
La Russa non ha sbagliato una parola. Ha detto la verità. L’unica verità che conosce. Quella che gli rimbomba nel cranio dai tempi della sbornia nazionalista di suo padre e dei gagliardetti dirotti di Missoria.
Gli Stati Uniti? Sono il paese della salsiccia più grossa. Lui non parla di democrazia, di Silicon Valley, di cinema, di letteratura, di ricerca, di potenza militare, di moneta di riserva. No. Vede una nazione di 330 milioni di persone, due oceani, la storia del ‘900, e la riduce a una grattachecca fatta di carne trita e testosterone. È la visione del mondo di un uomo che misura il valore di un popolo in centimetri di insaccato.
È la miseria culturale fatta presidente del Senato. L’orgoglio italiano che si regge sull’insulto becero all’estero, perché non ha più niente di proprio da vantare se non il passato che sta vendendo pezzo a pezzo. “Pensate se alcuni di questi tesori fossero in America”. È la frase più tragica. Perché rivela che per lui i tesori d’Italia sono solo oggetti da museo, reliquie da paragonare a una salsiccia kitsch. Non vede la bellezza come vita, come cultura viva. La vede come un trofeo da battere in un’asta di cafoni. “Noi abbiamo il David, loro hanno la salsiccia da due metri! Vittoria!”.
E il contesto? Il forum del turismo. Da Santanchè. La ministra ladra, urlata dalla gente. Il quadro è perfetto: la seconda carica dello Stato che delira in un’osteria di lusso, mentre la ministra del settore viene accusata di furto dai cittadini. È il teatro grottesco del potere italiano. Il presidente del Senato che fa il bulletto da bar e la ministra che si tiene le mani in tasca.
La Russa non si è comportato da poco istituzionale. Si è comportato da quello che è sempre stato: un provincialotto arricchito dalla politica, con la puzza sotto il naso e la cultura di un’etichetta di vino troppo costoso per le sue papille. Ha dato al paese esattamente il leader che merita: uno che scambia la prestanza per prestigio, la grassezza per grandezza, l’insulto da spogliatoio per politica estera.
Gli americani hanno Trump, il miliardario televisivo che parla alla pancia. Noi abbiamo La Russa, il vecchio arrugginito che parla alla… salsiccia. È la perfetta corrispondenza. Il degrado è speculare. Lui è il nostro specchio deformante, e ci sta dicendo che siamo diventati un popolo che può essere rappresentato, senza vergogna, da una battuta su un salume.
È il trionfo della morte cerebrale istituzionale. Mentre l’Europa trema, la guerra infuria, l’economia affonda, il presidente del Senato italiano tiene banco con le sue ossessioni culinario-patriottarde. E ridete pure. Ridete del vecchio rincoglionito. Ma mentre ridete, lui è lì, seduto sulla seconda poltrona più importante della Repubblica. A misurare salsicce immaginarie. Perché noi, il popolo, gliel’abbiamo permesso.
Noi non abbiamo Trump. Abbiamo la sua parodia invecchiata e rancorosa. E forse, è anche peggio.
Eh, al Bar di Grazia quando arriva un pezzo così non è un articolo: è un fiammifero acceso buttato sul tavolo.
E infatti è scoppiato tutto.
C’è chi annuiva cupo, chi rideva amaro, chi diceva “sì però ha esagerato” (che al bar vuol dire: ha colpito nel segno ma fa male dirlo). Perché il punto non è la battuta sulla salsiccia — quella è solo il rutto finale — il punto è l’immagine dell’Italia che esce da quella bocca lì.
Uno Stato ridotto a gara di virilità da sagra di paese.
La cultura come feticcio imbalsamato.
Il turismo come vetrina di souvenir.
La politica come spogliatoio di terza categoria.
E mentre fuori il mondo si scompone, noi abbiamo la seconda carica dello Stato che fa il Fenomeno del Bancone, convinto che l’identità nazionale si difenda a colpi di metafore da macelleria. Non è folklore: è imbarbarimento istituzionale.
Poi arriva Grazia, posa giù i caffè — tazzine vere, non metafore — e in quel gesto c’è più senso dello Stato che in tutto il forum.
Perché il bar, alla fine, è l’unico posto dove la realtà viene ancora raddrizzata con due parole giuste e una moka sul fuoco.
Si discute, ci si scalda, qualcuno sbatte il pugno, ma nessuno misura il valore di un paese in centimetri.
E questo, paradossalmente, è già resistenza civile.
Al Bar di Grazia si litiga, sì.
Ma almeno non si governa a colpi di salsiccia. ☕
