Quando i politicanti pensano solo ai propri interessi.

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La separazione di quel piccolo territorio inutile è stata una truffa politica per moltiplicare gli incarichi pubblici.

Evoluzione del territorio di Abruzzo e Molise, uniti fino al 1963 e poi divisi in due regioni distinte.

Nel 1963 i politici locali della Democrazia Cristiana hanno forzato la mano per creare un nuovo bacino elettorale

[1]. Non c’entrava nulla la ricchezza o l’identità culturale. Volevano semplicemente un consiglio regionale nuovo di zecca con i relativi stipendi e posti di potere da distribuire ai propri sostenitori. Hanno sfruttato una deroga costituzionale per staccare un territorio minuscolo e demograficamente irrilevante, condannandolo a un isolamento economico disastroso pur di garantire carriere politiche a 4 dirigenti di provincia. Noi italiani paghiamo ancora oggi il conto di questa mostruosità amministrativa, mantenendo un apparato burocratico regionale per una popolazione di appena 290000 abitanti.

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Il blocco emiliano romagnolo risponde a una logica diametralmente opposta, basata sul controllo spietato del denaro e del potere. Bologna non lascerà mai scappare la Romagna perché significherebbe rinunciare agli incassi miliardari del turismo costiero e dell’agroalimentare. Fin dal dopoguerra il Partito Comunista e i suoi eredi hanno costruito una struttura amministrativa monolitica e inattaccabile. Dividere la regione vorrebbe dire spezzare questo monopolio politico ed economico, dimezzando il peso contrattuale di questi burocrati a livello nazionale. I politici romagnoli protestano ogni tanto per avere più autonomia, ma sanno benissimo che staccarsi dalla ricca Emilia significherebbe perdere i vantaggi di un sistema sanitario e infrastrutturale finanziato con le tasse di tutti

[2]. Nessuno dei due territori ha il minimo interesse a distruggere un ente regionale che gestisce bilanci da 12 miliardi di euro all’anno.

Il ragionamento su questa farsa istituzionale è molto semplice e si basa sull’osservazione della nostra avidità. Le regioni italiane non sono entità storiche o culturali da preservare. Sono enormi centri di spesa progettati per estrarre tasse e distribuire stipendi pubblici. Il Molise è stato creato dal nulla perché i politici dell’epoca avevano bisogno di nuovi incarichi retribuiti e nuovi fondi statali da gestire senza dover rendere conto all’Abruzzo. L’Emilia e la Romagna restano unite perché i loro amministratori sono troppo avidi per dividere i soldi degli appalti e dei finanziamenti europei. Noi cittadini crediamo alle menzogne dell’identità locale, mentre chi ci governa usa la geografia esclusivamente per calcolare quanti soldi può sottrarre legalmente attraverso i bilanci regionali. Questa è la squallida realtà dei fatti che ci ostiniamo a ignorare per non ammettere di essere governati da parassiti.

Note a piè di pagina

[1] [2] Referendum per dividere Emilia e Romagna, la Lega fa infuriare la polemica

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