CARO PROF. BEPPE CONTE

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Egr. Prof. Giuseppe Conte per la seconda volta mi rivolgo a te e per la prima dopo le tue dimissioni da Presidente del Consiglio dei Ministri a causa del tradimento di uno spregevole ingordo, bugiardo e fanfarone indegno di sedersi in un’aula del Parlamento italiano.


Quelli come me, senza partito politico, senza guinzaglio e, naturalmente senza padrone, che hanno seguito e seguono la politica, culturalmente parlando; quelli come me che sanno come, fin dalla nascita della Repubblica, l’Italia abbia avuto governi intenti a fare più che altro gli interessi dei ricchi, dei grossi industriali, dei privilegiati, delle banche, dei grandi finanzieri e, spesso dei corrotti, dei corruttori ed hanno avuto la colpa di fare proliferare la criminalità mafiosa, fino a farla diventare uno stato nello Stato, un cancro maligno; quelli come me hanno sempre sperato che potesse nascere un partito politico, un movimento di persone oneste con il solo intento di fare gli interessi di tutta la nazione con un occhio particolare ai meno abbienti, agli ignorati nella società.


Sappi che ti ho osservato attentamente ed ho registrato il tuo comportamento che è risultato essere quello di una persona fuori dall’ordinario, lontano anni luce dal modo di governare dei tuoi predecessori, non voglio intendere che sei perfettissimo, ma , a differenza di altri, non hai manifestato arroganza ed incomprensione nei confronti di chi spera sempre di ricevere quello che non ha mai ottenuto prima ovvero umana attenzione.


Caro Beppe Conte, hai operato bene (lo dimostrano i tanti contrasti, le tante avversità fino all’odio degli avversari politici e dei tanti organi di stampa e televisioni di proprietà di coloro che vorrebbero gli altri al guinzaglio) ed in cambio hai ricevuto l’ammirazione, il consenso e l’amore di gran parte delle persone oneste che hanno visto in te ciò che non avrebbero sperato.

Adesso a furor di popolo hanno ottenuto anche quello a cui tenevano: desideravano che tu accettassi di fare parte della loro grande famiglia, il M. 5 S.

Adesso ci sei e non credere sia un impegno da niente.

Adesso ti tocca collaborare per rimettere in piedi un gigante che si trova in ginocchio, anche per demerito di certe regole che non hanno motivo di esistere perché servono soltanto ad impoverire il Movimento.

Adesso serve coraggio e tu devi trasformarti in quella fucina capace di produrre tale coraggio.


Per iniziare ci sarebbe un lavoro da fare: mettere una pietra sopra il passato e dare nuove regole al Movimento, poi chiamare separatamente uno per uno molti tra gli espulsi, cercare di capire come si pongono rispetto alle novità e fare intendere loro che il Movimento ah fatto bene ad entrare nel governo Draghi perché chi si esclude sarà escluso e non potrà entrare, mentre chi è dentro potrà controllare e difendere le posizione, tanto poi, se tutto va male si potrà ritornare a fare opposizione.

Sottolineato ciò, credo che bisogna fare l’appello di tutti, aprire la discussione, il confronto per segnare la strada da percorrere.


Il tuo compito non sarà semplice, ma tu hai la saggezza, la capacità di fare comprendere che le divisioni possono portare anche al dissolvimento ed è ciò che gli avversari desiderano fortemente perché la loro paura non sono i componenti del Movimento ma la divulgazione dell’onesta che è la prerogativa del Movimento stesso.

Perciò è importante riuscire a mettere assieme de diverse anime e per fare questo, alcuni di loro, devono rinunciare, al momento, a buona parte dell’orgoglio ed alle egoistiche pretese,
Tutti dovranno comprendere che c’è in gioco il destino dell’Italia ed in particolare il destino dei meno abbienti che fino adesso hanno sperato soltanto nel M. 5 S.

Proprio per questo serve una monolitica unità e subito la riorganizzazione delle piazze, come ai vecchi tempi, quando il lavoro del Movimento ha portato il 33% dell’elettorato a scegliere l’onestà politica.

Di Giuseppe Messina

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