La “Dittatrice” del glamour che sfidava la sicurezza

Da Cannes a Crans-Montana: l’ascesa e l’abisso di Jessica Moretti, la “Dittatrice” del glamour che sfidava la sicurezza

Chi bazzica la Costa Azzurra la ricordava dodici anni fa come una modella spregiudicata, capace di rubare la scena persino a Sacha Baron Cohen sulla Croisette per il lancio del film Il Dittatore. Ma la vera scalata di Jessica Moretti è iniziata dopo, tra le vette innevate di Crans-Montana, trasformandosi in una storia di ambizione, eccessi e, ora, pesantissime testimonianze.

Dalla passerella al “Le Constellation” 

L’incontro con Jacques, il proprietario del locale svizzero, cambia tutto. Jessica diventa Direttrice Generale e decide di rifare il look al bar per renderlo “l’ombelico del mondo” alpino. Ma dietro il glitter e le luci soffuse, la ristrutturazione sembrava ignorare ogni logica di sicurezza: scale strette come imbuti, estintori nascosti per non rovinare l’estetica e un privé con tanto di palo per la lap dance. Un tempio del divertimento costruito, però, su una polveriera.

Il racconto delle ex cameriere: “Eravamo pedine del suo show” 

Oggi emergono i racconti di chi lavorava sotto i suoi ordini, e il quadro che ne esce è inquietante. Non era solo gestione aziendale, era una pretesa di sottomissione estetica e coreografica. Le ex dipendenti descrivono scene surreali e degradanti: “Ci costringeva a salire a cavalcioni sulle spalle dei colleghi maschi, con la testa infilata nei caschi e le candele accese infilate in posti impensabili…”. Un circo umano dove il confine tra intrattenimento glamour e umiliazione dei lavoratori era diventato invisibile.

L’amazzone spregiudicata al capolinea? 

Jessica Moretti ha cavalcato l’onda del successo per un decennio, trasformando un bar di montagna in una succursale della Costa Azzurra. Ma quando il glamour si scontra con la sicurezza pubblica e il rispetto della dignità umana, il castello di carte crolla. La sua figura oggi appare come il simbolo di un’epoca di eccessi che non accetta più deroghe, né sulle norme antincendio né sui diritti di chi lavora.

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