L’editoriale di Nonno Gigio – Il minuto di silenzio (che ha fatto più rumore di una sagra)
Ci sono minuti di silenzio che pesano come macigni.
E poi ci sono quelli che sembrano più una riunione di condominio andata male.
Quello andato in scena nel Consiglio comunale di Milano per Umberto Bossi appartiene decisamente alla seconda categoria. Altro che raccoglimento: pareva più il momento in cui qualcuno spegne la musica… e subito dopo partono le liti su chi ha portato il vino cattivo.
Ora, sia chiaro: il minuto di silenzio è una cosa seria. Serissima. È un gesto che dovrebbe unire, far riflettere, mettere tutti sullo stesso piano almeno per sessanta secondi. Sessanta. Non un’eternità. Nemmeno il tempo di una moka fatta bene.
E invece no.
Perché quando si parla di certi personaggi, la memoria in Italia funziona un po’ come il telecomando della TV:
si cambia canale quando il programma non piace.
☕Ti piace questo articolo?Se apprezzi l'assenza di pubblicità, puoi sostenermi con uncaffè sospeso. Grazie!
E così, mentre qualcuno ricordava il “padre fondatore”, qualcun altro — tipo Michele Albiani — ha pensato bene di dire:
“Scusate eh… ma forse stiamo dimenticando qualche dettaglio.”
Apriti cielo.
Non più un minuto di silenzio, ma un minuto di“shhhhh… no, tu no! Parla dopo! Anzi no!”
Fischi, urla, indignazione.
Che in Italia, si sa, arrivano sempre puntuali: non quando si devono affrontare i problemi, ma quando qualcuno li nomina.
Nonno Gigio, dal suo sgabello al bar di Grazia, se la immagina così:
– “Facciamo un minuto di silenzio.”
– “Va bene.”
– “Però ricordiamo solo le cose belle.”
– “E le altre?”
– “Quelle le mettiamo sotto il tappeto, insieme alla polvere e alle promesse elettorali.”
Perché il punto, cari amici del bar, è semplice:
noi italiani abbiamo inventato l’arte del ricordo selettivo.
Ricordiamo le canzoni, ma dimentichiamo le stonature.
Ricordiamo le parole, ma non le conseguenze.
Ricordiamo gli uomini… ma solo a metà, come certi caffè allungati male.
E allora succede che uno si alza, rompe il copione e dice:
“Guardate che la storia non è un album di figurine, dove scegli solo quelle che ti piacciono.”
E giù il caos.
Perché la verità, diciamolo, è come il prezzemolo:
quando la metti dappertutto, a qualcuno dà fastidio.
☕Ti piace questo articolo?Se apprezzi l'assenza di pubblicità, puoi sostenermi con uncaffè sospeso. Grazie!
Ma Nonno Gigio, con tutta la sua ironia e qualche acciacco, una cosa la vuole dire:
Se un minuto di silenzio diventa più rumoroso di una curva allo stadio…
forse il problema non è chi parla.
Forse il problema è chenon siamo più abituati ad ascoltare.
E allora sì, ogni tanto serve qualcuno che stoni nel coro.
Non per mancare di rispetto, ma per ricordarci che la memoria — quella vera — non è mai comoda.
È un po’ come lo sgabello del bar:
se traballa, non è colpa di chi si siede.
È che qualcuno, prima, ha fatto finta di niente.
E adesso, se permettete,
facciamo davvero un minuto di silenzio.
Ma stavolta… senza telecomando. 📺
Ti è piaciuta questa lettura? Se apprezzi questo Bar libero dalla pubblicità, puoi sostenere il mio lavoro con un piccolo gesto.
☕ Offrimi un caffè sospeso
