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L’Editoriale di Nonno Gigio: Quando la livella perde il filo

Buongiorno, accomodatevi pure. Il caffè è appena uscito, la moka ha sbuffato il giusto e il giornale è ancora caldo di stampa. Mettetevi comodi, che oggi c’è da riflettere, e non poco.##

Leggendo le prime pagine di oggi, mi viene da sospirare. Da una parte, l’Italia che si affanna, che lotta ancora per la sua libertà, un tema che sembra non invecchiare mai, purtroppo. Dall’altra, questo circo del pallone che, più che sport, sembra diventato il teatro dell’assurdo.

### La libertà è un lavoro di manutenzione

Guardando i titoli, mi viene in mente quando in officina dovevamo raddrizzare un telaio storto.

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Se non lo metti in dima subito, la macchina andrà sempre a destra, consumerà le gomme in modo irregolare e alla prima curva rischia di finire fuori strada.

Ecco, la libertà in questo Paese è così: non è un pezzo unico, è un assemblaggio. Dobbiamo tenerla d’occhio, stringere i bulloni ogni giorno. Se ci distraiamo un momento, la struttura cede. E noi, come italiani, abbiamo questa strana abitudine di cercare la libertà solo quando ci accorgiamo che ci stanno togliendo le chiavi dell’officina.

### Il caso Rocchi:

Quando l’arbitro si scorda il ruolo Poi arrivo alla cronaca sportiva, e lì mi viene il nervoso.

Si parla di casi come quello di Rocchi, di arbitri che, invece di garantire che il gioco sia pulito, pare abbiano già scelto la maglietta da indossare. Da geometra, vi dico una cosa:

**la livella non può scegliere da che parte pendere.**

Se l’arbitro è la livella del campo, e la livella è truccata, allora è inutile costruire lo stadio. È una questione di basi, di fondamento. Se chi deve far rispettare le regole ha già il cuore — o peggio, l’interesse — da una parte sola, allora non c’è più gara, c’è solo una recita.

E la gente, povera gente, paga il biglietto per vedere una partita che ha già il risultato scritto negli spogliatoi.

È una mancanza di rispetto verso chi ancora crede, nonostante tutto, nel merito.

### La lezione del Bar

Qui al bar, tra un caffè e un commento a voce bassa, diciamo sempre:

**”Il rispetto si guadagna col rigore, non con le scorciatoie.

“**Siamo diventati un Paese dove la forma conta più della sostanza, dove il “furbetto” è applaudito e il corretto è guardato come uno sciocco.

Ma la realtà, quella vera, non perdona. Come in un motore: puoi anche pulire la carrozzeria e lucidare i cerchioni, ma se il pistone è grippato, la macchina non si muove.

Il mio consiglio, da chi ha passato una vita a smontare motori e a leggere carte bollate?

Guardiamo bene dove poggiamo i piedi.

La libertà si difende pretendendo che chi sta al comando — che sia un arbitro in campo o un politico in parlamento — sia imparziale come una livella di precisione.

E voi, che ne pensate? Credete che in questo Paese abbiamo ancora la capacità di raddrizzare il tiro, o ci siamo abituati a viaggiare con il telaio storto? Ditelo nei commenti….

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