Nicole Minetti ha ricevuto la grazia
Al bar di Grazia, tra un caffè ristretto e una sfogliatella che fa dimenticare pure i debiti, il dibattito del giorno ha un nome e cognome: Nicole Minetti. La notizia gira veloce: grazia concessa dal Presidente della Repubblica, su richiesta del ministro Carlo Nordio.
Il motivo? L’urgenza di assistere un minore in gravi condizioni di salute.
E già qui il bar si divide: chi dice “atto di umanità”, chi invece storce il naso e mormora “la legge dovrebbe essere uguale per tutti, senza scorciatoie”. Ma si sa, la memoria al bar è lunga… e pure selettiva. E allora, tra un sorso e una battuta, qualcuno tira fuori i tempi del Caso Ruby, quando la Minetti veniva dipinta come figura di collegamento nel mondo attorno a Silvio Berlusconi e alle famose “Olgettine”.
Parole che oggi pesano come macigni per qualcuno, e che per altri sono solo “storia vecchia, già giudicata”.
Il punto, però, resta lì, sul tavolino appiccicoso accanto alla tazzina: si può separare il passato di una persona dal presente? E soprattutto, la giustizia deve tener conto delle situazioni umane oppure no? C’è chi alza la voce, chi abbassa lo sguardo, chi cambia discorso parlando del Napoli o della Roma.
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Ma sotto sotto, la domanda resta sospesa nell’aria, come il fumo del caffè caldo. E allora, come direbbe Nonno Gigio, appoggiandosi al bastone e guardando tutti con quell’aria tra il saggio e il disincantato:
“Figli miei, la giustizia è una cosa seria… ma pure la vita lo è. E quando le due si incontrano, non sempre fanno pace. Però ricordatevi una cosa: il passato non si cancella, ma nemmeno deve diventare una condanna a vita. Perché se non lasciamo spazio al presente, allora tanto vale chiudere il futuro dentro un cassetto… e buttare pure la chiave.”
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