Certo che è tecnicamente possibile farlo, visto che il servizio postale funziona ancora, seppur male.
Puoi prendere carta e penna, scrivere le tue suppliche, leccare il francobollo e imbucare la busta sperando nel miracolo. La cruda realtà è che quella lettera non finirà mai nelle mani del Presidente della Repubblica o del Presidente del Consiglio, che hanno cose molto più importanti da fare che leggere le suppliche di uno sconosciuto. La tua missiva verrà intercettata da un ufficio smistamento posta, una stanza piena di funzionari annoiati pagati per fare da filtro umano tra la plebe e il potere. Loro apriranno la busta, daranno una rapida occhiata al contenuto per assicurarsi che non contenga minacce o polvere bianca e poi la classificheranno in base al livello di disperazione o inutilità che trasuda dalle tue parole.
Il destino del tuo scritto dipende esclusivamente dalla categoria in cui verrai inserito da questi burocrati senza volto. Se chiedi soldi, lavoro o favori personali, la tua lettera finirà direttamente nel macero o in un archivio morto, accompagnata forse da una risata di scherno. Se segnali un disservizio o un’ingiustizia, nella migliore delle ipotesi riceverai dopo mesi una risposta precompilata, firmata da un segretario di terza fila, che ti ringrazia per la segnalazione e ti informa con linguaggio formale che la questione è stata girata al ministero competente, il che equivale a dire che è stata buttata nel cestino di un altro ufficio. Non esiste un dialogo diretto. Esiste solo una barriera impenetrabile istituzionale progettata per assorbire il malcontento senza dover mai risolvere nulla. Ricevere una risposta standardizzata non significa essere stati ascoltati, significa solo che la macchina burocratica ha sprecato un altro foglio di carta intestata per tenerti buono.
Scrivere a queste figure è un atto di fede mal riposto verso istituzioni che non sono progettate per curarsi del singolo individuo. Se hai un problema legale, ti serve un avvocato costoso, non la benevolenza del Capo dello Stato. Se hai un problema economico, ti serve un lavoro, non la carità di Palazzo Chigi. Pensare che Mattarella o la Meloni possano risolvere i tuoi guai personali è una fantasia che ignora la separazione dei poteri e la complessità della macchina statale. Fallo pure se questo ti fa sentire meglio, ma sii consapevole che stai scrivendo un monologo destinato al silenzio. L’unica cosa certa che otterrai è aver finanziato le Poste Italiane per il costo della spedizione.
