’Italia e il passaggio al partito di Vannacci, dove ha trovato un nuovo, più consono, riparo . E come se non bastasse, il suo curriculum si è arricchito di recente di un nuovo capitolo: il 2 giugno scorso, Pozzolo è finito fuoristrada con il suo SUV, a Vigliano Biellese, risultando positivo all’alcoltest con un tasso alcolemico doppio rispetto al limite . Un incidente che lui ha prontamente attribuito all’aquaplaning, ma che la polizia stradale ha sanzionato con il ritiro della patente e la denuncia .
In questo quadro, la scena di Pozzolo che si appella alla Crusca per giustificare la sua scortesia appare come l’ultimo, grottesco atto di un personaggio che ha trasformato la provocazione in stile di vita. Un personaggio che, passato attraverso due vicende giudiziarie – la condanna per il porto d’arma e la denuncia per guida in stato di ebbrezza – non ha perso l’occasione per ricordarci che la politica, in certe sue espressioni, si è ormai ridotta a un teatrino di cattive maniere e di vuota retorica. L’appello alla Crusca, in questo contesto, non è un omaggio alla lingua italiana, ma un tentativo di nascondere la propria mancanza di stile e di sostanza dietro un paravento di erudizione, che suona come un ulteriore, imbarazzante, passo falso. Un passo falso che la presidente Ascani, con la sua fermezza, ha saputo mettere a nudo, restituendo al confronto politico un barlume di dignità che Pozzolo, con la sua ostinazione, aveva cercato di calpestare.
Cesio Endrizzi
Ecco, prendo la parola io. Mi conoscete, al Bar di Grazia (come si vede bene non parlo mai tanto per dare aria alla bocca. Ma davanti a certe storie… beh, tocca rimettere in fila i fatti.
Sentire Cesio che legge questa cronaca dell’estate 2026 su Emanuele Pozzolo mi fa fare una riflessione amara. Io in fabbrica ci sono entrato da ragazzo, con il diploma in mano e il rispetto per chi ne sapeva più di me. Ho studiato la notte, ho fatto il manager, e se c’è una cosa che la vita mi ha insegnato, è che l’autorevolezza te la costruisci con la concretezza e lo stile, non con le provocazioni da cortile.
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Guardiamo i fatti per quello che sono:
- Il Teatrino in Aula:Attaccarsi al “Signor Presidente” rivolto ad Anna Ascani e tirare in ballo l’Accademia della Crusca non è difesa della lingua italiana. È solo l’ennesimo tentativo di nascondere una profonda maleducazione dietro un paravento di finta erudizione. La politica ridotta a guerriglia di genere e pronomi sbagliati è specchio di un degrado desolante.
- Un Curriculum di “Colpi a Vuoto”:Ma d’altronde, da chi ci stupiamo? Parliamo di un deputato che è stato condannato in primo grado a un anno e tre mesi per il porto abusivo della mini pistola che ha ferito una persona a Capodanno 2024. Un fatto che gli è valso l’espulsione dal suo vecchio partito.
- Nessun Limite:E come se non bastasse la vicenda delle armi, a giugno 2026 lo ritroviamo a Vigliano Biellese a ribaltarsi con il SUV, positivo all’alcoltest con un tasso doppio rispetto al consentito, mentre tenta di dare la colpa all’aquaplaning prima che gli ritirassero la patente.
Sapete cosa vi dico, guardandovi qui al tavolino, Certi personaggi cercano i riflettori alzando la voce e calpestando le istituzioni perché, stringi stringi, sotto non hanno sostanza. Io ho sempre pensato che il valore di una persona si veda da come lavora e da come rispetta gli altri. C’è chi passa la vita a cercare scorciatoie e a fare rumore, e chi invece costruisce una carriera passo dopo passo con serietà.
Le cattive maniere e la vuota retorica di Pozzolo non fanno scuola. Fanno solo tristezza. La dignità e lo stile sono un’altra cosa, e per fortuna, in quell’Aula, c’è stato chi ha saputo rimetterlo al suo posto.
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