FRATELLI, SORELLE, CUGINI, COMPARI E COMPARIELLI

Quando per arrivare in alto non serve il concorso: basta conoscere quello giusto

4 amici al bar di Grazia

Una volta c’erano i concorsi.

C’era un bando, una domanda da presentare, una commissione, una graduatoria e, soprattutto, quella fastidiosa abitudine di dover dimostrare di essere capaci.

Poi qualcuno deve aver pensato che fosse un sistema un po’ troppo complicato.

E allora รจ comparsa la formula magica:

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โ€œNon serve il concorso. รˆ una nomina.โ€

E improvvisamente il merito ha trovato un concorrente formidabile:il cognome giusto, l’amicizia giusta, la fedeltร  politica giusta o il telefono giusto.

Attenzione: non tutte le nomine senza concorso sono illegittime. Molti incarichi pubblici sono per legge fiduciari e non prevedono un concorso.

Il problema nasce quando lafiducia politica diventa una scorciatoia permanente, quando i consigli di amministrazione diventano una specie di parcheggio per amici e fedelissimi e quando, guarda caso, i cognomi che arrivano sulle poltrone sono spesso gli stessi che giร  abitano nei palazzi del potere.

E allora eccoci qua.

IL CASO LA RUSSA

Prendiamo Geronimo La Russa.

Figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa, nel 2023 fu designato dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano come rappresentante del ministero nel Consiglio di amministrazione del Piccolo Teatro di Milano.

Una nomina legittima, sia chiaro.

Ma talmente politicamente delicata da provocare persino le โ€œremoreโ€ del sindaco Beppe Sala sul suo percorso culturale. (Rainews)

La Russa junior ha replicato ricordando di essere stato nominato anche dal Comune di Milano nel CdA di M4 e sottolineando che l’incarico al Piccolo era gratuito.

E ha ragione su un punto:

essere figlio di un uomo potente non รจ una colpa.

Ma nemmeno dovrebbe diventare una patente di accesso privilegiato.

Perchรฉ il problema non รจ soltanto:

โ€œรˆ bravo?โ€

La domanda democratica dovrebbe essere:

โ€œQuanti altri bravi hanno avuto la stessa possibilitร  di essere scelti?โ€


POI ARRIVANO I FIGLI DEGLI ALTRI

Nel novembre 2023 l’ANSA raccontava un’altra polemica di โ€œparentopoliโ€ riguardante la FIGC: l’assunzione della figlia del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e del figlio del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il caso fu riportato proprio nel contesto delle polemiche sulle assunzioni di familiari di esponenti politici. (ANSA.it)

E qui viene spontanea una domanda.

Se tuo padre รจ ministro, tuo cognato รจ ministro, tuo fratello รจ parlamentare e il tuo amico รจ dirigente…

quanto deve essere lunga la fila degli altri prima che qualcuno possa dire: โ€œForse proviamo anche con uno che non conosce nessunoโ€?

Perchรฉ il vero problema non รจ che i figli dei politici lavorino.

Ci mancherebbe.

I figli dei politici hanno gli stessi diritti di tutti gli altri.

Il problema nasce quando ilpotere politico diventa una rete di relazioni capace di moltiplicare le opportunitร  per alcuni molto piรน che per altri.


E POI C’รˆ IL VECCHIO โ€œFIGLIO DIโ€

Un caso emblematico, ormai storico, รจ quello di Renzo Bossi.

Nel 2010 fu eletto consigliere regionale in Lombardia nella Lega Nord, con circa 13 mila preferenze. Il Consiglio regionale ne convalidรฒ formalmente l’elezione. (Sky TG24)

Qui non c’รจ una nomina senza concorso.

C’era un’elezione.

E proprio per questo il caso รจ interessante:non tutto ciรฒ che appare come nepotismo รจ necessariamente una violazione delle regole.

Il punto รจ un altro.

Quando il cognome apre porte che agli altri rimangono chiuse, la domanda sul merito diventa inevitabile.

E questa domanda vale per tutti.

Destra, sinistra, centro, sopra, sotto e pure per quelli che dicono di essere โ€œnรฉ di destra nรฉ di sinistraโ€.


IL CONCORSO? NO, GRAZIE. ABBIAMO IL TELEFONINO.

E cosรฌ nasce la grande categoria degli:

โ€œAmici degli amiciโ€.

Non necessariamente incompetenti.

Anzi.

Spesso persone preparate, professionisti capaci, avvocati, manager, consulenti, tecnici.

Ma il cittadino comune si domanda:

โ€œPerchรฉ proprio lui?โ€

E soprattutto:

โ€œCome faccio io, che non conosco nessuno, ad avere la stessa possibilitร ?โ€

Questa รจ la vera questione.

Perchรฉ una democrazia non si misura soltanto dalla legalitร  delle nomine.

Si misura anche dallapercezione di equitร .

Se un giovane laureato deve mandare cento curriculum per ottenere uno stage non pagato mentre il figlio di qualcuno entra direttamente in un CdA, magari tutto perfettamente legale, quel giovane una domanda se la fa.

E magari comincia a pensare che il merito sia una bella parola da mettere nei discorsi elettorali.


IL GRANDE ALIBI

E quando qualcuno protesta arriva sempre la stessa risposta:

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โ€œMa รจ tutto regolare!โ€

Benissimo.

Ma la legalitร  dovrebbe essere ilpavimento, non ilsoffitto dell’etica pubblica.

Una nomina puรฒ essere perfettamente legale e contemporaneamente essere discutibile sul piano dell’opportunitร , dell’equitร  o della trasparenza.

Ed รจ proprio qui che bisognerebbe alzare l’asticella.

Non:

โ€œPosso farlo?โ€

Ma:

โ€œรˆ giusto farlo?โ€


LA POLTRONA รˆ DI TUTTI

Perchรฉ le istituzioni non sono proprietร  privata del partito che vince le elezioni.

Un governo vince e governa.

Una maggioranza ha il diritto di scegliere, nei limiti della legge, persone di cui si fida.

Ma dovrebbe avere anche ildovere morale di scegliere le persone migliori, non semplicemente quelle piรน vicine.

Perchรฉ quando la politica confonde la fiducia con la fedeltร , il merito perde.

Quando confonde la competenza con la conoscenza personale, perde il cittadino.

E quando la politica diventa una grande rubrica telefonica di:

โ€œQuesto รจ mio cugino.โ€

โ€œQuello รจ amico mio.โ€

โ€œQuello lo conosce mio cognato.โ€

โ€œQuella รจ figlia di…โ€

allora siamo arrivati al fantastico mondo dei:

FRATELLI, SORELLE, CUGINI, COMPARI E COMPARIELLI.


LA CHIOSA DI NONNO GIGIO

Nonno Gigio sorseggia il suo caffรจ, guarda gli amici del bar e dice:

โ€œGuagliรน, io non ce l’ho con chi ha un padre importante. E nemmeno con chi viene nominato senza concorso quando la legge lo permette.

Io ce l’ho con quella vecchia storia italiana secondo cui, prima di chiedere: โ€˜Che sai fare?โ€™, qualcuno domanda: โ€˜Ma tu a chi appartieni?โ€™

Perchรฉ il figlio di un ministro puรฒ pure essere bravissimo.

Ma se per arrivare alla stessa porta io devo conoscere il ministro, il cognato del ministro, il compare del ministro e possibilmente pure il cane del ministro…

allora quello non รจ piรน merito.

รˆ un concorso.

Solo che il bando lo conoscono in pochi.โ€

E Grazia, dal fondo del bar:

โ€œE i vincitori?โ€

Nonno Gigio sorride:

โ€œQuelli che conoscono giร  la commissione.โ€


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