Quando il coraggio non è un optional

Qui al Bar, tra un caffè e l’altro, si impara che le chiacchiere sono tante, ma le azioni… quelle si contano sulle dita di una mano. Ho letto le parole del Sindaco di Bacoli. Non sono un uomo che si entusiasma facilmente – alla mia età la pelle è diventata spessa come il cuoio – ma stavolta ho sentito il bisogno di dire la mia.
Si parla tanto di “diritti acquisiti”, ma spesso, dietro quel parolone, si nasconde solo la polvere accumulata da chi ha creduto di poter fare il bello e il cattivo tempo, fregandosene del bene comune.
La livella e l’ingranaggio
Nella mia vita, prima col geometra e poi con la legge, ho capito una cosa fondamentale:le fondamenta devono essere dritte.Se una costruzione poggia su un privilegio, su una deroga concessa a un “amico degli amici”, prima o poi il muro si crepa. È la fisica, è la logica. Non è cattiveria, è igiene sociale.
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La “lobby dei privilegiati” è come un ingranaggio incrostato di grasso vecchio. Pensi che faccia girare tutto meglio perché è lì da sempre, invece sta solo bloccando il motore. Il Sindaco, in questo caso, ha preso la chiave inglese e ha deciso di pulire il meccanismo. Non è un lavoro comodo. Ti sporchi le mani, ti attiri le ire di chi quel grasso lo metteva e ne godeva, e rischi di graffiarti. Ma è l’unico modo per far ripartire la macchina.
Il diritto contro il privilegio
Il diritto è di tutti, il privilegio è di pochi. Quando un amministratore sceglie di stare dalla parte dei molti, non sta facendo “politica” nel senso sporco che siamo abituati a vedere. Sta facendo il suo dovere, quello per cui è stato eletto: garantire che la livella resti dritta.
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Vedere qualcuno che non china la testa davanti alle “pretese” di chi si sente intoccabile mi ridà un po’ di speranza. Non serve urlare, serve agire. Serve la schiena dritta.
La chiosa di Nonno Gigio
Si schiarisce la voce, prende un ultimo sorso di caffè e guarda fisso davanti a sé.
«La legge è come la livella del geometra: non serve a rendere tutti uguali, serve a evitare che qualcuno si prenda il diritto di inclinare il terreno a suo piacimento. Chi ha il coraggio di raddrizzare il piano, spesso resta solo, ma è l’unico che può guardarsi allo specchio la mattina senza dover abbassare lo sguardo. Avanti così, Bacoli: la dignità non si compra, si difende.»
Nonno Gigio riprende la penna, segna un punto sul taccuino e torna a guardare fuori dalla finestra, verso la piazza.
E voi? Cosa ne pensate di questa presa di posizione? Credete che in questo Paese ci sia ancora spazio per il coraggio di raddrizzare la “livella”, o ormai ci siamo abituati a camminare in pendenza?
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