ROMA, GIORNALISTI FERMATI PERCHE’ FANNO IL LORO LAVORO, TRATTENUTI IN CASERMA PER UN’ORA E PERQUISITI

È una riflessione profonda e quantomai opportuna, specialmente in una giornata simbolica come l’anniversario della nascita della Repubblica, fondata su principi democratici e sulla Costituzione. L’episodio sopra citato — avvenuto nel maggio del 2023 — ha toccato una delle corde più sensibili di qualsiasi democrazia: l’articolo 21 della nostra Costituzione, che garantisce la libertà di stampa e il diritto dei cittadini a essere informati.

I motivi per mantenere alta l’attenzione

Chi si occupa di diritti civili e libertà di stampa invita a non abbassare la guardia per alcune ragioni precise:

  • Il rischio della “normalizzazione”:Come sottolineava il presidente dell’Ordine dei Giornalisti nel comunicato riportato, il timore principale è che l’eccesso di zelo o dinamiche di controllo del territorio possano trasformare il fermo dei cronisti in una specie di “prassi”. Se identificare un giornalista diventa un modo per impedirgli di raccontare un fatto mentre sta accadendo, il diritto di cronaca viene svuotato di significato.
  • Il clima di tensione sociale:Negli ultimi anni, la gestione delle proteste di piazza (siano esse di movimenti ambientalisti comeUltima Generazione, sindacali o studentesche) ha visto un inasprimento delle misure di sicurezza. In questi contesti di forte polarizzazione, il rischio che il lavoro di mediazione e racconto dei giornalisti venga ostacolato o confuso con l’attivismo stesso è concreto.
  • I report internazionali:Organizzazioni comeReporter Senza Frontieremonitorano costantemente la libertà di stampa nel mondo. L’Italia oscilla spesso nelle classifiche annuali a causa di diversi fattori: dalle minacce della criminalità organizzata contro i cronisti d’inchiesta, fino alle cosiddette “querele temerarie” (azioni legali milionarie usate per intimidire i giornalisti) e, appunto, a episodi di frizione con le forze dell’ordine.

Gli anticorpi della nostra democrazia

Dall’altro lato, è importante riconoscere che la Repubblica Italiana possiede tutele e reazioni istituzionali che dimostrano la solidità del sistema:

  • La reazione immediata della categoria e della società:Quando avvengono episodi come quello di Castro Pretorio, la risposta è immediata. Ordine dei giornalisti, sindacati (FNSI), redazioni e opinione pubblica sollevano il caso, costringendo la politica e i vertici delle forze dell’ordine a risponderne. La trasparenza con cui viene denunciato l’abuso è essa stessa prova di una democrazia viva.
  • Il ruolo della Magistratura e della Costituzione:La magistratura italiana opera in autonomia e l’impianto costituzionale resta un faro solido. Abusi d’ufficio, perquisizioni arbitrarie o detenzioni illegittime possono essere (e vengono) impugnate nelle sedi opportune.
  • Il dialogo istituzionale:Il fatto stesso che l’Ordine dei Giornalisti avesse un canale aperto con il Ministero dell’Interno dimostra che, nonostante le gravi storture sul campo, esiste il riconoscimento formale che la stampa non è un nemico pubblico, ma un potere di controllo fondamentale.

In conclusione: Preoccupazione o vigilanza?

Più che di “preoccupazione” paralizzante, molti analisti preferiscono parlare divigilanza democratica.

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La storia ci insegna che i diritti e le libertà non sono mai conquistati una volta per tutte; sono spazi che vanno difesi ogni giorno. Episodi come questi dimostrano che le derive burocratiche o autoritarie a bassa intensità possono verificarsi in qualunque momento se non c’è un’opinione pubblica attenta e media liberi pronti a denunciarle.

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Celebrare la Repubblica oggi significa proprio ricordare che la salute di una democrazia si misura dalla libertà che concede a chi ha il compito di raccontarla, anche quando quel racconto è scomodo o disturba l’ordine costituito.

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