La verità arriva tardi, ma arriva: vinta la causa contro Tiziano Renzi

Quando la critica politica vince in tribunale

Con la morte nel cuore, ma anche con un certo sollievo: ho vinto anche il secondo appello contro Tiziano Renzi. Dovrà restituirmi i 50 mila euro che ero stato costretto a versargli per una legittima critica politica, più interessi e spese legali. Totale: circa 100 mila euro.

Tutto nasce da una frase detta nel 2017 a Otto e mezzo, parlando dell’inchiesta Consip: osservavo che, se il padre del capo del governo si muove in affari che incrociano aziende controllate dallo Stato, si crea un gigantesco conflitto d’interessi. Una critica rivolta a Matteo Renzi, non a suo padre. Eppure Tiziano Renzi mi denunciò.

Non ricevetti mai la notifica e venni processato in contumacia. Nel 2018 fui condannato a pagare. Lo scoprii dai giornali e da un post trionfale di Matteo Renzi, che mi definì “diffamatore seriale” e annunciò che avrebbe usato quei soldi per il mutuo della sua villa.

Solo la Cassazione rimise ordine, ricordando ai giudici che il diritto di critica va verificato d’ufficio. Il nuovo Appello si è concluso pochi giorni fa con il rigetto totale delle pretese di Tiziano Renzi e la condanna alla restituzione di quanto incassato.

La sentenza è netta: critica legittima, interesse pubblico, fatti veri, toni misurati. E ribadisce una cosa semplice ma fondamentale: la libertà di parola serve anche a controllare il potere.

Otto anni di causa temeraria restano un danno enorme. Ma questa decisione è una boccata d’ossigeno per chi crede che informare e criticare non siano reati.

Per il resto, vale una frase già sentita:
“Bisogna sopportare le ingiustizie, perché la verità prima o poi arriva.”

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