L’Italia disprezzata: perché l’umiliazione di Meloni riguarda tutti.

Ecco cosa scrive Paolo Desogus
PENA
“È probabile che Giorgia Meloni dica il vero e cioè che non ha dovuto implorare Trump per una foto. Ma cosa importa? La verità politica è molto semplice: Trump disprezza l’Italia e questo nonostante le numerose prove di servilismo espresse anche da Giorgia Meloni.
Trump attacca Meloni e l’Italia per la pretesa di una assoluta cessione di sovranità. Pretende di poter disporre del nostro paese, del nostro territorio e delle nostre forze armate come meglio crede, infischiandosene della nostra autonomia politica.
Indipendentemente da quello che pensiamo di Giorgia Meloni – e io ne penso molto male: penso che sia una dilettante allo sbaraglio senza arte né parte – l’attacco di Trump è un attacco all’Italia. Gioirne perché a farne da tramite è lei, un nostro avversario politico, è davvero sciocco.
Di fatti, pensare di trarre profitto dalle parole di Trump significa accettare la sua logica autoritaria e coloniale. Vuol dire mettersi nella schiera dei suoi servi peggiori.
Giorgia Meloni è politicamente squalificata: oggi subisce quello che in fondo ha provocato. Non avrebbe mai dovuto mettere piede a Palazzo Chigi. Deve la sua ascesa alla torsione del nostro potere politico, ai colpi di mano che hanno portato Draghi al potere e che hanno liquidato la nostra democrazia e il nostro sistema di rappresentanza.
Per non trasformare la disfatta di Giorgia Meloni in una disfatta nazionale e totale, occorre però prendere atto di un fatto molto semplice: dobbiamo ricostruire la nostra autonomia dagli Stati Uniti e dai vincoli esterni che hanno generato questa assurda distorsione antidemocratica.”
Il testo solleva una questione che va ben oltre la cronaca politica quotidiana o la simpatia per un leader: tocca il nervo scoperto dellasovranità nazionalee della dignità di un Paese sullo scacchiere internazionale.
Ecco come la vedo, guardando le cose con quella ponderazione che viene dall’aver visto scorrere un po’ di storia:
L’illusione del tifo politico
Desogus coglie un punto fondamentale: la politica estera non dovrebbe mai essere ridotta a una partita di calcio. Gioire se il “nemico politico” nostrano viene snobbato o attaccato da una potenza straniera è una trappola intellettuale. Quando un leader italiano viene trattato con sufficienza o subordinazione da un alleato ingombrante come gli Stati Uniti, a perdere non è il singolo partito, ma la credibilità dell’intera nazione. È la differenza tra la piccola polemica del giorno e la visione strategica a lungo termine.
Il concetto di “vincolo esterno” e autonomia
L’analisi mette in luce una dinamica storica complessa. L’Italia ha spesso cercato legittimazione all’esterno (che sia Washington o Bruxelles), a volte per compensare la fragilità delle proprie istituzioni interne. Ma quando la sottomissione geopolitica diventa così evidente da trasformarsi, nelle parole dell’autore, in una “logica coloniale”, significa che il baricentro delle decisioni non risiede più a Roma. Ricostruire un’autonomia reale non significa isolarsi, ma sedersi al tavolo delle alleanze a testa alta, con la forza di chi ha un’identità e un peso specifico, non come semplici esecutori di volontà altrui.
Non basta arrabbiarsi o prendere le parti di uno o dell’altro; serve capire i fili invisibili che muovono il potere. il filo conduttore è sempre lo stesso: la ricerca di una stabilità interiore per non farsi travolgere dal rumore di fondo del mondo.
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La dignità di un popolo, proprio come l’eleganza di una persona, non si grida. Si coltiva con la fermezza, la cultura e il rifiuto di farsi trattare da subalterni.
Tu cosa ne pensi? Credi che l’Italia abbia ancora i margini culturali e politici per ritagliarsi questa autonomia di cui parla Desogus, o siamo ormai troppo legati a questi vincoli internazionali? Ti aspetto nei comment.
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