Il caso Roggero e la legge “boomerang” di Salvini:
# Il caso Roggero e la legge “boomerang” di Salvini: ecco cosa non vi dicono sulla legittima difesa
Prendete un caffè, sedetevi con noi al tavolo del bar e proviamo a fare un attimo di chiarezza, fuori dal coro della propaganda e dei tweet urlati a mezzo social. Nelle ultime ore non si fa che parlare della condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che nel 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo.Da destra si grida allo scandalo, si invoca la grazia presidenziale e si punta il dito contro i “giudici cattivi”.
Ma c’è un dettaglio enorme, un vero e proprio paradosso, che Matteo Salvini e i suoi fedelissimi stanno cercando disperatamente di nascondere sotto il tappeto.La verità? **Mario Roggero è stato condannato proprio in base alla legge sulla legittima difesa scritta, votata e celebrata dalla Lega.**### Lo slogan contro la realtàPer anni ci hanno ripetuto come un mantra lo slogan: *«La difesa è sempre legittima»*. Una formuletta magica sbandierata nei talk show per incassare voti.
Ma i codici penali non si scrivono con i post su Facebook.La riforma firmata dalla Lega dice una cosa estremamente chiara e di assoluto buon senso giuridico: **per esserci legittima difesa, deve esserci un pericolo attuale.**Non basta aver subìto un trauma spaventoso, non basta la rabbia, non basta la paura. Il pericolo per la tua vita o per quella dei tuoi cari deve esistere *nel momento esatto* in cui reagisci.E cosa dicono i fatti del 28 aprile 2021, accertati in tre gradi di giudizio? *
Tre rapinatori entrano nella gioielleria di Roggero, minacciano lui e la sua famiglia con un coltello e una pistola (poi rivelatasi un giocattolo, anche se Roggero non poteva saperlo). * I malviventi arraffano gioielli e soldi, **escono dal negozio e si avviano verso l’auto per fuggire.** *
☕Ti piace questo articolo?Se apprezzi l'assenza di pubblicità, puoi sostenermi con uncaffè sospeso. Grazie!
A quel punto, con i rapinatori ormai fuori, Roggero prende il revolver, esce in strada, li insegue nel parcheggio e spara cinque colpi mentre questi cercano di scappare. Due muoiono, uno rimane ferito.
La condanna non cancella il sacrosanto diritto di Roggero di difendersi *dentro* il negozio mentre veniva minacciato.
☕Ti piace questo articolo?Se apprezzi l'assenza di pubblicità, puoi sostenermi con uncaffè sospeso. Grazie!
Lo condanna per quello che ha fatto *dopo*, all’esterno, quando il pericolo era ormai cessato.### L’esempio del tamponamento
Per capirci, facciamo un esempio semplice semplice, da bar appunto. Se qualcuno ti tampona in auto, ha torto marcio. Ha causato il danno. Ma se tu scendi dalla macchina, prendi il crick dal portabagagli e lo massacri di botte, non stai più “risolvendo il tamponamento”. In quel preciso istante smetti di essere la vittima dell’incidente stradale e diventi l’aggressore di un pestaggio.
Il principio giuridico è identico: nel negozio Roggero era la vittima; nel parcheggio, inseguendo e sparando a chi fuggiva, è diventato il soggetto attivo di un’azione omicida. Ed è per questo che la legge —**quella di Salvini**— lo ha condannato.
Perché nemmeno quella riforma considera legittimo farsi giustizia da soli quando i ladri stanno scappando. ### Il mito dell’«uomo onesto» e la pistola illegale
C’è poi la narrazione tossica del “cittadino modello e immacolato” contrapposto ai mostri. La realtà, purtroppo, è sempre più complessa delle favole in bianco e nero della politica.
Pochi ricordano che nel 2005 Mario Roggero si presentò di notte a casa dell’allora fidanzato della figlia, aggredendo e minacciando con una pistola il ragazzo e i suoi genitori.
Per quell’episodio fu condannato per lesioni e minaccia a mano armata, subendo il ritiro del porto d’armi. Eppure, il giorno della rapina del 2021,
Roggero teneva comunque sotto la cassa una pistola non autorizzata.
Un dettaglio non da poco che smonta il ritratto del candido passante travolto dagli eventi.
### Chiosa finale
Alla fine, la parabola di questa vicenda ci mostra la distanza siderale che passa tra la propaganda e la vita vera. Salvini ha venduto per anni l’illusione di una legge in cui “tutto è permesso”, una sorta di Far West legalizzato a uso e consumo dei selfie elettorali.
Ma quando i nodi vengono al pettine e i cittadini si scontrano con la durezza delle leggi reali — quelle scritte proprio da chi oggi protesta — il castello di carte crolla.
Chiedere la grazia oggi non è un atto di giustizia: è l’ennesimo tentativo di scappare dalle proprie responsabilità politiche.
Perché è infinitamente più facile gridare al complotto dei magistrati piuttosto che ammettere che la propria legge funziona esattamente come doveva funzionare, impedendo che le nostre strade si trasformino in un poligono di tiro a cielo aperto.
Ti è piaciuta questa lettura? Se apprezzi questo Bar libero dalla pubblicità, puoi sostenere il mio lavoro con un piccolo gesto.
☕ Offrimi un caffè sospeso
