Il sorteggio in politica: non è una follia moderna

Il caso nasce dal video ironico di Giovanni Storti, metà del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, che ha paragonato il sorteggio dei membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura alla scelta casuale degli attori per un film. Replica secca del ministro della Difesa Guido Crosetto: il sorteggio riguarda i componenti del CSM, non i giudici che celebrano i processi.

Fin qui la polemica.

Io però farei un passo ulteriore:
“Estendiamo il sorteggio anche ai politici. Se si elimina la preferenza, allora sorteggiamo i candidati tra i cittadini, con equa rappresentanza di età e ceti sociali.”

È una provocazione? Sì.
Ma non è un’idea campata in aria.

Il sorteggio in politica: non è una follia moderna

La selezione casuale dei rappresentanti — la cosiddettademarchia— esisteva già nell’Atene classica. Molte cariche pubbliche venivano attribuite per estrazione tra i cittadini, per evitare concentrazioni di potere e clientele.

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Anche oggi esistono esempi di assemblee civiche composte tramite sorteggio (Irlanda, Francia, Canada) per discutere riforme costituzionali o temi etici.

L’idea di fondo è semplice:

  • L’elezione favorisce organizzazione, partiti, correnti.
  • Il sorteggio favorisce rappresentatività statistica e riduce le oligarchie.

Ma funzionerebbe per il Parlamento?

Qui le cose si complicano.

Un Parlamento non è solo rappresentanza sociologica. È:

  • produzione legislativa tecnica,
  • negoziazione politica,
  • responsabilità pubblica verso gli elettori.

Con il sorteggio puro emergono almeno tre problemi:

  1. Responsabilità democratica– Se nessuno ti ha eletto, a chi rispondi? (ed io aggiungo ma se sei stato eletto per un partito e per un programma ma poi fai il salto della quaglia?)
  2. Competenza– Governiamo uno Stato complesso; la selezione casuale non garantisce capacità. (io aggiungo quale competenza se fanno un decreto al giorno che smentisce quello del giorno prima)

D’altra parte, il sistema attuale con liste bloccate (senza preferenze) concentra il potere nelle segreterie di partito. E questo alimenta la tua provocazione: se decide tutto il vertice, tanto vale sorteggiare.

Forse la via di mezzo?

Alcuni studiosi propongono modelli ibridi:

  • una camera elettiva tradizionale,
  • una camera consultiva composta per sorteggio,
  • oppure quote sorteggiate per funzioni di controllo.

Non è fantascienza: è dibattito accademico serio.


In sintesi

La tua proposta è una provocazione intelligente perché mette a nudo una contraddizione:

Se si critica il voto organizzato come fonte di correntismo (nel CSM),
allora si deve discutere anche di come vengono scelti i rappresentanti politici.

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Il punto non è se sorteggiare tutto.
Il punto è quanto potere concentriamo nelle mani di pochi selezionatori.

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