La Svezia della “civiltà”: quando lo Stato decideva chi poteva fare figli

4 amici al bar di Grazia

«Ma come? La Svezia?»

Rino quasi si strozza con il caffè.

— «Quella Svezia lì? Quella dei diritti, del welfare, della società civile, delle biciclette, degli svedesi tutti belli, biondi e democratici?»

Grazia lo guarda.

— «Proprio quella.»

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E qui parte una storia che sembra inventata da qualcuno con troppa fantasia.

Solo che, purtroppo,non è una favola.

Tra il1934 e il 1976, in Svezia furono in vigore leggi che consentirono la sterilizzazione di persone considerate inadatte a riprodursi.

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La parola magica eraeugenetica.

Detta così sembra quasi una cosa elegante.

Una parola da professori con gli occhiali sul naso e il camice bianco.

In realtà significava, molto semplicemente:

decidere chi fosse abbastanza “buono” per avere figli e chi no.

Il catalogo degli “inadatti”

E qui viene il bello.

O meglio, il brutto.

Non bastavano necessariamente gravi malattie ereditarie.

Nel mirino potevano finire persone considerate affette da “debolezza mentale”, persone con problemi psichiatrici, alcolisti, epilettici, ex detenuti e individui giudicati socialmente inadatti.

E anche persone considerate di “razza mista”.

Insomma, non era necessario essere pericolosi.

Bastava non corrispondere abbastanza bene al modello di cittadino che qualcuno, dall’alto, aveva deciso essere quello giusto.

Una specie di concorso per diventare genitore.

Solo che la giuria non chiedeva il tuo parere.

E il premio era… non poter avere figli.

E le donne?

Le donne furono colpite in modo particolarmente pesante.

Perché, evidentemente, quando uno Stato decide di giocare al piccolo Dio della genetica, il corpo femminile diventa una proprietà amministrativa.

Ragazze e donne potevano essere sottoposte a sterilizzazione sulla base di valutazioni riguardanti la loro intelligenza, il loro comportamento o la loro presunta incapacità di conformarsi alle norme sociali.

Avete presente quella vecchia abitudine di dire:

«Quella è una ragazza difficile»?

Ecco.

In certi casi, la faccenda poteva diventare molto più seria di un semplice giudizio della vicina di casa.

La storia della ragazza che aveva bisogno degli occhiali

Tra le vicende raccontate nella documentazione e nelle testimonianze c’è anche quella, diventata emblematica, di una ragazza giudicata con deficit intellettivi perché non riusciva a leggere dalla lavagna.

Il dettaglio tragicamente grottesco?

Aveva semplicemente bisogno degli occhiali.

Ora, mettiamoci nei suoi panni.

Tu non vedi bene.

Qualcuno conclude che sei poco intelligente.

Poi qualcun altro mette un timbro.

E alla fine lo Stato decide che non devi poter avere figli.

Perché?

Perché non riuscivi a leggere la lavagna.

A questo punto verrebbe da chiedersi:

ma gli occhiali li avevano almeno provati?

Perché, se questa storia ci insegna qualcosa, è che una diagnosi sbagliata può durare cinque minuti.

Una sterilizzazione, invece, può duraretutta la vita.

E non era solo la Svezia

Prima che qualcuno pensi:

— «Ah, ma quelli erano gli svedesi…»

No, cari miei.

L’eugenetica non aveva passaporto.

Politiche di sterilizzazione furono adottate anche in altri Paesi.

Norvegia e Danimarcaebbero programmi analoghi.

E negliStati Unitidiversi Stati applicarono politiche di sterilizzazione forzata.

InCarolina del Nord, migliaia di persone furono sterilizzate prima della fine del programma nel 1973.

E tra le vittime ci furono anche moltissime donne appartenenti a minoranze razziali.

Insomma, l’idea era internazionale:

prendiamo la scienza, togliamole un po’ di scienza, aggiungiamoci qualche pregiudizio e facciamone una legge.

Geniale.

Il problema è sempre la parola “inferiore”

La cosa più inquietante non è soltanto ciò che accadde.

È il modo in cui fu giustificato.

Perché le grandi ingiustizie raramente si presentano dicendo:

«Buongiorno, sono un’ingiustizia.»

No.

Arrivano con un linguaggio rispettabile.

“Tutela della società.”

“Interesse pubblico.”

“Prevenzione.”

“Scienza.”

“Normalità.”

“Degenerazione.”

E soprattutto:

“persone inadatte”.

Ed eccoci arrivati al punto.

Chi decide chi è inadatto?

Il medico?

Il giudice?

Il politico?

La maggioranza?

Il vicino di casa?

E se domani cambiano i criteri?

Perché la storia non è mai veramente vecchia

La Svezia abbandonò definitivamente queste politiche nel1976.

Nel1999arrivò anche un programma di risarcimento per alcune vittime.

Ma provate a pensarci.

Una persona può ricevere dei soldi.

Può ricevere delle scuse.

Può ricevere un documento ufficiale in cui lo Stato ammette di aver sbagliato.

Ma una cosa non può riceverla indietro:

la possibilità di avere una famiglia che qualcuno le ha tolto.

E questo dovrebbe bastare per capire che certi errori dello Stato non sono semplicemente “errori amministrativi”.

Sono tragedie umane.


☕ La parola a Nonno Gigio

Nonno Gigio fino a quel momento era rimasto zitto.

Stranamente.

Poi posa la tazzina.

— «Ragazzi, io una cosa non l’ho mai capita.»

Tutti lo guardano.

— «Come fanno quelli che si sentono superiori agli altri ad essere così sicuri di essere intelligenti?»

Silenzio.

— «Perché vedete, quelli dell’eugenetica erano convinti di avere capito tutto. Avevano stabilito chi era intelligente, chi era normale, chi era sano, chi era utile e chi invece era meglio che non facesse figli.»

Fa una pausa.

— «E lo facevano pure in nome della scienza.»

Rino sorride:

— «Nonno, ma oggi mica succede più.»

Nonno Gigio lo guarda.

— «E chi lo sa?»

— «Come chi lo sa?»

— «La storia non ci insegna che gli uomini smettono di fare stupidaggini. Ci insegna checambiano il nome alle stupidaggini.»

Grazia sorride.

Nonno Gigio continua:

— «Ieri decidevano chi era “geneticamente inferiore”. Oggi magari decidono chi è un peso, chi è improduttivo, chi è un problema, chi non è abbastanza normale, chi non merita attenzione.»

Si sistema gli occhiali.

— «E allora ricordatevi questa cosa.»

Il giorno in cui qualcuno comincia a classificare gli esseri umani come “superiori” e “inferiori”, non sta costruendo una società migliore.

Sta preparando una società nella quale, prima o poi, qualcuno verrà classificato dalla parte sbagliata.

E quando toccherà a voi…

potrebbe essere troppo tardi per protestare.

Nonno Gigio prende il caffè.

— «E adesso, per favore, portatemi un’altra tazzina. Quella almeno non mi chiede se sono geneticamente idoneo.»

Fine della discussione.

O forse no.

Perché la storia, quella vera, non finisce mai davvero.

**Resta lì.

Aspetta soltanto che qualcuno la dimentichi.**


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